LIBANO -

L’intesa tra Aoun e Geagea, per quanto controversa, potrebbe cementare l’unione inter-cristiana e sbloccare l’impasse politica che si protrae da oltre diciotto mesi

Lebanese Christian leader Michel Aoun arrives at the Presidential Palace in Baabda, near Beirut, to attend a new session of the national dialogue

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di Marta Pranzetti

@BlogArabaFenice

Nelle scorse settimane, a far vacillare i fragili equilibri sulla scena politica libanese era stata la sterzata di Saad Hariri in favore di Suleiman Franjieh, una decisione giustificata dal leader di Movimento Futuro come il tentativo estremo di individuare un candidato di consenso per la presidenza libanese. L’annuncio di una nuova e inaspettata alleanza, questa settimana, ha smosso nuovamente le acque stagnanti della politica libanese. Lunedì 18 gennaio, infatti, si è tenuto a Maarab un incontro di estremo rilievo tra due dei principali esponenti dei partiti cristiani libanesi: Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi, e Michel Aoun, candidato presidenziale per la Corrente Patriottica Libera (nella foto in apertura).

 

Dall’incontro tra i due storici rivali è nata un’intesa senza precedenti in vista della prossima sessione parlamentare, la 35esima, volta a individuare un candidato presidenziale di consenso e prevista per l’8 febbraio. Geagea ha infatti annunciato il sostegno del suo partito, che è membro della Coalizione del 14 Marzo di Saad Hariri, alla candidatura di Aoun, che appartiene invece al blocco rivale dell’Alleanza 8 Marzo guidato da Hezbollah.

 

Le rivalità tra Geagea e Aoun

L’improbabilità del recente accordo non si fonda solo sulla rivalità politica tra i due schieramenti, ma coinvolge anche dinamiche regionali, con il sostegno del Movimento Futuro di Hariri alla rivolta siriana anti-Assad e, al contrario, con il coinvolgimento delle milizie sciite di Amal e Hezbollah a fianco delle forze governative siriane. Il blocco guidato da Hariri è infatti a maggioranza sunnita, e per questo alleato dell’Arabia Saudita, mentre nell’Alleanza 8 Marzo prevale la componente sciita al soldo dell’Iran.

 

Samir Geagea, leader of the Christian Lebanese Forces, listens during an interview with Reuters at his home in the Christian village of Maarab in the mountains overlooking the seaside town of Jounieh

(Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi)

 

Inoltre, il partito delle Forze Libanesi e il Movimento Patriottico Libero sono acerrimi nemici sin dalla guerra civile libanese, quando le milizie cristiane delle Forze libanesi, allora note come “Kataib” (Falangi), operavano per conto di Israele (furono ad esempio gli autori del massacro nei campi profughi di Sabra e Chatila nel 1982).

 

L’alleanza inter-cristiana in chiave anti-Franjieh

L’unico punto di contatto evidente tra i due leader appare dunque solo la componente cristiana, che nel complesso sistema settario della politica libanese detiene le chiavi della presidenza. In base al Patto Nazionale del 1943 – che stipulò la nascita del Libano come Stato multiconfessionale – il presidente della Repubblica libanese, eletto indirettamente dal parlamento, deve essere un cristiano maronita, mentre il primo ministro è un musulmano sunnita e il presidente del Parlamento un musulmano sciita.

 

Qualora dovesse concretizzarsi, il nuovo patto tra Geagea e Aoun a favore della presidenza di quest’ultimo, giocherebbe un brutto scherzo alla Coalizione 14 Marzo, nata tra il partito sunnita di Hariri e quello cristiano-maronita di Geagea nel 2005, dopo l’assassinio dell’allora premier Rafik Hariri, per contrastare il peso di Hezbollah e l’influenza del regime siriano nella politica libanese.

 

Lebanese Christian politician and leader of the Marada movement Suleiman Franjieh meets with Agriculture Minister Akram Chehayeb at his house in Bnechi, northern Lebanon

(Suleiman Franjieh)

 

Voci di corridoio parlano di una vendetta di Geagea nei confronti di Hariri dopo il suo annuncio, nelle scorse settimane, del sostegno alla candidatura di Suleiman Franjieh a presidente. Un annuncio inaspettato vista la vicinanza tra Franjieh e il presidente siriano Bashar Al-Assad e vista al contempo l’avversione del blocco di Hariri per il governo siriano. La nota rivalità tra Geagea e Franjieh potrebbe essere dunque alla base della recente “intesa di Maarab” tra Geagea e Aoun, volta a scalzare il nuovo candidato di Hariri, Suleiman Franjieh. Un’intesa che su queste premesse potrebbe rivelarsi troppo fragile ma che attende ancora il giudizio delle principali formazioni politiche del Paese. L’appuntamento in parlamento è fissato per l’8 febbraio. Per la stabilità del Libano c’è da sperare che per quella data sarà trovato il giusto compromesso per dare al Paese un nuovo presidente.