LIBIA -

Dal 10 al 13 dicembre la capitale ospita due importanti incontri della diplomazia internazionale. Possibile mettere d’accordo i governi di Tripoli e Tobruk?

People take part in a protest against candidates for a national unity government proposed by U.N. envoy for Libya Bernardino Leon, in Benghazi

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Da giovedì 10 a domenica 13 dicembre Roma sarà la capitale della diplomazia internazionale. Da oggi a sabato 12 dicembre è in programma la conferenza “Med 2015-Rome Mediterranean dialogues”, il cui titolo quest’anno è “Beyond Turmoil, a positive Agenda”, organizzata dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da ISPI. Mentre domenica 13 dicembre si terrà un vertice sulla Libia promosso dai governi di Italia e Stati Uniti e dalle Nazioni Unite.

 

La nuova agenda per il Mediterraneo che emergerà da questi due incontri dovrà definire la strategia su cui la comunità internazionale intenderà puntare per rispondere in maniera unita ed efficace allo Stato Islamico, che da Sirte e dalle sue altre roccaforti situate lungo le coste libiche minaccia sempre più da vicino l’Europa.

 

Oltre che di ISIS si discuterà anche dell’annosa questione dell’emergenza migranti e della ricerca di una soluzione condivisa per limare le distanze che continuano a tenere distanti i governi rivali libici di Tobruk e Tripoli. Focalizzando questi obiettivi, la diplomazia internazionale proverà a salvare il salvabile di quel che resta della Libia. Le intenzioni sembrano buone, ma alla luce dei deludenti risultati ottenuti finora dalla missione ONU in Libia UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya) sotto la guida dell’ex responsabile Bernardino Leon, la prudenza nelle dichiarazioni è quantomeno d’obbligo.

 

Lo ha lasciato intendere lo stesso ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che in un incontro con la stampa italiana, tenuto il 9 dicembre a Roma, si è mostrato molto pragmatico evitando inutili annunci. “La conferenza sulla Libia a Roma è molto importante – ha affermato – ma non ci aspettiamo che risolva tutti i problemi. Gli speaker dei parlamenti libici di Tobruk e Tripoli non sono d’accordo con il piano ONU, ognuno di loro vuole di più e hanno posizioni opposte”.

 

Le tensioni politiche registrate negli ultimi giorni tanto a Tobruk quanto a Tripoli rispecchiano fedelmente le perplessità di Lavrov. L’8 dicembre, mentre in diverse aree del Paese si è verificato un black-out energetico causato dagli scontri tra milizie armate nei pressi della centrale di Khoms, a Tobruk è saltata per l’ennesima volta una sessione della Camera dei Rappresentanti (HOR, il parlamento riconosciuto dalla comunità internazionale), che era stata convocata per votare la bozza di accordo presentata dall’ONU per la formazione di un governo di unità nazionale. Il quorum necessario per l’approvazione della bozza, che prevede l’istituzione di un esecutivo ad interim guidato da Faiez Al-Serraj, non è infatti stato raggiunto.

 

UN Special Representative and Head of the UN Support Mission in Libya, Martin Kobler gestures during a news conference in Tripoli

 (Il responsabile della missione ONU in Libia Martin Kobler)

 

Questa volta a mettersi di traverso è stata un’altra intesa raggiunta il 5 dicembre a Tunisi da un gruppo di parlamentari di Tobruk, rappresentati da Ibrahim Amish, e da una delegazione di membri del Congresso Nazionale Generale di Tripoli (CNG), guidata dal vice-presidente del parlamento islamista Awad Abdul-Sadiq. Il patto dovrebbe portare alla formazione di un Governo di Salvezza Nazionale, alternativo a quello proposto dall’ONU, composto da un comitato congiunto di 10 membri (5 del GNC e 5 del HOR) che avrà il compito di nominare un primo ministro e due vice premier rappresentativi rispettivamente della Tripolitania e della Cirenaica. L’accordo prevede inoltre il ripristino della Costituzione del 1963 in previsione dell’adozione di un emendamento elaborato da un altro comitato nominato ad hoc, e nuove elezioni entro due anni. L’intesa, in attesa di essere approvata dalle maggioranze dei due parlamenti libici, è stata già accolta positivamente dall’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC).

 

Come era prevedibile, non c’è stato invece il benestare della comunità internazionale che non può far altro che continuare a sostenere il piano presentato dalle Nazioni Unite e coordinato adesso dal mediatore Martin Kobler succeduto nelle settimane scorse a Leon. Dal vertice di Roma del 13 dicembre si attendono risposte risolutive per sbrogliare quest’ennesimo groviglio libico. E, si spesa, un ruolo finalmente da vero protagonista per l’Italia.