CINA (PRC) -

Scambi di accuse tra Washington e Pechino per il passaggio di un aereo americano nell'area del Mar Cinese Meridionale. Una partita complessa in cui sono in gioco anche gli interessi di Mosca

An aerial photo taken though a glass window of a Philippine military plane shows the alleged on-going land reclamation by China on mischief reef in the Spratly Islands

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Il 20 maggio la marina cinese ha intimato a un aereo da pattugliamento marittimo americano di allontanarsi immediatamente dai cieli sopra le isole Paracel e Spratly, nel Mar Cinese Meridionale, oggetto del contendere tra Cina, Filippine, Vietnam e Giappone. L’ennesimo capitolo della guerra di nervi tra Washington e Pechino è da ricollegare alla scorsa settimana, quando durante l’audizione alla commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti, i vertici della Difesa responsabili dell’area Asia e Pacifico hanno dichiarato che oltre al movimento di unità dei marines e dell’esercito nella zona gli USA collocheranno in Australia ulteriori forze aree, tra cui aerei di sorveglianza e i bombardieri strategici B-1.

 

Questo dispiegamento segue alla decisione di Washington di inviare navi (alcune fatte costruire appositamente) e aerei nel Mar Cinese Meridionale. Gli Stati Uniti giustificano quest’azione affermando che così facendo intendono far valere il diritto del “libero passaggio” nell’area al contrario della Cina, che invece qui sta costruendo isole artificiali e aeroporti per ratificare la propria sfera di influenza.

 

Negli USA l’operazione venne proposta già nel 2013 dal comandante della Pacific Air Forces, il generale Herbert “Hawk” Carlisle, ma rimase solo un’idea. Quello che è cambiato in questi due anni è stata l’assunzione da parte della Cina di una posizione strategica consona alla propria forza economica, fattore che ha innescato una prevedibile reazione degli Stati Uniti.

 

Da ultimo si è aggiunto, a maggior timore per gli USA, l’apparente successo della strategia russa, che al monopolarismo americano basato sulla divisione dei contendenti sta opponendo una politica di aggregazione multipolare. Quella del Cremlino è una tattica che, puntando sul comune interesse a sottrarsi alla sudditanza dagli Stati Uniti, potrebbe riuscire a unire storici rivali come Cina, India, Pakistan e India.

 

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Le isole contese tra Cina, Giappone, Brunei, Filippine, Taiwan, Malesia e Vietnam nel Mar Cinese Meridionale  

 

I piani della Shanghai Cooperation Organization

Questo è quanto sembra configurare la notizia circolata pochi giorni fa secondo cui il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, al prossimo summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO), in programma il 9 e 10 luglio a Ufa in Russia, proporrà l’avvio del processo di accettazione di Iran, Pakistan e India come membri a pieno titolo dell’organizzazione.

 

Della SCO, organismo di cooperazione militare ed economica, fanno parte Russia, Cina, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tagikistan e Uzbekistan. Osservatori e partner di dialogo sono Afghanistan, Mongolia, Bielorussia, Sri Lanka e Turchia. Al suo interno, i rapporti sempre più stretti tra Russia, Cina, India, Pakistan e Iran mettono in allarme gli USA, anche perché questa partnership multilaterale viaggia in parallelo con i progetti di sviluppo della Banca dei BRICS. In linea con questi interessi si muove inoltre l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), promossa da Pechino e cui hanno aderito diversi Paesi di Asia e Europa (comprese Francia, Germania, Italia, Inghilterra), opposta alla filo-occidentale Asian Development Bank (omologa della Banca Mondiale).

 

World leaders  head to their meeting room for the Dialogue On  Strengthening Connectivity Partnership at the Diaoyutai State Guesthouse in Beijing

 

 Il summit 2014 della Shanghai Cooperation Organization in Cina

 

La SCO ha come scopo militare la cooperazione nella sicurezza dalle minacce del terrorismo e dell’estremismo, e in tal senso ha condotto numerose manovre. Seppur non si tratti di una vera alleanza militare, può contare sull’appoggio della Collective Security Treaty Organization (CSTO), di cui fanno parte sei ex repubbliche sovietiche: Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakhstan, Kyrgyzstan e Tajikistan.

 

Le ultime tensioni

Gli Sati Uniti hanno cercato in tutti i modi di intralciare in ogni passaggio la formazione di questi organismi autonomi e multipolari, i quali però non solo continuano a esistere ma si stanno anche espandono. Le tensioni regionali nell’area del Pacifico vanno pertanto interpretate in quest’ottica, comprese quelle più recenti.

 

di Tersite