FRANCIA -

Il candidato di En Marche conferma le previsioni dei sondaggi battendo nettamente la leader del Front National Marine Le Pen. Ecco il profilo del nuovo inquilino dell’Eliseo

Emmanuel Macron

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Emmanuel Macron è il nuovo presidente francese. Con il 66,6% dei voti il candidato di En Marche ha battuto la sua sfidante, la leader del Front National Marine Le Pen, fermatasi al 33,9%. Confermate dunque le previsioni degli ultimi sondaggi che all’unanimità assegnavano a Macron una larga vittoria. Vince la Francia  dell’Europa e della “fiducia e speranze ritrovate”, come ha affermato il presidente Macron nel suo primo discorso pubblico, all’interno del quale ha sorvolato i principali temi sui quali intende basare la sua presidenza, a cominciare dalla sfida al terrorismo (“cancelleremo le paure”), passando per la tutela dell’ambiente e della scuola, ma sempre all’interno del contesto dell’Unione Europea. Non a caso, la prima telefonata ricevuta è stata quella della cancelliera tedesca, Angela Merkel. Inoltre, si è presentato al Louvre per festeggiare davanti ai suoi elettori accompagnato dalle note dell’Inno alla gioia, che è anche inno ufficiale dell’UE.

 

I risultati definitivi

Macron ha ottenuto il 66,06% delle preferenze contro il 33,94% della Le Pen. I voti a suo favore sono stati 20.703.631 contro i 10.637.183 della leader del Front National. Macron ha ottenuto il risultato migliore nel dipartimento di Parigi (89,68%), mentre la Le Pen ha ottenuto la maggioranza solo in due dipartimenti: l’Aisne (52,91%) e Pas-de-Calais (52,05%) (47,95% per Macron). Alta l’astensione, con il 25,38% degli aventi diritto che ha scelto di non andare a votare. Un picco al ribasso di questa portata non si registra in Francia dal 1969, quando al ballottaggio vinto da George Pompidou (Union pour la Défense de la République) contro Alain Poher (Centre Démocrate) si recò alle urne meno del 70% degli aventi diritto. Sono stati invece 8 milioni le schede bianche.

 

FRANCIA RISULTATI BALLOTTAGGIO PRESIDENZIALI
(Grafico Le Monde)

 

La sfida legislative e i riflessi sull’Europa

Ottenuta la presidenza, Macron dovrà adesso affrontare tra poco più di un mese la delicata sfida delle elezioni legislative in programma l’11 e 18 giugno, su cui peseranno certamente la bassa affluenza (75%) e le numerose schede bianche (12%). Un appuntamento in cui En Marche, a differenza delle presidenziali, non parte da favorito non avendo quel radicamento nei territori che invece possono vantare tutti gli altri principali partiti politici francesi: non solo le forze tradizionali di centro-destra e centro-sinistra ma anche le formazioni emergenti, dunque il Front National per l’estrema destra e La France Insoumise per l’estrema sinistra. Difficile che Macron possa sperare nell’effetto traino delle presidenziali, come fu per l’“onda rosa” che nel 1981 portò al governo i socialisti dopo l’elezione a presidente di Francois Mitterrand. Possibile invece, seppur complicata, la strada dell’ampia coalizione con una spartizione delle poltrone importanti tra En Marche, i Républicains e i socialisti.

 

L’affermazione di Macron ha un forte significato non solo per il futuro della Francia ma anche nell’ottica di due sfide che le classi dirigenti dei Paesi europei sono chiamate ad affrontare fin dai prossimi mesi. Rappresenta un segnale importante che l’Europa unita manda ai movimenti populisti di destra, in attesa dei prossimi decisivi appuntamenti elettorali: le legislative a giugno nel Regno Unito, a settembre in Germania e in Italia dove ancora mancano una data e, soprattutto, la legge elettorale con cui si andrà a votare. Inoltre, è il primo concreto segnale di “risveglio” di una generazione – quella dei quarantenni – chiamata ad assumere un ruolo da protagonista nel necessario processo di ricambio ai vertici della leadership europea.

 

Il profilo del nuovo presidente francese Emmanuel Macron

 

Trentanove anni, nato a Amiens il 21 dicembre del 1977, Emmanuel Macron ha studiato alla prestigiosa scuola pubblica Henri-IV di Parigi, istituto considerato tra i più duri e impegnativi di tutta la Francia. Pianista (è stato insignito di un premio al conservatorio di Amiens), da giovane ha coltivato anche la passione per il tango. Diplomatosi all’École Nationale d’Administration (ENA), si laurea all’Istituto di studi politici di Parigi Sciencepo, conseguendo successivamente un diploma post-laurea in filosofia e ricoprendo per un periodo l’incarico di assistente del filosofo Paul Ricoeur.

 

Nel 2007 sposa Brigitte Trogneux, sua insegnante di francese al liceo e di ventiquattro anni più grande di lui. In un’intervista rilasciata a Paris Match nel maggio scorso, di lui la Trogneuex dice: «All’età di 17 anni, Emmanuel mi disse: “Qualunque cosa tu faccia, io ti sposerò!”». Nel 2008 Macron viene assunto dalla Rothschild & Cie Banque. È qui che diventa milionario occupandosi dell’acquisizione da parte del marchio Nestlé di una filiale del colosso farmaceutico Pfizer: una transazione del valore di oltre 9 miliardi di euro.

 

Nel frattempo Macron porta avanti la sua carriera politica, evitando però di esporsi eccessivamente. Corteggiato sia da destra che da sinistra fin da giovanissimo per le sue riconosciute competenze in campo economico, nel 2007 viene avvicinato dall’entourage di Sarkozy. Nel 2008, però, decide di impegnarsi con i socialisti nella cui orbita gravitava già da qualche anno. Nel 2010 lavora nella squadra di Dominique Strauss-Kahn. Dal 2012 passa in pianta stabile nell’equipe del neo presidente Hollande, assumendo prima il ruolo di suo consigliere economico e, poi, entrando a far parte del secondo governo di Manuel Valls nel 2014 con la carica di ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale.

 

Macron_Trogneux(Macron insieme alla moglie Brigitte Trogneux)

 

All’inizio del 2015 l’approvazione della legge che prende il suo nome (“Legge Macron”) gli attira le simpatie dei liberali di centro-destra e, al contempo, le critiche dei sindacati e dell’area più radicale dei socialisti. La legge prevede la creazione di zone turistiche speciali, la possibilità per i negozi di tenere aperto fino a un massimo di 12 domeniche l’anno (al posto delle attuali cinque), l’apertura alla concorrenza delle professioni giuridiche, semplificazioni per gli imprenditori nelle procedure che riguardano le controversie con i dipendenti, agevolazioni per la nascita di start-up nel campo del digitale, liberalizzazioni nel settore dei trasporti stradali con l’introduzione di un regime concorrenziale con i treni per l’erogazione dei servizi sulle grandi distanze.

 

Nell’aprile del 2016, annusata già da tempo l’area di smobilitazione attorno al presidente Hollande, inizia a prendere pubblicamente le distanze dal governo. All’aut aut del presidente, «se non si rispettano le regole, sei fuori», risponde nell’aprile del 2016 fondando il suo movimento En Marche, alla guida del quale il 16 novembre scorso ha annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali dell’aprile 2017. All’inizio il movimento En Marche contava quasi 100.000 iscritti, ma la sua base di consenso negli ultimi mesi è cresciuta in modo esponenziale, in corrispondenza con l’esplosione del caso Fillon a destra e con le deludenti primarie dei socialisti a sinistra.

 

MACRON LE PEN(Le Pen e Macron prima dell’ultimo dibattito televisivo del 3 maggio 2017)

 

Europeista convinto, contrario alla chiusura delle frontiere per impedire l’arrivo di immigrati e rifugiati, Macron ha posizioni dichiaratamente liberali ma, al contempo, sostiene la necessità di ridare potere al Welfare francese. Vuole allungare la settimana lavorativa per i più giovani rispetto alle attuali 35 ore e dare la possibilità agli over 50 di lavorare di meno se lo richiedono. Questa posizione “laica” sulle questioni del lavoro gli è valsa il poco lusinghiero appellativo di “Tony Blair della Francia”. Atri, invece, per le sue velleità artistiche lo hanno ribattezzato il “Mozart dell’Eliseo”, altri ancora il John F. Kennedy dell’Eliseo per la sua intenzione di fare cose di sinistra con l’obiettivo però di riformare realmente il Paese, missione tradita da Hollande.