LIBANO -

I Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo interrompono i rapporti con il governo libanese. Beirut paga il coinvolgimento di Hezbollah in Siria e Yemen in chiave anti-sunnita

A Houthi militant shouts slogans as he stands next a poster of Lebanon's Hezbollah leader Sayyed Hassan Nasrallah during a rally against U.S. support to Saudi-led air strikes, in Yemen's capital Sanaa

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In fuga dal Libano. Dopo Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, anche Kuwait e Qatar hanno intimato i loro cittadini a lasciare il Libano ed evitare di raggiungere il Paese se non per motivi di estrema urgenza. Con la decisione di Doha e Kuwait City, adesso è l’Oman l’unico dei sei Paesi membri del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) a non aver deciso di interrompere i rapporti diplomatici con il Libano.

 

L’impulso a isolare il Libano è arrivato da Riad, che lunedì 22 febbraio ha bloccato gli aiuti militari (in totale 4 miliardi di dollari) destinati alle forze di sicurezza libanesi, motivando la scelta a causa di “posizioni ostili” mostrate nei suoi confronti dal governo di Beirut. Successivamente, martedì 24 febbraio, i sauditi hanno invitato tutti i loro cittadini presenti in Libano a lasciare immediatamente il Paese.

 

Con questa mossa Riad colpisce il fragile governo libanese per mandare un segnale di avvertimento al gruppo sciita libanese Hezbollah, impegnato in Siria al fianco dell’Iran a sostegno del governo di Bashar Assad, dunque sul fronte opposto rispetto a quello saudita. Ma c’è di più, perché secondo il governo yemenita del presidente Hadi – confinato ad Aden e sostenuto da una coalizione arabo-sunnita guidata dall’Arabia Saudita – Hezbollah avrebbe ormai da mesi messo stabilmente piede nella capitale Sanaa e nelle altre roccaforti dei ribelli Houthi con l’obiettivo di pianificare attacchi in territorio saudita.

 

Lebanon's Hezbollah leader Sayyed Hassan Nasrallah addresses his supporters during a public appearance at a religious procession to mark Ashura in Beirut's southern suburbs

(Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah)

 

Investito da una crisi politica, economica e sociale dilagante, da due anni il Libano è senza un presidente. Il mandato del presidente uscente Michel Suleiman, scaduto il 25 maggio 2014, è stato prolungato. Ma senza la nomina del suo successore non si possono indire nuove elezioni.

 

In questo stallo politico, scrive l’inviato a Beirut per La Stampa Giordano Stabile, Hezbollah starebbe avendo un ruolo sempre più influente. Il partito sciita guida l’Alleanza 8 marzo che con i suoi voti in parlamento (dove controlla un quarto dei 128 deputati), pur essendosi espressa a favore delle candidature del generale Michel Aoun e di Suleiman Franjiehsta di fatto ostacolando il raggiungimento del quorum necessario per la scelta del nuovo presidente.

 

Con l’arrivo di 1,5 milioni di profughi dalla Siria e un esecutivo che comincia a perdere pezzi – il primo a dimettersi dopo l’annuncio di Riad è stato il ministro della Giustizia – per il Paese dei Cedri si apre una fase critica che potrebbe rivelarsi senza ritorno.