LIBIA -

A Zliten oltre 50 morti in un attacco a un campo di addestramento delle forze di sicurezza di Tripoli. Si combatte tra Sidra e Ras Lanuf, nel cuore della “Mezzaluna petrolifera” libica

An armed National Transitional Council (NTC) fighter patrols inside the Libyan Oil Refining Company in Ras Lanuf

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Inizia nel segno di nuovi combattimenti e attentati il 2016 della Libia. Nella mattinata di oggi, giovedì 7 gennaio, un’auto cisterna carica di esplosivo è stata lanciata contro il campo di addestramento delle forze della guardia costiera a Zliten, città situata sulla costa tra Al Khums e Misurata, da cui dista circa 60 km, sotto il controllo del governo islamista di Tripoli.

 

Il veicolo, guidato da un attentatore kamikaze, si è schiantato esplodendo all’interno della base nel momento in cui era in corso un’adunata. Stando alle prime ricostruzioni dell’accaduto, pare che l’auto cisterna sia riuscita a entrare nel campo eludendo senza difficoltà i controlli all’ingresso della base.

 

Il bilancio provvisorio dell’attentato, comunicato dal consiglio comunale di Zliten e riportato dal quotidiano libico Libya Herald, parla per il momento di almeno 60 morti. Si tratta però di una cifra destinata a crescere, considerato che tra le decine di feriti trasferiti nei quattro ospedali più vicini all’area molti sono in condizioni gravissime. Le modalità con cui è stato compiuto l’attacco fanno credere che dietro l’azione possano esservi cellule legate allo Stato Islamico.

 

A general view shows the damage at the scene of an explosion at the Police Training Centre in the town of Zliten

(L’attacco al campo di addestramento di Zliten) 

 

Sempre Libya Herald segnala che proprio nel porto di Zliten nei giorni scorsi era stato segnalato l’arrivo a bordo di un’imbarcazione di diversi stranieri. Spostamenti sospetti via mare erano stati registrati giorni fa anche nei pressi di Sabratha, dove un’imbarcazione proveniente dalla Tunisia avrebbe fatto scalo per poi ripartire carica di miliziani alla volta di Sirte, la principale roccaforte dello Stato Islamico in Libia in cui negli ultimi mesi sono confluiti migliaia di combattenti jihadisti stranieri. Secondo le ultime stime sarebbero oltre 2.500, provenienti non solo dalla Tunisia ma anche da Algeria, Egitto, Ciad, Niger, Sudan, Nigeria e Yemen.

 

Zliten, snodo importante del commercio marittimo libico prima della rivoluzione del 2011, aveva subito un attacco pesante circa tre anni e mezzo fa quando gruppi di estremisti distrussero il santuario sufi della città. Avvisaglie di quanto accaduto oggi si erano registrate poco più di una settimana fa, quando il capo della locale agenzia anti-crimine era stato ucciso dall’esplosione di una bomba piazzata sotto la sua auto. La città, alleata di Misurata e fedele al governo di Tripoli, negli ultimi anni è diventata uno dei principali hub del traffico di migranti nel Mediterraneo.

 

La situazione nella “Mezzaluna petrolifera”

Oltre che a Zliten nelle ultime 48 ore è scattato nuovamente l’allarme sicurezza anche nell’area della cosiddetta “Mezzaluna petrolifera” nel Golfo della Sirte, dove sono situati i principali giacimenti, le raffinerie e i terminal petroliferi del Paese. L’area è controllata dal leader ribelle Ibrahim Jadran, che tramite le milizie del PFG (Petroleum Facilities’ Guards) tutela in accordo con il governo di Tobruk gli interessi della NOC (National Oil Corporation) e delle compagnie straniere che stanno continuano a operare in Libia. Nella giornata di ieri, mercoledì 6 gennaio, sette cisterne di petrolio – cinque a Sidra (150 chilometri a est di Sirte) e due a Ras Lanuf (distante 30 chilometri da Sidra) – sono stati dati alle fiamme nel corso degli attacchi sferrati da miliziani dello Stato Islamico.

 

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Il capo delle forze armate libiche di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, ha ordinato l’invio di caccia dalla base aerea di Benina, a Bengasi, verso le due località per fermare l’avanzata di ISIS, anche se i primi raid aerei finora registrati sarebbero stati effettuati da due Mig 23 decollati da Misurata, dunque su ordine di Tripoli. Le offensive aree hanno costretto i miliziani jihadisti a ripiegare verso Ben Jawad, città conquistata all’inizio di questa settimana.

 

Si tratta però solo di una battuta d’arresto a cui seguiranno nuovi attacchi. Obiettivo dichiarato dello Stato Islamico è infatti cercare di unire tutta la fascia costiera fra Sirte e Sidra, estendendosi oltre i 250 km di costa finora controllati e prendendo così il possesso dell’intera “Mezzaluna petrolifera”.