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Londra annuncia la costruzione di un muro lungo la sponda francese della Manica per scoraggiare chiunque proverà ad entrare clandestinamente nel Regno Unito. Basterà?

Calais_muro

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Un muro anti-migranti a Calais. Nella città situata lungo la sponda francese del Canale della Manica, dove si sta estendi a dismisura un enorme campo per migranti ribattezzato la “giungla”, il governo britannico è intenzionato a costruire un muro per scoraggiare chiunque proverà ad effettuare la traversata a bordo di camion per entrare clandestinamente nel Regno Unito.

 

La realizzazione dell’opera inizierà questo mese e dovrebbe essere conclusa entro la fine del 2016 al costro di circa 20 milioni di euro. Il muro rientra in un progetto su cui stanno lavorando Parigi e Londra per mettere in sicurezza il porto di Calais. Sarà alto quattro metri, lungo un chilometro e si svilupperà ai bordi della Rocade. Si tratta della strada a doppia carreggiata che costeggia la “giungla” e che conduce al porto di Calais.

 

La notizia, data il 7 settembre dal ministro dell’Immigrazione del Regno Unito Robert Goodwill, ha innescato nuove polemiche sia sull’efficacia che un’opera di questa portata potrà avere per arginare efficacemente i flussi migratori che proseguono incessanti dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia, sia sull’integrità dell’Europa, mostratasi per l’ennesima volta disunita nell’affrontare questa emergenza.

 

In attesa di capire con quali tempistiche, ecco una rassegna dei principali muri costruiti nel mondo.

 

In Irlanda del Nord le cosiddette “linee della pace”, mura e recinzioni apparse ormai quarant’anni fa a Belfast, hanno continuato a crescere nel tempo. E oggi continuano a separare le comunità cattoliche da quelle protestanti. A Cipro, un recinto di filo spinato si estende per 180 chilometri da Kokkina, nel nord-ovest dell’isola, fino a Famagosta nella parte sud-ovest, separando i turchi dai greco-ciprioti sotto il controllo delle Nazioni Unite (nonostante oggi la situazione sia assai più rilassata). Mentre 33 chilometri di muro separano il confine sensibile tra Bulgaria e Turchia.

 

Tra Ceuta e Melilla, Spagna e Marocco sono divisi da una ventina di chilometri di barriere. In queste due città autonome spagnole il governo di Madrid ha costruito nel 1998 delle recinzioni lunghe rispettivamente 8 e 12 chilometri: tre barriere alte sei metri, sormontate da reticolati di filo spinato, dotate di un’illuminazione ad alta intensità e di videocamere a circuito chiuso funzionanti anche di notte. Le aree e i passaggi via mare sono sorvegliati dagli agenti della Guardia Civil. Finora almeno 4mila persone sono morte annegate nel tentativo di attraversare lo Stretto di Gibilterra per entrare illegalmente in Spagna.

 

L’Arabia Saudita è forse l’esempio più chiaro, dove il confine con l’Iraq è protetto da 800 chilometri di recinzioni elettrificate e dotate di sensori ultratecnologici, mentre è in via di sviluppo un’altra barriera per separare il Paese dallo Yemen. Baghdad a sua volta ha visto nascere una barriera al confine col Kuwait, lunga 190 chilometri e costruita a partire dal 1991, subito dopo l’inizio della prima Guerra del Golfo.

 

Member of the Saudi border guards force stands guard next to a fence on Saudi Arabia's northern borderline with Iraq

Arar, città dell’Arabia Saudita situata al confine con l’Iraq

 

In Iran, una barriera di 900 km separa la Repubblica degli Ayatollah dall’Afghanistan e un’altra che si vorrebbe estendere fino a 700 chilometri la divide dal Pakistan. Paese, quest’ultimo, a sua volta separato dall’India grazie alla cosiddetta “linea di controllo” che spezza la regione contesa del Kashmir e forma una frontiera per ben 3.300 chilometri.

 

Lungo il 38esimo parallelo, Corea del Sud e Corea del Nord sono a loro volta separate dal 1953 da un confine che risulta essere il più militarizzato al mondo. Nel Sahara Occidentale sei diversi muri, eretti nel 1987 e lunghi 2.700 chilometri con tanto di fossati e filo spinato, separano Marocco e Mauritania e le terre abitate dal popolo Sahrawi (senza considerare che la regione è ricca di mine antiuomo).

 

Palestinian woman waits to cross into Egypt at the Rafah border crossing between Egypt and the southern Gaza Strip

Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza

 

Botswana-Zimbabwe sono separate da una barriera elettrificata alta tre metri, costruita dal Botswana, ufficialmente per evitare la diffusione dell’Afta Epizootica, ma nel frattempo è servita per tenere alla larga gli immigrati clandestini. Stessa cosa tra Israele-Egitto, Egitto-Striscia di Gaza, Messico-Stati Uniti.

 

Come a dire che nel mondo sono più le barriere che i liberi passaggi. E proprio l’Unione Europea, che ha visto cadere il muro di Berlino e il mondo che esso rappresentava, e che sull’abbattimento delle frontiere ha fondato la propria ragione d’esistere fino a metterlo nel nome (Unione non significa proprio questo?), oggi rischia di crollare per un muro invisibile ma non meno invalicabile. Quello issato nel cuore del Mediterraneo.

Articolo pubblicato sul n. 16 del magazine