IRAQ -

L’esercito iracheno avanza verso la Città Vecchia e la Grande Moschea. Intanto crescono i numeri dell’emergenza umanitaria. Le immagini dal fronte

Mosul

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Sono almeno sei i foreign fighters dello Stato Islamico uccisi in un raid aereo condotto dall’aviazione irachena, supportata dai caccia americani, nella zona di Shaarin, a ovest di Mosul. Secondo i servizi segreti di Baghdad, che hanno diffuso la notizia il 19 marzo, si tratta di un russo (Abdul Karim al Rusi), di un siriano con cittadinanza francese (Saleh al Ahmad), di due marocchini (Abu Duaa al Maghribi e Abdullah Hammoud), di un algerino con cittadinanza britannica (Milad Siro) e di un turco (Youssef Awni).

 

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Intanto proseguono i combattimenti casa per casa per la riconquista della Città Vecchia di Mosul e per riprendere il controllo della Grande Moschea dove il 29 giugno del 2014 Abu Bakr Al Baghdadi proclamò la nascita del Califfato. Si tratta di un obiettivo dall’alto valore strategico, molto difficile però da raggiungere. «Situata sulla sponda occidentale del Tigri, fiume che taglia la città in due - scrive l’agenzia Askanewsla Città Vecchia è un labirinto di stradine, densamente popolato, poco propizio all’avanzata dei blindati e dove l’uso di armi pesanti rischia di mettere in pericolo la popolazione civile».

 

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In parallelo all’avanzata del fronte anti-ISIS a Mosul, cresce il numero degli sfollati dalla città in cui si stima che prima dell’avvento dello Stato Islamico abitassero due milioni di abitanti. Dall’inizio dell’offensiva, lanciata il 17 ottobre del 2016 e concentratasi dal 19 febbraio 2017 nella parte ovest, sono state oltre 180mila le persone fuggite solo dai quartieri occidentali. Le autorità hanno annunciato che nei campi profughi potranno essere ospitate altre 100mila persone, ma secondo l’ONU il numero degli sfollati potrebbe essere più alto. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari umanitari (OCHA), si prevedono arrivi supplementari di circa 300-320mila civili nelle prossime settimane.

 

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«L’operazione umanitaria a Mosul Ovest è ben più importante e complessa che nell’Est», ha sottolineato Lise Grande, la coordinatrice umanitaria dell’ONU per l’Iraq. «La principale differenza, è che nell’Est migliaia di famiglie sono rimaste nelle loro case, mentre ad Ovest decine di migliaia fuggono. Noi abbiamo preparato l’operazione di Mosul per mesi. Ma la verità è che la crisi ci sta spingendo nelle nostre ultime trincee».

 

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