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Temperature attorno ai 40 gradi destinate a durare almeno fino a ferragosto. Quanto incidono i cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale?

A woman covers her head with an umbrella hat on a hot summer day in downtown Rome

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I disagi di questi giorni raccontano di quello che passerà alla cronaca come il luglio più caldo degli ultimi cento anni, prossimo a quell’incredibile bolla di calore che investì l’Europa nel 2003. Le temperature nelle città hanno superato i 40 gradi e l’acqua dei mari si è avvicinata pericolosamente ai 30 gradi. Questa situazione, assolutamente eccezionale per la prolungata permanenza delle temperature attorno ai 40 gradi, è originata dalla presenza di una profonda depressione nell’Oceano Atlantico settentrionale, dove si è assistito a un brusco calo della temperatura. Questa depressione atlantica ha fatto si che sull’Europa mediterranea si installasse un anticiclone africano responsabile delle elevate temperature e dell’elevato grado di umidità dell’aria.

 

La situazione, a meno di temporanee interruzioni dovute a cedimenti del fronte anticiclonico africano, potrebbe durare almeno fino a ferragosto, poiché nessuno è in grado di predire se continuerà a prevalere l’anticiclone africano o si installerà sulla penisola il più benevolo Anticiclone delle Azzorre, il protagonista indiscusso delle piacevoli estati del secolo scorso.

 

Già in primavera i meteorologi avevano avvertito che dopo cinque anni di assenza si era andata formando al largo del Pacifico Equatoriale l’imponente corrente di acqua calda conosciuta con il nome di El Niño (il Bambino), giacché si forma nei giorni di Natale. A luglio El Niño-Southern Oscillation (ENSO), che già ha provocato piogge torrenziali in Perù ed Ecuador e indotto le autorità di questi Paesi a dichiarare lo stato di emergenza, ha mostrato una tendenza a rafforzarsi determinando un aumento della temperatura dell’oceano ben oltre i valori medi di +0,5°.

 

Village woman carries firewood as others rest under a tree after they migrated due to shortage of water on the outskirts of Sami townUn villaggio nello stato di Gujarat in India

 

Secondo l’ultimo rapporto del NOAA (National Oceanic and Atmopheric Administration) degli USA, la più qualificata agenzia per lo studio del clima, continua lo stato anomalo delle temperature nell’Oceano Pacifico con livelli di anomalia superiori a +1° nel mese di giugno. Le anomalie registrate anche negli indici delle oscillazioni tradizionali ed equatoriali delle temperature oceaniche e la presenza di venti anomali in quota, riflettono la tendenza al rafforzamento di El Niño. In queste condizioni, le previsioni del NOAA indicano che, con una probabilità maggiore del 90%, El Niño investirà l’emisfero boreale nell’inverno del 2016 e che, con una probabilità dell’80%, si protrarrà anche alla primavera del prossimo anno.

 

Quanto incide il riscaldamento globale?

Si tratta di un evento ciclico-stagionale o di un effetto del cambiamento climatico dovuto al riscaldamento globale? Difficile rispondere univocamente a questa domanda sulla base di un singolo evento, seppure importante e generale (sono coinvolte infatti anche la Francia e la Spagna). Tuttavia è possibile avanzare alcune considerazioni.

 

Seppure le temperature globali abbiano manifestato una certa stabilità nell’ultimo decennio, contro le previsioni del cosiddetto modello a “mazza da hockey” (hockey stick) teorizzato da Michael Mann e dai suoi colleghi dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), è innegabile che l’aumento della concentrazione di anidride carbonica e di altri gas serra nell’atmosfera terrestre stia modificando il clima del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacciai perenni, dei Poli e dei ghiacciai a causa della maggiore velocità di fusione dell’acqua e il conseguente scivolamento del ghiaccio, stanno facendo crescere il livello degli oceani. Allo stesso modo, l’aumento delle temperature delle acque oceaniche e la loro acidificazione sta provocando la scomparsa di numerose forme di vita, in primo luogo dei coralli che costituiscono le barriere, cioè il più importante ecosistema ambientale marino.

 

Il documento di riferimento sul tema del clima non può che essere il 5° Rapporto Cambiamento Climatico Globale dell’IPCC (2014). Il rapporto è il frutto di ricerche e analisi durate circa sei anni, che hanno coinvolto centinaia di scienziati in tutto il mondo. Le evidenze presentate sono allarmanti e disegnano scenari per i prossimi decenni preoccupanti, quando non catastrofici.

 

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a)     anomalie nella temperatura annuale e globale della superficie terrestre e dei mari 1986-2005

b)     cambiamenti relativi annuali e globali del livello dei mari 1986-2005

c)     concentrazioni di anidride carbonica (verde) e gas serra (metano – arancio e protossido di azoto – rosso) nell’atmosfera

 

Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile e dal 1950 sono stati osservati cambiamenti mai avvenuti in decine di millenni. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la quantità di neve e ghiaccio è diminuita, il livello dei mari è cresciuto e la concentrazione di anidride carbonica (CO2) e altri gas serra nell’aria è cresciuta. La temperatura globale (terra e mari) è cresciuta nel periodo 1880-2012 di 0,85 C° (0.65-1.06) e dal 1950 si è osservata una crescita dei fenomeni metereologici estremi (ondate di calore, ondate di gelo, precipitazioni alluvionali, siccità prolungate). Il riscaldamento delle acque superficiali (0-700 metri) degli oceani nel periodo 1971-2010 è certo.

 

Negli ultimi due decenni i ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia si sono ridotti ed è diminuita, e continua a ridursi, la copertura di ghiaccio del Mare Artico e la copertura nevosa dell’emisfero boreale. Il livello dei mari è cresciuto come non mai nei due millenni precedenti, nell’ultimo secolo di circa 19 centimetri e negli ultimi anni al ritmo record di 3,2 millimetri all’anno. Sembra poco ma le Maldive hanno un’altezza media sul mare di 2,4 metri e 50 centimetri mandano sott’acqua New York.

 

The U.S. side of the Niagara Falls is pictured in OntarioLe cascate del Niagara in Canada

 

La concentrazione di CO2 nell’aria ha raggiunto le 391 parti per milione (picco assoluto) e sta acidificando gli oceani. Inoltre, la CO2 prodotta dalle attività umane è ritenuta essere la causa principale del cambiamento dei flussi di energia nel pianeta, per intenderci i motori che governano il clima (venti, piogge, stagioni, etc.). Le emissioni annuali di CO2 da combustibili fossili e per la produzione di cemento sono state di 8,3 gigatonnellate (1015 grammi) di carbonio l’anno nel periodo 2002-2011 e di 9,5 gigatonnellate di carbonio nel 2011, il 54% in più del 1990.

 

Scenari futuri

Nella sezione E il Rapporto presenta le analisi di scenario, la cui attendibilità è, come detto, attribuita attraverso giudizi qualitativi di probabilità. Nello scenario più probabile si ritiene che, continuando in questo modo, entro la fine del secolo si determinerà un aumento medio della temperatura di 1,5 C°. La stima corregge al ribasso quanto previsto dal precedente rapporto che parlava di 2 C°, ma non cambia la sostanza delle cose. La temperatura degli oceani continuerà a crescere, come pure il loro livello. I ghiacci continueranno a ridursi e le precipitazioni aumenteranno, come pure le bolle di calore e le siccità. Inoltre va chiarito bene che una media di 1,5 C° vuol dire che le variazioni saranno difformi su base regionale, come già avvenuto in questo secolo dove i picchi di temperatura (oltre 2,5 C°) si sono verificati in Sud America, Canada, Russia e Africa. Allo stesso modo i picchi delle precipitazioni (oltre 100 mm) si sono concentrati nelle Americhe, in Australia, in Europa, Cina, India e Sud Est Asiatico.

 

In queste condizioni sono attesi eventi capaci di sconvolgere le più o meno ordinate esistenze degli abitanti del Nord del mondo. Anche in Italia, il Paese del clima mite, è atteso un aumento degli eventi estremi, come le recenti elevate temperature o le alluvioni primaverili, con i relativi costi in termini economici e di vite umane. In generale, si avrà anche una recrudescenza e diffusione delle malattie trasmesse da insetti come malaria, febbre gialla, dengue, lyme, lesmaniosi e febbre del Nilo. Soprattutto, si dovranno considerare i massici e inarrestabili flussi di disperati, dall’Africa soprattutto, che cercano approdo sulle coste dell’Europa mediterranea, non come effetti temporanei dovuti a cause occasionali (guerre, pulizie etniche o religiose), ma come avanguardie di inarrestabili migrazioni indotte da siccità, alluvioni, carestie, distruzioni di raccolti e allevamenti.

 

Dominican children play at a potential breeding site of the Aedes aegypti mosquito at a neighbourhood in La Zurza, Santo DomingoTra gli effetti dei cambiamenti climatici anche la diffusione delle malattie trasmesse da insetti come malaria, febbre gialla e dengue

 

La Grande Recessione, avviata dalla crisi dei mutui subprime e nella quale ancora si dibatte l’Unione Europea, ha determinato una drastica riduzione a livello globale dell’emissione di anidride carbonica in atmosfera (attorno al 11% nei soli USA), ma ciò non è stato sufficiente a evitare gli eventi climatici estremi.

 

In conclusione, la stabilizzazione della quantità di CO2 in atmosfera, su cui le nazioni litigano da anni, non è più rimandabile giacché il cambiamento climatico indotto è irreversibile su di una scala di millenni. Già da ora è lecito attendersi una prolungata (per secoli) azione inerziale del surriscaldamento con inevitabili manifestazioni estreme, anche qualora dovessero essere rimosse le cause che l’hanno determinato.