LIBIA -

Il nostro Paese continua a considerare il premier designato dall’ONU l’unico interlocutore in Libia. Ma solo un accordo che coinvolga anche il generale Haftar potrà garantire una via d’uscita dalla crisi libica

Marco Minniti TRIPOLI LIBIA

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di Alfredo Mantici

Lunedì 15 maggio a Tripoli il ministro dell’Interno italiano ha compiuto una visita lampo per incontrare il primo ministro del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez Al Serraj. Il faccia a faccia è servito per fare un punto sulla possibile cooperazione italo-libica nel controllo e contrasto dei flussi di migranti irregolari che a ritmo sempre più crescente cercano di raggiungere l’Italia dalle coste di quella porzione di Libia che, almeno in teoria, dovrebbe essere sotto il controllo del GNA, l’esecutivo insediato all’inizio del 2016 dall’inviato delle Nazioni Unite Martin Kobler e che, nonostante il riconoscimento internazionale, fatica ad affermare la sua autorità nel Paese.

 

Il ministro Minniti è stato accompagnato al meeting dall’ambasciatore italiano a Tripoli Giuseppe Perrone, mentre Al Serraj guidava una delegazione composta dal comandante della Guardia Costiera libica, Abdullah Tumiya, e dal responsabile del controllo delle frontiere di terra, Munji Al Rihaibi.

 

Stando alle dichiarazioni pubblicate su Twitter e su Facebook – che ormai sembrano aver sostituito qualsiasi forma di comunicazione istituzionale – dall’Ambasciata d’Italia e dal Consiglio Presidenziale Libico presieduto da Al Serraj, oltre alla cooperazione nella lotta ai trafficanti di esseri umani, nell’incontro le parti hanno convenuto sulla necessità che l’Italia accresca il suo impegno nell’addestramento degli uomini della Guardia Costiera libica e fornisca ulteriori aiuti in equipaggiamento alla Marina di Tripoli. In sostanza, l’Italia metterà più soldi e uomini a disposizione di un governo che fino ad ora non è riuscito neanche ad assumere il controllo di tutti i quartieri della capitale.

 GUARDIA COSTIERA LIBIA MIGRANTI(Migranti fermati a largo di Tripoli dalla Guardia Costiera libica)  

 

Haftar lancia un messaggio all’Italia

Mentre il ministro Minniti incontrava il presidente Al Serraj, in Cirenaica, nell’area sotto il controllo del Libyan National Army agli ordini del generale Khalifa Haftar, una pattuglia di guardiacoste provenienti dalla base navale di Tobruk ha sequestrato, al largo della città di Derna, due pescherecci, uno italiano e l’altro greco, che erano entrati nella cosiddetta “no go area”, una zona di esclusione all’interno delle acque territoriali libiche.

 

Il comandante della base navale di Tobruk Naji Bu Aliwiya, un fedelissimo di Haftar, in un’intervista al The Lybia Observer si è vantato di essere il responsabile del sequestro dichiarando: «Sì, siamo stati noi a intercettare i pescherecci italiano e greco e li abbiamo sequestrati perché non erano in acque internazionali».

 

BENGASI HAFTAR(Sostenitori del generale Khalifa Haftar a Bengasi)

 

L’azione, che difficilmente può essere considerata una coincidenza, potrebbe rappresentare un messaggio neanche troppo sottile che Hafatr rivolge alle nostre autorità. Infatti, il sequestro del peschereccio italiano, avvenuto proprio mentre il ministro Minniti discuteva con Al Serraj del controllo delle coste della Tripolitania, sembra voler dimostrare non solo che il generale non guarda con favore ai rapporti tra Italia e GNA ma anche che la sua Marina è in grado di controllare le coste di sua competenza – dalle quali non patrono barconi di migranti – con spietata efficienza.

 

Insomma, si tratta di una dichiarazione di ostilità al nostro Paese. L’Italia sembra voler continuare a considerare quale unico interlocutore istituzionale in Libia il premier Al Serraj, la cui autorità non è però ancora formalmente riconosciuta né da Haftar né dalle forze politiche della Camera dei Rappresentanti di Tobruk che rispondono a lui.

 

Nessuno sviluppo dopo l’intesa di Abu Dhabi

Dopo l’incontro ad Abu Dhabi dello scorso 2 maggio tra Al Serraj e Haftar, non si sono registrati sostanziali progressi nel dialogo tra le forze in campo. Quando il 9 maggio il ministro degli Esteri del GNA, Mohammed Siala, durante una conferenza stampa ad Algeri ha dichiarato che Haftar sarà nominato capo di tutte le forze armate della Libia «se accetterà di riconoscere l’autorità del Governo di Accordo Nazionale», le sue parole hanno scatenato in patria un putiferio di polemiche. Secondo il corrispondente di Al Jazeera a Tripoli, nella capitale libica le parole del ministro degli Esteri hanno fatto crescere la tensione nelle strade. «La gente è arrabbiata – scrive l’emittente del Qatar – e si chiede perché un generale le cui forze hanno commesso atrocità a Bengasi e i cui aerei bombardano città e porti di tutta la Libia debba essere nominato capo delle forze armate regolari».

 

LIBIA MAPPA

 

Anche il Consiglio militare di Misurata, in cui sono rappresentate le milizie che hanno sostenuto Al Serraj nella lotta contro ISIS rivelandosi fondamentali nella cacciata del Califfato da Sirte, si è espresso con toni violenti contro ogni eventuale accordo tra il GNA e il generale Haftar.

 

Al contempo, anche la situazione sul terreno degli scontri sembra lontana da qualsiasi ipotesi di riconciliazione. A Tripoli le milizie continuano a imperversare nei distretti occidentali della città e nella città vecchia, dove lottano per assicurarsi il controllo del mercato nero della valuta, mentre a Misurata le milizie sono divise tra la fedeltà all’ex premier del Governo di Salvezza Nazionale, Khalifa Ghwell, e il sostegno ad Al Serraj.

 

La situazione politico-militare resta in movimento. L’unico dato certo è il ruolo di Haftar. Il generale controlla tutto il territorio in suo possesso e gode dell’appoggio di Russia, Egitto e Stati del Golfo. Rappresenta pertanto un interlocutore con il quale a livello interno e internazionale è necessario dialogare se si vuole aiutare la Libia a uscire dal caos provocato dalla rivoluzione del 2011.

  • aikemae

    non è stato citato il petrolio. l’italia dialoga con chi può fare affari … altro che balle