LIBIA -

Sarà l’ammiraglio italiano Enrico Credendino a guidare la task force europea nel Mediterraneo. Serve però il consenso dei governi rivali libici per ottenere l'approvazione della risoluzione ONU

Migrants wait to disembark from the Migrant Offshore Aid Station (MOAS) ship MV Phoenix in the Sicilian harbour of Messina

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di Rocco Bellantone

I ministri degli Esteri e della Difesa dell’UE hanno approvato a Bruxelles ieri, lunedì 18 maggio, le linee guida della missione navale Eunavfor Med, finalizzata a fermare gli scafisti e arginare i traffici di migranti nel Mediterraneo. Prima di diventare operativa, la missione dovrà attendere il 22 giugno quando i leader dell’UE si pronunceranno in via definitiva.

 

All’Italia il comando delle operazioni

Ieri intanto l’Italia ha ottenuto la titolarità della missione. Il suo quartier generale sarà a Roma, a Centocelle, vicino all’aeroporto di Centocelle. Si tratta di una delle cinque strutture di questo tipo situate in Europa, attraverso cui l’UE gestisce le proprie missioni militari. Il comando delle operazioni è stato affidato all’ammiraglio di divisione Enrico Credendino. Cinquantadue anni, Credendino negli anni scorsi ha già guidato la missione antipirateria Atalanta a largo delle coste somale. Avrà a disposizione uno staff formato da circa quaranta ufficiali provenienti da diversi Paesi, il cui compito sarà anche di coordinare l’attività di Eunavfor con quella della missione NATO nel Mediterraneo Active Endeavour.

 

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L’ammiraglio Enrico Credendino (foto onuitalia.com)

 

Il piano, finanziato con un budget iniziale di 11,82 milioni di euro e la cui durata sarà di 12 mesi, si svilupperà in quattro fasi: lavoro di intelligence per la raccolta di informazioni sui movimenti degli scafisti, rilevamento delle imbarcazioni, distruzione degli scafi e ritiro una volta terminate le operazioni. La missione avrà l’appoggio di Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, che hanno promesso navi, mentre da Polonia e Slovenia arriveranno aerei ed elicotteri. Londra in particolare avrebbe pronta una squadra di incursori rana che si avvicinerebbero alle coste libiche a bordo di sottomarini.

 

L’obiettivo, ha sintetizzato con un tweet al termine della giornata di ieri l’Alto rappresentante per la politica estera UE Federica Mogherini, è “distruggere il modello di business dei contrabbandieri e delle reti di trafficanti nel Mediterraneo”.

 

Il ruolo della Libia

La prima domanda da porsi rispetto all’efficacia di questo piano rimanda inevitabilmente alla situazione in Libia. “Stiamo lavorando per rafforzare i rapporti con le autorità libiche – ha affermato in proposito la Mogherini riferendosi al governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale. I libici devono assumersi le loro responsabilità mettendo in sicurezza le loro frontiere terrestri e marittime”.

 

Il messaggio, implicitamente, è rivolto anche all’esecutivo rivale di Tripoli, senza il cui sostegno difficilmente le forze messe in campo dall’UE potranno avere un quadro completo dei movimenti degli scafisti. Ma i rappresentanti del governo di Tripoli hanno più volte dichiarato in queste settimane che non intendono accettare il piano di transizione proposto dal funzionario ONU in Libia Bernardino Leon, ribadendo che considereranno eventuali operazioni militari nelle loro acque un atto di guerra.

 

A soldier from the Libya Dawn group stands near Egyptian mgrants sitting at an immigration centre in Misrata

 

Migranti sorvegliati dai militari del governo di Tripoli a Misurata

 

Lo stesso governo di Tobruk non appare molto incline a rispettare le direttive europee. Khalifa Haftar, capo delle forze armate regolari libiche e forte del sostegno del governo egiziano di Abdel Fattah Al Sisi, continua a chiedere il congelamento dell’embargo sulle armi imposto alla Libia. Il generale sostiene infatti che armare i suoi militari è l’unica soluzione per impedire che i gruppi jihadisti prendano il sopravvento in Libia e invadano le coste meridionali dell’Europa. A Tobruk, dunque, l’unica legge che viene rispettata è quella imposta da Haftar. E la perentorietà con cui la sua aviazione bombarda navi sospette dirette ai porti di Tripoli o Derna, dimostra quanto poco il governo “laico” sia disposto a ricevere ordini da Bruxelles.

 

Gli scogli da superare

Questa situazione, unita al fatto che difficilmente il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approverà in tempi brevi la risoluzione per sdoganare una missione militare UE senza il consenso dei due governi libici, dimostra quanto rimangano impervie le acque che separano l’Europa dalla Libia.

 

Se non si supera prima di tutto questo scoglio, parlare di cooperazione con i Paesi di transito delle rotte dei migranti e di complicati programmi di equa distribuzione dei rifugiati in Europa – su cui il Regno Unito, il blocco dei Paesi dell’est ma anche Francia e Spagna hanno espresso parere opposto – è un esercizio buono per riempire i giornali ma poco utile per prevedere i possibili sviluppi della situazione.

@RoccoBellantone