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Nonostante i tagli e una strategia militare non definita nel Mediterraneo, la nostra Marina resta una componente fondamentale per la sicurezza nazionale

An Italian navy ship ferrying evacuees from Libya enters Catania Harbour in Italy

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di Marco Giaconi

Tutte le Forze Armate italiane risentono di due condizioni di debolezza: la riduzione, spesso drastica, degli investimenti e del mantenimento dei mezzi, spesso obsoleti o comunque non all’altezza di quelli degli avversari, e la carenza di una prospettiva dottrinale nuova e di alto profilo. Si va dal solito peacekeeping alla collaborazione alle operazioni internazionali, senza però interrogarsi sull’interesse nazionale e sulle sue specifiche necessità, che non sono mai delegabili ad altri.

 

Nel caso della Marina Militare Italiana, vi sono oggi circa sei miliardi di euro come contributi ventennali che devono essere utilizzati per il rinnovo della flotta per almeno parte di 50 unità in servizio su un totale di 60 per i prossimi dieci anni. Un grande nodo che sta venendo al pettine, in condizioni di crisi economica unita alla sempre maggiore distanza psicologica tra il popolo italiano e le sue Forze Armate.

 

Al proposito l’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, attuale capo di Stato maggiore della Marina, ha parlato nel dicembre del 2013 di “rischio estinzione” per la Marina Militare. Il personale passerà da 36mila a 24mila unità, anche se si progetta la costruzione di almeno 25 unità nuove. Finiranno smantellate, o verranno cedute ad altri Paesi, tutte le navi, ormai obsolete, che sono state costruite tra gli anni Settanta e Ottanta con la Legge Navale del 1975, che all’epoca stanziò mille miliardi di lire in dieci anni.

 

Per il prossimo futuro, la Marina Militare Italiana sarà incentrata sulla portaerei Cavour (CVH 550) STOVL (Short Take Off and Vertical Landing) e su dieci fregate lanciamissili FREMM, che sostituiranno le fregate classe “Lupo” e quelle “Maestrale”, finanziate con una joint venture tra Fincantieri e Finmeccanica. Le fregate FREMM saranno denominate come classe “Bergamini” munite di CMS, (Combat Management System) e dotate, inoltre, di due lanciatori di missili verticali a otto celle ciascuno, della predisposizione per altri due lanciatori, di otto sistemi per missili antinave e di altre tecnologie evolute.

 

Italian Admiral Giuseppe De Giorgi talks to journalists near Beirut

  (L’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi)

 

La flotta a disposizione

Oggi sono operative quattro fregate classe “Bergamini”, mentre l’ultima della serie FREMM, la multiruolo F-559, dovrebbe essere operativa per il 2022. Mentre la Flotta nazionale ormai è ridotta ai minimi termini, sono in progettazione avanzata due cacciatorpediniere tipo “Orizzonte”, la tipologia italo-franco-britannica Common New Generation Fregate specializzata nella difesa antiaerea della classe “Andrea Doria”, che è già attiva dal 2010-2011 con due navi, l’Andrea Doria e il Caio Duilio. Vi saranno anche dei pattugliatori d’altura con dieci nuove unità, sei in versione leggera e quattro in versione full. È inoltre prevista una nave di grande rilievo tattico e strategico, la LHD (Assalto Anfibio Portaelicotteri), che è una unità da oltre 20mila tonnellate destinata a sostituire sia la San Giorgio che la San Giusto. Sostituirà anche la portaerei Garibaldi, ormai ridotta a portaelicotteri e di prossima vendita.

 

Entro il 2025, peraltro, dovranno essere dismesse, secondo il Ministero della Difesa, 26 navi: cinque a fine 2015, sei entro il 2016, quattro entro il 2017 e tutte le altre tra il 2018 e il 2020. Si tratta di navi che sono comunque in fase di lenta sostituzione.

 

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(La portaerei Garibaldi, foto thefrontpage.it)

 

Come detto, attualmente sono in attività la portaerei Cavour STOVL e la portaeromobili Garibaldi STOVL, sei sottomarini, due della classe “Sauro” (battelli d’attacco serie S-90, più autonomi dei modelli iniziali e adattati a operare a maggiori profondità) e quattro della classe “Todaro” U-212 (di progettazione tedesca diesel-elettrici). Le fregate maggiormente operative sono quattro: due della classe “Orizzonte” e due della classe “Durand De La Penne” (unità missilistiche). Le altre fregate ancora in servizio sono dieci: otto della classe “Maestrale” (con caratteristiche adatte alle azioni missilistiche e antisommergibile), mentre le altre due appartengono alla classe “Soldati” (detta anche “Artigliere”, pattugliatori).

 

I pattugliatori d’altura sono dieci (tre di altura e sette OPV, vale a dire unità litoranee di attacco veloci), quelli costieri quattro (tutti classe “Esploratore”, destinati a operare nel Mar Rosso e in aree similari).

 

I cacciamine sono dieci, due della classe “Lerici” e gli altri della “Gaeta”. La “Lerici” ha caratteristiche ancora evolute, con lo scafo in vetroresina rinforzata e la quasi totale amagneticità. La “Gaeta” ha caratteri simili.

 

Le navi da guerra anfibia sono tre, tutte della classe “San Giorgio” o (“Santi”): sono LPD (Landing Platform Dock), unità da trasporto anfibio per il trasporto truppe e d’appoggio per elicotteri.

 

Le navi ausiliarie comprendono sei navi scuola, tra le quali la straordinaria “Amerigo Vespucci”, i due yacht da regata “Stella Polare” e “Corsaro II”, altre quattro unità di addestramento, una nave comando-supporto logistico (“Etna”), due navi rifornimento di squadra (entrambe classe “Stromboli”), tre navi da appoggio COMSUBIN, tre navi per il trasporto acque (“Bormida”, “Ticino” e “Tirso”), quattro navi per il trasporto gasolio (classe “Panarea”), una nave per il supporto polivalente (“Elettra”, una NUPS, vale a dire Nuova Unità Polivalente di Supporto) e infine, probabilmente, una nave per l’analisi SIGINT (SIGnal INTelligence).

 

Vi sono poi due navi esperienze, cinque navi per il Servizio Fari, sei per il Trasporto Costiero, trentadue unità di rimorchiatori portuali classe RP, sei rimorchiatori d’altura classe “Ciclope”, due rimorchiatori d’altura classe “Atlante”, undici rimorchiatori classe “Porto”.

 

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(Longobardo S 524, sommergibile della Marina Militare Italiana. Foto marina.difesa.it) 

 

I limiti della strategia militare

Ma qual è la dottrina e il pensiero strategico della Marina Militare Italiana che va verso un ridimensionamento tale da farla apparire solo una parte di altre Marine Militari mediterranee e mediorientali? Ovviamente, la linea è quella della vecchia “Power projection ashore”, vale a dire il mantenimento della presenza in tutti i quadranti esteri dove ci siano gli alleati NATO o ONU, o anche solo partner europei.

 

A parte le generiche connotazioni sulla “stabilizzazione” e sulle “azioni umanitarie”, non esiste però un vero e proprio pensiero strategico che sia indipendente rispetto all’unico obiettivo reale di questa fase governativa: la diminuzione della spesa militare.

 

In qualche documento governativo si parla della necessità di lottare contro il “terrorismo” o di garantire la “sicurezza del Mediterraneo”, senza però chiarire se si tratta di sicurezza nazionale (considerato che di fronte alle nostre coste vi sono due Paesi, la Tunisia e soprattutto la Libia, in cui imperversa la minaccia jihadista) o di sicurezza per i nostri Alleati. Gli stessi che hanno causato la destabilizzazione della Libia e che, come ha fatto in parte anche l’Italia, hanno prima sostenuto e poi perso totalmente il controllo delle primavere arabe.

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