MESSICO -

Le elezioni del 7 giugno per il rinnovo della camera bassa del parlamento hanno riassegnato la maggioranza al partito del presidente Nieto. Il nuovo governo dovrà risolveri i problemi della sicurezza e del contrasto alla criminalità

Activists burn ballots and electoral materials in Tixtla, Guerrero

Vai alla scheda paese Commenta l'articolo (0)

Le elezioni tenutesi domenica 7 giugno in Messico per la nomina dei 500 deputati del Congresso federale (la camera bassa del parlamento), hanno confermato al governo il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) del presidente Enrique Peña Nieto.

 

Secondo le ultime proiezioni, comunicate dal direttore dell’Istituto elettorale nazionale Lorenzo Cordova, il PRI ha ottenuto circa il 30% dei consensi e dovrebbe pertanto aggiudicarsi tra i 246 e i 263 seggi. Alla formazione conservatrice Partito di Azione Nazionale (PAN) è andato il 22% dei voti, seguita dal Partito della Rivoluzione Democratica (PRD, di sinistra) fermo all’11%. Con l’appoggio del Partito Verde Ecologista (PVEM) e della Nuova Alleanza, Nieto dovrebbe avere i numeri necessari per formare un nuovo governo.

 

La novità più interessante di questa tornata elettorale non è però il calo di popolarità del PRI rispetto alle ultime elezioni presidenziali del 2012, quanto piuttosto i risultati del voto amministrativo per la nomina dei governatori di nove stati. Il protagonista assoluto è stato Jaime Rodriguez Calderon, che ha vinto nel governatorato dello stato settentrionale di Nuevo Leon. “El Bronco”, questo il soprannome di Jaime Rodriguez Calderon, è il primo candidato indipendente a diventare governatore di un stato del Messico.

 

Jaime Rodriguez, independent candidate for governor of Nuevo Leon state, addresses supporters after his victory in midterm elections in Monterrey

Il candidato indipendente Jaime Rodriguez Calderon ha vinto nello stato settentrionale di Nuevo Leon

 

Le elezioni messicane sono state segnate da diversi episodi di violenza alla vigilia e durante il voto del 7 giugno. Nel corso della campagna elettorale sette candidati e altri nove attivisti politici sono stati uccisi da gruppi di narcotrafficanti e il 6 giugno 16 persone sono rimaste uccise nel corso di scontri tra gang rivali nei pressi della città turistica di Acapulco.

 

Oltre 40.000 tra poliziotti e soldati, dispiegati in tutto il sud del Messico per garantire la regolarità del voto, non sono bastati ad evitare tensioni e spargimenti di sangue. Il 7 giugno, poche ore dopo l’apertura dei seggi, un gruppo di manifestanti ha bruciato le schede elettorali nella città di Tixtla, dove nel settembre del 2014 43 studenti sono stati uccisi dopo essere stati consegnati dalla polizia a una banda di narcotrafficanti. Nello stato del Chiapas sono state attaccate le sedi cinque partiti politici. Nello stato di Guerrero sono stati fatti esplodere ordigni esplosivi in un ufficio del PAN, mentre nello stato di Oaxaca un ex sindaco è stato ucciso all’ingresso di un seggio elettorale.

 

I messicani hanno confermato la fiducia al partito del presidente, che negli ultimi anni ha varato delle riforme importanti liberalizzando i settori dell’energia e delle telecomunicazioni. Mancano però i risultati attesi sul piano della sicurezza e del contrasto alla criminalità. Risposte che adesso non possono più attendere.