COREA DEL NORD -

Durante la parata militare del “Giorno del Sole” Pyongyang ha ribadito di essere pronta a reagire a qualsiasi segno di aggressione americana. Ma qual è l’effettiva capacità bellica del regime di Kim Jong Un?

NORD COREA PARATA MILITARE

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La Corea del Nord il 15 aprile ha celebrato il centocinquesimo anniversario della nascita di Kim Il-sung, “padre fondatore” della Repubblica Popolare Democratica di Corea, con una nuova dimostrazione della propria forza militare che però, come era prevedibile, ha avuto esclusivamente effetti mediatici. Secondo fonti sudcoreane, avallate dal Pentagono, l’ultimo test missilistico effettuato dalla Corea del Nord la mattina del 16 aprile, all’indomani dell’imponente parata militare del “Giorno del Sole” e nel giorno dell’arrivo a Seoul del vicepresidente americano Mike Pence, si sarebbe infatti risolto nell’ennesimo fallimento.

 

Non è ancora stato chiarito che tipologia di vettore sia stata impiegata per il test di lancio, anche se per le fonti del Pentagono non si sarebbe in ogni caso trattato di un missile intercontinentale a lungo raggio, in grado di raggiungere le isole controllate dagli Stati Uniti nel Pacifico. Così come non è chiaro se il fallimento del lancio sia stato dovuto a un’avaria o a un’azione di sabotaggio effettuata dall’intelligence statunitense, come è stato lasciato intendere da indiscrezioni trapelate alcune settimane fa secondo le quali gli USA avrebbero effettuato attività di “disturbo” dei test missilistici nordcoreani.

 

USS Carl Vinson(La portaerei USS Carl Vinson diretta verso le coste nordcoreane)

Gli ultimi scambi di accuse

La parata del 15 aprile è stata anticipata da un’escalation di accuse tra i due Paesi. Nell’ennesimo picco di tensione, innescato dalle recenti minacce di nuovi test missilistici da parte di Pyongyang, il presidente americano Donald Trump ha deciso di passare dalle parole ai fatti ordinando la deviazione della rotta della portaerei Carl Vinson, inizialmente diretta in l’Australia, verso le coste nordcoreane.

 

Lo spostamento delle navi da guerra statunitensi nel Pacifico è arrivato pochi giorni dopo l’attacco missilistico contro la base aerea siriana Al Shayrat, secondo molti analisti un atto provocatorio “trasversale” di Trump indirizzato non solo al presidente Bashar Assad ma anche alla Corea del Nord, la quale ha immediatamente condannato l’azione come «un’intollerabile aggressione contro uno stato sovrano».

 

L’11 aprile i media di Stato nordcoreani hanno dichiarato che il paese è pronto a reagire con un attacco nucleare al primo minimo segno di aggressione americana. Se la Corea del Nord è «in cerca di guai», come ha scritto il presidente Trump in un tweet, gli Stati Uniti «risolveranno il problema» a costo di farlo da soli. Il riferimento è alla Cina, che appare più propensa alla ricerca di un dialogo con Pyongyang, anche in considerazione di quelle che potrebbero essere le conseguenze di un eventuale collasso del regime di Kim Jong Un e di una riunificazione della penisola coreana sotto l’egida statunitense.

 

«La situazione è tesa e noi certamente desideriamo pervenire a una soluzione pacifica», ha dichiarato l’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite Liu Jieyi all’agenzia Reuters. «Crediamo che sia molto importante muoversi verso la denuclearizzazione, per mantenere la pace e la stabilità, ed è il momento che le diverse parti si siedano per discutere insieme del raggiungimento di questi obiettivi».

 

COREA NORD NUCLEARE

 

Punti di forza e limiti dell’esercito di Pyongyang

Secondo le stime più recenti, la Corea del Nord sarebbe dotata di circa un migliaio di missili balistici, 600 dei quali appartenenti alla tipologia Scud di categoria B, C e D e circa 300 appartenenti alla tiplogia Nodong, una versione “updated” dello Scud; mentre i missili a lungo raggio di tipo Musudan Taepodong (in grado di raggiungere alcune aree comprese nello spazio aereo USA) si contano in diverse dozzine.

 

Secondo il rapporto The Military Balance 2015 stilato dall’International Institute for Strategic Studies, Pyongyang sarebbe inoltre in possesso di più di 21.000 veicoli militari, un numero di carri armati compreso tra i 3.000 e i 4.000, circa 563 aerei da guerra, 72 sottomarini e 3 fregate.

 

nord_corea_esercito

 

Per quanto riguarda le forze di terra, il personale attivo è composto da un milione di uomini, con circa sette milioni di riservisti pronti a entrare in azione in caso di mobilitazione. Si ritiene inoltre che il regime nordcoreano possa disporre di almeno una ventina di testate nucleari e di una consistente capacità in termini di armi chimiche (tra cui l’agente nervino noto come sarin), che si stima in una quantità di circa 5.000 tonnellate.

 

Nonostante lo sviluppo della tecnologia militare e l’addestramento delle truppe rimangano a un livello piuttosto rudimentale, se paragonato al vicino sudcoreano e agli Stati Uniti, esistono campi nei quali il regime sta compiendo notevoli passi avanti.

 

A preoccupare gli esperti non sono infatti solo i progressi compiuti di recente da Pyongyang nel proprio programma di sviluppo nucleare e missilistico, ma anche quelli rilevati nell’ambito della guerra informatica. L’unità IT nota come Bureau 121 può infatti contare su un vero e proprio esercito di circa 1.800 hacker appositamente addestrati alla cyber-war, alla cui formazione avrebbero contribuito, nel corso degli ultimi decenni, gli alleati più stretti del regime, ovvero Russia, Cina e Iran.

Priscilla Inzerilli