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Contatti con i vertici delle agenzie di intelligence americane e con le lobby del mondo arabo e asiatico che fanno affari a Washington. Ecco perché il candidato repubblicano ha puntato su di lui

Michael Flynn

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

 

Secondo James Clapper, a capo del Director of National Intelligence, le agenzie di intelligence statunitensi potranno collaborare senza preoccupazioni con il prossimo inquilino della Casa Bianca, a prescindere da chi sarà. Rispondendo alle domande degli addetti ai lavori, nel corso di un incontro tenutosi il 7 settembre a Washington, organizzato dall’INSA (Intelligence and National Security Alliance) e moderato da Letitia Long, ex direttore dell’NGA (National Geospatial-intelligence Agency), Clapper ha dichiarato di aver avuto un’ottima impressione dei rispettivi staff di Hillary Clinton e Donald Trump.

 

Se il candidato repubblicano, più volte accusato dai suoi oppositori di non essere affidabile per gestire i rapporti riservati che la CIA deve consegnare ai candidati alla Casa Bianca in prossimità del voto, ha ottenuto la “benedizione” di Clapper, lo deve in buona parte al generale Michael Flynn.

 

L’ex capo della DIA (Defense Intelligence Agency), durante l’estate ha sorpreso un po’ tutti decidendo di sostenere la campagna di Trump assumendo il ruolo di suo consigliere per la sicurezza. Unico tra gli alti funzionari dell’intelligence americana ad aver deciso di appoggiare il tycoon newyorchese, in questi mesi Flynn non è passato inosservato attirandosi, come era prevedibile, le critiche dei democratici che lo hanno accusato di essere islamofobo e simpatizzante di Vladimir Putin.

 

Flynn finora ha sempre schivato gli attacchi badando a svolgere la missione assegnatagli da Trump: mettere in discussione la credibilità di Hillary Clinton facendo leva in ogni occasione buona sullo caso dell’Email gate che la vede coinvolta e, soprattutto, proteggere il candidato repubblicano dagli attacchi di chi, dall’interno dei servizi segreti e delle forze armate americane, sta provando ad ostacolarne la corsa.

 

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Il curriculum di Michael Flynn

Da quando nel 2014 la lasciato la DIA, al termine della prima metà del secondo mandato del presidente Barack Obama, Flynn ha iniziato a tessere una rete sempre più estesa di contatti nel mondo dell’alta finanza e della sicurezza. Un network di conoscenze che adesso sta mettendo a disposizione di Trump, tenendolo costantemente aggiornato sulle questioni internazionali che riguardano più da vicino l’America (non va dimenticato che Flynn ha guidato le missioni militari USA in Afghanistan e Iraq) e su tutto ciò che potenzialmente potrebbe avere un impatto negativo sulla sua campagna elettorale.

 

Sempre nel 2014 Flynn ha fondato una società privata di consulenza, la Flynn Intelligence Group (FIG), affidandone la direzione operativa al figlio Michael G. Cofondatore della FIG è Bijan R. Kian, una figura di spicco della comunità iraniana che vive negli Stati Uniti, in contrasto con il governo di Teheran. Kian è l’uomo che collega Flynn al Medio Oriente, alla Russia e ad altri Paesi dell’Asia Centrale, considerato che all’interno della Nowruz Commission (Nowruz è il capodanno iraniano, ndr), una tra le principali organizzazioni con sede a Washington a cui sono iscritti influenti lobbisti provenienti da quelle aree. Ma non solo. Perché Kian è anche un ex membro del consiglio di amministrazione di Export Import Bank (Exim Bank) e oggi guida la GreenZone Systems, società di sicurezza informatica nonché consulente della Levyx, azienda che opera con i big data.

 

 

 

I rapporti con NSA e CIA

Proprio nel settore della sicurezza informatica la FIG sta puntando a espandersi. Oltre i contatti che gli garantisce il suo socio Kian, Flynn ha rapporti diretti anche con i vertici di Quaestor Federal Consulting, ex i3 ICS, guidata da Phil Oakley, ex analista dell’intelligence militare americana, a cui è stato poi assegnato un incarico all’interno della FIG. Specializzata nello sviluppo di sistemi informatici, Quaestor Federal Consulting è importante per Flynn perché collabora con diverse aziende che a loro volta ricevono commissioni da diverse agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Tra queste vi sono Palantir, Signal Innovation Group (SIG, acquisita da BAE Systems nel 2014) e Optensity. Quest’ultima è una società che si occupa di elaborazione dati e all’interno del suo consiglio vi sono Bob Gourley, ex direttore tecnico della DIA, e Fran Landolf, ex funzionario di alto livello dell’NSA (National Security Agency).

 

Per sviluppare l’asse informatico della sua società, Flynn ha aperto la filiale FIG Cyber Inc, diretta fino al luglio di quest’anno da Joe Kelly. Quest’ultimo nel 2009 ha guidato il Cyber Space Policy Review della Casa Bianca e in passato è stato anche responsabile del coordinamento delle agenzie di intelligence dei Paesi membri che aderiscono al programma Five Eyes: NSA per gli USA, GCHQ (United Kingdom’s Government Communications Headquarters) per il Regno Unito, CSEC (Canada’s Communications Security Establishment Canada) per il Canada, ASD (Australian Signals Directorate) per l’Australia, GCSB (New Zealand’s Government Communications Security Bureau) per la Nuova Zelanda.

 

E poi ci sono i rapporti con i funzionari della CIA. Flynn è anche un consulente per la società di sicurezza Patriot Defense Group (PDG), fondata dall’ex agente della CIA Todd Wilcox, e collabora con alcuni ex ufficiali del National Clandestine Service (l’autorità statunitense per il coordinamento dei servizi di HUMINT – human intelligence – una delle quattro componenti principali della CIA). Grazie a queste relazioni può attingere informazioni fresche sul mondo arabo, così come su quello slavo, e sulle operazioni di antiterrorismo che vengono condotte in queste aree.

 

Basta elencare i contatti che sono custoditi nella sua agenda per capire perché Donald Trump si sia affidato proprio a lui per avere le spalle coperte nella corsa verso la Casa Bianca.