MESSICO -

Nel 2016 il conflitto tra i cartelli della droga ha causato 23mila vittime. Un’escalation di violenza causata dal ritorno prepotente della richiesta di eroina. Le immagini

Oppio

Vai alla scheda paese Commenta l'articolo (0)

Nel 2016 il conflitto a bassa intensità tra i cartelli della droga messicani ha causato 23mila morti. Un numero maggiore di vittime si è registrato solo in Siria (50mila le vittime), dove però dalla primavera del 2011 è in corso la guerra civile. In questa classifica, inserita in un rapporto pubblicato lo scorso 9 maggio dall’Istituto internazionale di studi strategici (IISS), think tank con sede a Londra, il Messico precede altri paesi in guerra come l’Iraq (17mila morti) e l’Afghanistan (16mila).

 

 

 

 

Quello del Messico non è un caso isolato in Sud America: anche Salvador, Honduras e Guatemala nel 2016 hanno superato quota 16mila vittime, e anche in questi casi i morti non sono stati causati principalmente dalla lotta per il controllo dei traffici di stupefacenti. L’aumento esponenziale delle violenze in Messico è causato principalmente da due fattori: la composizione di una nuova mappa dei cartelli del narcotraffico, con gruppi emergenti che contendono a quelli tradizionali il controllo delle principali rotte specie dopo la cattura di Joaquin “El Chapo” Guzman, capo del potente cartello di Sinaloa; il ritorno prepotente dell’eroina.

 

 

La maggior parte dell’eroina entra negli Stati Uniti proprio attraverso il confine sud-ovest del Messico. Un tempo era la Colombia il primo produttore di papavero da oppio in America e la principale via di smercio verso il nord del continente (e, in misura assai minore, verso Perù, Brasile e Argentina). Ma oggi, grazie alla lotta al narcotraffico e agli accordi di pace tra il governo di Bogotà e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), c’è stata una significativa inversione di tendenza e una diminuzione drastica di produzione di oppio (anche se non vale altrettanto per la coca).

 

 

 

Se oggi la coltivazione di papavero da oppio e la produzione di eroina sono in costante calo in Colombia dal 2001, anno in cui la coltivazione raggiunse un picco di 6.540 ettari per poi arrivare al minimo storico con soli 1.100 ettari coltivati nel 2009 (portando la produzione da 11,4 tonnellate di eroina pura a 2,1 tonnellate), in Messico la coltivazione stimata di papavero da oppio è cresciuta del 40%, con un potenziale di produzione di eroina pura stimata in almeno 26 tonnellate che interessa oltre 10.500 ettari di terra, secondo il censimento del 2012. Questo ne fa dunque il principale fornitore di eroina per gli Stati Uniti.

 

 

 

Tuttavia, questi dati sottostimano la vera portata dell’oppio messicano attualmente in produzione. Nel periodo 2014-2015, infatti, il governo del Messico con il sostegno dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ha condotto la prima indagine congiunta sul peso specifico della produzione di papavero da oppio in Messico. Le aree sottoposte a questo tipo di coltura, per lo più situate nelle zone montuose della dorsale occidentale, risulterebbero intorno ai 28.100 ettari. Un dato confermato dai sequestri di pasta di oppio effettuati in Messico, aumentati del 500% dal 2013 a oggi, parimenti all’eradicazione dei campi e ai sequestri della droga già trattata voluti dal go- verno, che sono aumentati rispettivamente del 47% e del 42%.

 

 

Le meccaniche che sottendono a questo aumento smisurato di offerta proveniente dal Messico sarebbero legate in parte al processo di legalizzazione della marijuana in corso negli Stati Uniti, dove 37 stati hanno introdotto a vario titolo la liberalizzazione della cannabis e 4 di questi (Alaska, Colorado, Oregon e Washington) hanno già legalizzato ogni for- ma di consumo. Senza considerare i referendum seguiti alle elezioni presidenziali dell’8 novembre 2016, che hanno portato a 8 gli Stati dove l’uso di marijuana è del tutto legale.

 

 

La riconversione dei campi di marijuana con campi di oppio trova inoltre giustificazione nei guadagni possibili per i contadini messicani: se, infatti, per ogni chilo di marijuana pressata ed essiccata i campesinos ricavano circa 15 dollari (280 pesos), per ogni chilo di pasta di oppio il guadagno è pari quasi a 800 dollari (15mila pesos).

 

 

I campi più estesi si trovano nello stato di Guerrero e nel cosiddetto “Triangolo d’Oro” tra gli Stati di Sinaloa, Chihuahua e Durango. Secondo la DEA, solo nel biennio 2013- 2014 questi campi sono aumentati del 62%. Il cartello della droga messicano che ha il controllo dei traffici d’eroina e possiede il know-how necessario per produrla e venderla in grandi quantità è quello di Sinaloa, cartello guidato da “El Chapo” Guzman, catturato nel gennaio del 2016 dopo una spettacolare evasione (l’ennesima) dal carcere di massima sicurezza di Altiplano nel luglio del 2015. Nel suo dossier del 2015 la DEA ha definito il cartello di Sinaloa “il fornitore più attivo” di sostanze illecite negli Stati Uniti, classificandolo tra le nove grandi organizzazioni criminali internazionali che operano nel Paese.