MESSICO -

L’inaugurazione di un volo diretto Roma-Città del Messico rafforzerà ancora di più le relazioni tra i due Paesi. Il perché lo spiega l’ambasciatore messicano in Italia Juan Jose Guerra Abud

Mexico's President Enrique Pena Nieto and Italy's Prime Minister Matteo Renzi gesture during a welcome ceremony at the National Palace in Mexico City

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

Un volo diretto Alitalia Roma-Città del Messico per rafforzare i rapporti tra Italia e Messico. La nuova rotta sarà inaugurata oggi, giovedì 16 giugno, alle 8.45 al gate G9 del terminal 3 dell’Aeroporto “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino di fronte alla scultura che raffigura l’Uomo di Vitruvio. Il Messico sarà rappresentato dall’ambasciatore in Italia Juan Jose Guerra Abud, insediatosi a Roma lo scorso gennaio. L’ambasciatore è stato professore di macroeconomia alla Universidad Autónoma del Estado de México e nel suo curriculum vanta incarichi di vertici nel settore delle politiche ambientali. Lookout News ha fatto un punto con lui sul momento attraversato dal Messico: da un bilancio delle riforme strutturali introdotte dal governo del presidente Enrique Peña Nieto ai rapporti con l’UE e l’Italia, dalla crisi del settore degli idrocarburi alla lotta al narcotraffico.

 

Le riforme energetiche, fiscali e del lavoro su cui sta puntando il governo messicano stanno consentendo al Paese di reggere la crisi del petrolio?

Il Messico necessitava delle riforme avviate dal presidente Peña Nieto da molti anni.Queste riforme stanno iniziando a produrre i primi risultati e presto ne vedremo i benefici. È però necessario fare una premessa per inquadrare bene la situazione economica del nostro Paese. Il Messico ha registrato negli ultimi anni una crescita demografica molto rilevante. Dal 1990 al 2015 la popolazione è cresciuta di 45 milioni di abitanti, una cifra corrispondente al 75% della popolazione italiana. Si può dunque intuire facilmente cosa significhi venire incontro a questo aumento di popolazione sul piano dei servizi da erogare nei settori dell’educazione, della sanità e delle infrastrutture. Il primo obiettivo del Messico oggi è raggiungere quella crescita economica nazionale che possa permettere al Paese di abbattere la povertà e garantire a tutti il miglior livello di qualità della vita possibile.

 

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(L’ambasciatore Juan Jose Guerra Abud insieme al presidente della Repubblica Mattarella)

 

Il calo del prezzo del greggio, la prima fonte di esportazione del Messico, rischia però di frenare la crescita economica. Quali sono le contromisure prese dal vostro governo?

Il nostro governo si è saputo adattare alla riduzione del prezzo del petrolio. Ciò dimostra che il Paese ha una struttura economica solida, capace di non dipendere esclusivamente dalla vendita del greggio. Abbiamo ridotto il peso economico delle esportazioni di idrocarburi puntando sullo sviluppo di altri settori. Lo abbiamo fatto con una politica responsabile, mantenendo una disciplina economica rigida che ci ha permesso non solo di venire incontro alle esigenze sociali della popolazione ma anche di guadagnarci la fiducia dei partner esteri che continuano a investire nel nostro Paese. Nel 2015 siamo cresciuti del 2% mentre dovremmo chiudere il 2016 al +2,6%. Nel 2015 gli investimenti esteri diretti ci hanno permesso di incassare 30mila milioni di dollari. Con la firma del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) tra gli Stati Uniti e i Paesi membri dell’UE, anche la nostra economia continuerà a crescere. Questa intesa solo per il Messico può significare un commercio addizionale internazionale di 250mila milioni di dollari.

 

L’Italia che ruolo può ritagliarsi nello sviluppo dei rapporti tra Messico e Unione Europea?

Le relazioni tra Italia e Messico sono ottime da anni. Nella sua visita nel nostro Paese nell’aprile scorso il premier Matteo Renzi e i rappresentanti delle vostre principali società – tra cui Leonardo-Finmeccania, Enel, Eni, Pirelli e Ferrero – hanno firmato importanti accordi con il nostro governo. L’Italia è determinata a investire nel Messico e anche grazie all’apertura della tratta aerea Roma-Città del Messico consolideremo le relazioni economiche e culturali tra i due Paesi.

 

L’altro volto del Messico è quello della lotta al narcotraffico e dell’immigrazione clandestina al confine con gli Stati Uniti. Qual è la soluzione a questi problemi?

Le violenze e gli omicidi a cui stiamo assistendo ultimamente in Messico sono legate soprattutto alla guerra tra i cartelli della droga per il controllo dei territori. Il governo messicano sta facendo un grosso sforzo per combattere il narcotraffico, uno sforzo che ci sta costando molte vite umane e ingenti investimenti. Per fermare il narcotraffico serve però che si intervenga per far diminuire la richiesta di droga in quei Paesi in cui il consumo è maggiore, e tra questi Paesi ci sono gli Stati Uniti. Ripeto, solo diminuendo la povertà e migliorando le condizioni di vita di chi sta peggio possiamo risolvere questa emergenza. L’emigrazione clandestina verso gli Stati Uniti, poi, di certo non si può arginare alzando dei muri. Se riusciremo a diminuire la povertà, gradualmente potremo risolvere tutti gli altri problemi del Messico.