MALI -

Gli assalitori sono parte di un gruppo islamista che ha fatto 170 ostaggi. La capitale del Mali è stata già teatro della guerra nel 2013, dove sono state coinvolte le forze armate francesi

French soldiers crouch behind a wall during fighting with Islamists in Gao

Vai alla scheda paese Commenta l'articolo (0)

Assalto con i kalashnikov al Radisson Hotel nella capitale del Mali. Un nucleo di terroristi compreso tra due e dieci uomini ha preso in ostaggio questa mattina circa 170 persone, di cui 30 del personale dell’albergo e 140 turisti, molti occidentali. Si tratta senz’altro di una fazione islamista. Tra i possibili autori del blitz Ansar Eddine, AQIM o Macina Liberation Movement. L’ultimo bilancio dopo il blitz delle forze speciali, avvenuto intorno alle ore 16, parla di almeno 27 morti e di tutti gli altri ostaggi scampati alla morte liberati.

 

“Questa settimana c’era una grande delegazione per il processo di pace al Radisson Hotel di Bamako” ha affermato un preoccupato Olivier Saldago, portavoce di MINUSMA, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Mali istituita nel 2013 per ricomporre i danni della guerra che è stata scatenata contro le forze laiche maliane da fazioni tribali e islamiste e che ha comportato una vera e propria guerra, dove è stato necessario anche l’intervento della Francia (Operazione Barkhane).

 

Al Radisson vi sono rappresentanze quasi fisse di occidentali: è l’albergo dove stazionano più spesso i diplomatici delle Nazioni Unite così come i vertici militari francesi. Assurdo, autolesionista e incomprensibile da parte delle autorità francesi che, soprattutto dopo la sequela di attacchi contro la Francia e in special modo dopo Parigi e le leggi antiterrorismo, il governo e i servizi d’intelligence non abbiano pensato di difendere e mettere in sicurezza le rappresentanze francesi in Africa e Medio Oriente, particolarmente a rischio. Un fatto che è noto a tutto e che ora mette in serio rischio i funzionari e gli uomini delle istituzioni di Francia anche nel resto del mondo. Francois Hollande aveva detto “siamo in guerra” ma la guerra alla Francia non si combatte solo a Parigi.

 

Già lo scorso 7 agosto, era finita nel sangue la liberazione di un gruppo di ostaggi da parte delle forze armate al Mali Hotel, in una situazione apparentemente non molto diversa da quella odierna. All’epoca morirono cinque soldati e tre ostaggi e i quattro assalitori. Precedentemente, a metà aprile, terroristi avevano condotto un’azione suicida contro una base ONU a Gao, già teatro di pesanti scontri durante la guerra in Mali del 2013.

 

Il profilo degli assalitori del Mali Hotel era associato al Macina Liberation Movement, una fazione islamista radicale che sinora ha messo in campo azioni paramilitari contro le forze dell’ordine e i collaborazionisti con i francesi tra la popolazione, attraverso agguati ai militari e assaltando una torre delle telecomunicazioni. Potrebbero essere gli stessi uomini che hanno assaltato il Radisson.

 

La politica in Mali

 

Il 21 marzo 2012 il golpe del generale Sanogo destituisce il presidente Amadou Toumami Touré, lasciando il nord del Paese in mano agli indipendentisti tuareg dell’MNLA (Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad) e a diverse fazioni fondamentaliste (Ansar Eddine, MUJAO, AQIM) che si scontrano per il controllo della regione.

 

Assegnato provvisoriamente il governo a Dioncounda Traoré, nel gennaio 2013 interviene su mandato ONU una forza multinazionale sostenuta da oltre 3.000 truppe francesi per ristabilire la sovranità in Mali. Solo nell’agosto 2013 il Paese è riuscito a ripristinare un governo centrale, giungendo a nuove elezioni che hanno visto assegnare l’incarico di Presidente all’ex Primo Ministro Ibrahim Boubacar Keita. A questo non è corrisposta però una pace reale.

 

RTR4CAMB

 

 

Le fazioni terroriste del Mali

Il Macina Liberation Movement è un neonato gruppo estremista islamico che si è formato nel gennaio del 2015 ed è composto da milizie appartenenti ai Fulani, un’etnia nomade che popola l’Africa occidentale di cui Macina è uno dei loro centri gravitazionali, una città che affaccia sul fiume Niger a metà strada tra Bamako e Gao ma anche l’area geografica che si estende dal confine con la Mauritania fino al confine con il Burkina Faso.  Gli obiettivi del gruppo islamista ad oggi restano ancora poco chiari, soprattuto se inquadrati nelle dinamiche attuali del conflitto.

 

Il Movimento è accusato di attacchi nelle regioni centro-settentrionali del Mali e, secondo più fonti, è alleato sia al Movimento per l’Unità sia alla Jihad in Africa Occidentale (MUJAO) o Ansar Eddine, le più pericolose formazioni jihadiste locali che già hanno dato filo da torcere ai francesi e alle truppe delle Nazioni Unite.  MUJAO è null’altro che la costola di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), protagonista degli scontri del 2013 che hanno costretto all’intervento Parigi.

 

In Mali, in ogni caso, è sempre più difficile riconoscere le parti in conflitto: scissioni e nuove alleanze vedono la luce ogni giorno complicando ulteriormente i tentativi di negoziazione per riportare la pace in questo paese. È il caso, ad esempio, del Movimento Arabo dell’Azawad (MAA), scisso in due fazioni: una a favore dell’integrità territoriale nazionale (denominata MAA-Bamako) che si batte al fianco del Gatia (una coalizione tra gruppi tuareg) e delle milizie filogovernative cosiddette sedentarie (Ganda Koy e Ganda Iso); l’altra che difende invece l’autonomia dell’Azawad (denominata MAA-MNLA) che si è coalizzata con i ribelli tuareg e con i gruppi armati del nord.

 

A Beninois soldier from the UN peacekeeping mission in Mali stands guard at a hotel where UN officials met with Tuareg separatist rebel groups in Bamako

(Un soldato della forza africana delle Nazioni Unite a guardia di un hotel a Bamako)

 

Il ruolo della comunità internazionale

 

Resta infine da tenere conto del fatto che, dal cessate il fuoco del maggio 2014, le forze armate del Mali (FAMA) sono praticamente assenti dal nord del Paese. Se si escludono le città di Timbuctu, Gao, Ansongo e Bourem, il resto dello sconfinato deserto del nord è abbandonato a se stesso.

 

La roccaforte dei ribelli, Kidal, e le strategiche postazioni a nord del fiume Niger (Ber, Djenock, Anefis e Tabankort) sono nelle mani dei ribelli e dei gruppi jihadisti che operano per conto di AQIM (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e controllano i traffici locali di droga e armi grazie alla porosità dei confini e al vuoto di potere generato dal conflitto.

 

La presenza in queste zone dei contingenti militari francesi dell’Operazione Barkhane e della missione delle Nazioni Unite (MINUSMA) non rappresenta un argine, considerato che sono praticamente confinati nelle loro basi di comando, ma ha quantomeno scongiurato la possibilità che il conflitto in Mali degenerasse in un massacro intertribale. Resta in ogni caso un fallimento dell’intelligence francese non aver pensato a difendere i propri interessi in Mali, dove la Francia è stata protagonista di una guerra conclusa meno di due anni fa, soprattutto in ragione delle crescenti minacce islamiste e dei fatti di sangue di Parigi.

 

@luciotirinnanzi