MACEDONIA -

Dietro i disordini di Skopje emerge il coinvolgimento di organizzazioni collegate agli Stati Uniti. L’obiettivo è destablilzzare l’area che sarebbe centrale nella ripresa di partenaritato dell’Europa meridionale con Mosca

Protesters against president decision clash with police in Skopje

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di Tersite

Sugli ultimi avvenimenti in Macedonia è opportuno valutare attentamente le notizie che circolano per evitare di finire sommersi dalla disinformazione mediatica, in molti casi instillata da presunte organizzazioni umanitarie. Come l’Human Right Watch on Syria (Osservatorio siriano per i diritti umani), inesistente organizzazione gestita via internet da un singolo individuo dalla sua casa nella campagna inglese, che per prima ha lanciato sui media la notizia delle repressioni dell’esercito siriano su “pacifici manifestanti” nel 2011.

 

Il mainstream mediatico si è poi ben guardato dal tirarsi fuori dalla trappola della disinformazione, e così assai poco si è parlato ad esempio delle notizie pubblicate da un giornale fiammingo già nel gennaio 2012 sulle lettere scritte dal gesuita olandese Frans van der Lugt, missionario in Siria dal 1966, rimasto poi ucciso nel 2014 in un attacco di jihadisti a Homs. La sua morte – disinformazione nella disinformazione – era stata inizialmente attribuita dalle solite fonti all’esercito governativo. Scriveva il padre gesuita: “Fin dall’inizio, il movimento di protesta (in Siria, ndr) non era effettivamente pacifico. Fin dall’inizio ho visto i manifestanti armati che hanno cominciato a sparare per primi contro la polizia. Molto spesso la violenza delle forze di sicurezza è stata una reazione alla violenza dei ribelli armati”.

 

I cinque anni di guerra in Siria sono diretta conseguenza di quelle sparatorie iniziali volutamente e artatamente sovrapposte al reale, quanto strumentalizzato e aizzato, disagio delle aree più povere del Paese. Ora, dopo circa 400mila morti, ancora si combatte tra le truppe governative e i gruppi jihadisti che non hanno aderito alla tregua raggiunta nel febbraio scorso, vale a dire la parte più consistente delle milizie ribelli da sempre costituita dai gruppi islamisti e da gruppi terroristici affiliati o prossimi ad Al Qaeda e ISIS. Una nuova tregua è stata raggiunta per le zone di Latakia e della capitale Damasco, ma ancora si combatte ad Aleppo.

 

A protester throws balloons with color paint during a protest against the government, in front of a government building in Skopje

(Skopje, proteste di fronte al palazzo del governo)

 

Il segretario di Stato USA John Kerry negli ultimi giorni si è dichiarato impegnatissimo a far di tutto per raggiungere una effettiva tregua in tutto il Paese per porre termine al massacro. Nel frattempo, però, alcune branche del suo stesso Dipartimento di Stato stanno attuando in Macedonia un disegno destabilizzante che, nella sua crescita, potrebbe giungere allo stesso punto in cui in Siria si sono sovrapposte alla spinta di protesta delle sparatorie, per causare quelle che poi verrebbero fatte passare per violenza di regime contro manifestanti inermi. Ma quegli stessi manifestanti potrebbero essere bande di militanti jihadisti infiltrate dall’Albania. Episodio già accaduto e che ha causato scontri con l’esercito.

 

In Macedonia operano già tutti gli organismi che – a seconda delle condizioni e del disegno – preparano il terreno a nuove rivoluzioni arancioni o a destabilizzazioni e guerre. Assieme a tutti gli altri c’è l’USAID (U.S. Agency for International Development) accanto al cui logo c’è quello della Open Society Foundation del miliardario George Soros, già bandita dalla Russia perché ritenuto organismo che, dietro i neutrali intenti umanitari e di sviluppo, svolgeva di fatto attività antigovernativa.

 

La ONG di Soros era stata portata all’attenzione della procura generale da una indagine del Senato che l’aveva indicata per le sue attività antirusse assieme ad altri organismi quali National Endowment for Democracy, International Republican Institute, National Democratic Institute, MacArthur Foundation e Freedom House. Organismi che già dal nome richiamano i tempi della Guerra Fredda. Come la Radio Free Eruope con cui la CIA, finanziata direttamente dal Congresso, “bombardava” allora di propaganda i Paesi dell’Est. Tra i punti di attività delle presunte ONG che operano in Macedonia – presunte perché in realtà fortemente connesse con i governi e anche i servizi segreti occidentali – si trovano ad esempio: migliorare il dibattito informato su temi relativi all’UE; contribuire alla promozione dei valori dell’UE; garantire la copertura mediatica delle problematiche connesse all’adesione all’UE e ai contenziosi con Grecia e NATO.

 

Temi tutt’altro che neutrali e non connessi con i dichiarati intenti sociali delle ONG. D’altronde un’altra delle presunte ONG legata a Soros è quella degli Elmetti Bianchi che in Siria, dietro gli intenti umanitari, risultano parteggiare apertamente – da più fonti giornalistiche, mediatiche e investigative – non tanto per gli oppositori di Assad, ma in modo specifico per gli islamisti, i jihadisti e i terroristi di Jabhat Al Nusra.

 

I Balcani sono una zona di tensione, a forte componente musulmana, non adeguatamente sviluppata e non adeguatamente democratizzata sia per le pesanti eredità lasciate dai regimi totalitari di impronta comunista, sia per le guerre scatenatavi dall’Occidente per romperne l’unità e la vicinanza politica con Mosca.

 

La Macedonia non fa certamente eccezione. Scarsa democrazia, scarso sviluppo, scarsa trasparenza, scarse garanzie e diritti. Ma anche qui l’interesse occidentale non è certo quello sbandierato di portarvi la democrazia. Un’operazione che negli ultimi quindici anni, dagli attacchi alle Torri Gemelle del 2001, ha significato soltanto guerra e destabilizzazione per rafforzare i disegni geopolitici degli USA. Pronti poi, come ora per la guerra in Siria cui sono stati ancora lead from behind, a proporsi come strenui intermediari umanitari a disastri avvenuti.