Bandiera

Afghanistan

  • Capitale: Kabul­­
  • Ordinamento: Repubblica islamica
  • Superficie: 652.230 km²
  • Popolazione: 30.419.928
  • Religioni: sunnita (80%), sciita (19%)
  • Lingue: dari (ufficiale), Pashto, uzbeko
  • Moneta: afghani (AFN)
  • PIL pro capite: 1.000 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Aggiornata al Marzo 2017 - Dopo aver subito le dominazioni araba e mongola, nel corso dell’Ottocento il Paese diviene teatro delle ostilità tra l’Impero britannico e quello russo per la conquista dell’Asia Centrale. Nel 1919 l’epilogo della guerra con la Gran Bretagna sancisce, con il Trattato di Rawalpindi, l’indipendenza dell’Afghanistan. A partire dal 1950, il Paese diventa protettorato dell’Unione Sovietica in funzione anti-statunitense. Nel 1964 l’emiro Zahir Shah approva una nuova Costituzione, trasformando il Regno in una democrazia con libere elezioni e diritti civili, ma nel 1973 viene detronizzato da un colpo di stato. L’Afghanistan viene quindi proclamata Repubblica e Mohammed Daud ne diviene il presidente. Nel 1978 il Partito Democratico del Popolo Afghano (PDPA), filosovietico, dà il via alla “Rivoluzione d’aprile”, che porta alla nascita della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Nel 1979, dopo lo scoppio della ribellione islamica, l’URSS invade il Paese imponendo al potere Babrak Karmal. I guerriglieri musulmani (mujaheddin) si trasformano in esercito regolare al comando di ex ufficiali delle forze di sicurezza afghane, ricevendo supporto logistico ed economico da Iran e Pakistan. Tra loro figurano Ahmad Shah Massoud e Osama Bin Laden. L’occupazione sovietica e gli scontri proseguono fino al 1988, provocando l’esodo di oltre cinque milioni di profughi. Nell’aprile 1988 vengono firmati a Ginevra gli accordi per il definitivo ritiro sovietico. Nel 1994 il gruppo armato dei talebani conquista Kandahar, le province di Lashkargarh e Helmand e, nel 1996, occupa Kabul. Il movimento è guidato da Osama Bin Laden, cittadino saudita che aveva combattuto con i mujaheddin contro i sovietici ed aveva accresciuto il proprio peso e prestigio grazie al sostegno finanziario e politico degli Stati Uniti. Il “Leone del Panjshir” Massoud, invece, si oppone strenuamente ai talebani e, per tale motivo, viene ucciso in un attentato il 9 settembre 2001. La responsabilità viene attribuita allo stesso Bin e al movimento Al Qaeda, autori del bombardamento delle ambasciate statunitensi a Nairobi e Dar Es Salaam nel 1998 e dell’attacco Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Gli Stati Uniti e una coalizione internazionale iniziano una campagna militare in Afghanistan il 7 ottobre 2001, conquistando Kabul il 13 novembre. Con gli accordi di Bonn viene creata un’autorità provvisoria afghana il 22 dicembre 2001. Hamid Karzai diviene Presidente, confermato alla guida del Paese alle prime elezioni presidenziali democratiche nel 2004 e ancora nel 2009. Lo stesso Bin Laden sarà poi ucciso dai Navy Seal ad Abbottabad, in Pakistan, il 2 maggio 2011. Nel 2011 Karzai ottiene l'appoggio dell'assemblea del popolo afghano (loya jirga) e stringe un accordo con gli Stati Uniti affinché le truppe americane assicurino la loro permanenza fino al 2014. Dopo 13 anni, nel 2014 la NATO sospende formalmente la sua missione ritirando i propri contingenti dal suolo afghano. In seguito al ritiro delle truppe, le violenze si propagano in tutta la regione al punto che il 2014 viene considerato come l'anno più sanguinoso per il paese dal 2001. Alle presidenziali del 2014 l'ex ministro delle finanze Ashraf Ghani diviene presidente mentre un ruolo di chief-executive viene assegnato al suo sfidante Abdullah Abdullah in seguito a una competizione elettorale controversa. L'elezione di Ghani è stata salutata positivamente dagli Stati Uniti grazie alla predisposizione del leader a siglare il Bilateral Security Agreement che prevede una forza internazionale di supporto all'esercito afghano per contrastare le armate talebane. Al momento è in corso un tentativo di conciliazione politico-sociale, tra la comunità talebana e la società civile.

Economia

L’Afghanistan è uno dei Paesi più poveri al mondo. Il suo possibile sviluppo economico è stato sempre ostacolato dalle guerre, che non hanno mai permesso di realizzare un piano organico per lo sfruttamento delle proprie risorse. Nonostante gli aiuti internazionali, nel Paese mancano servizi e risorse di base (acqua, elettricità, assistenza medica, infrastrutture) e resta forte la disparità tra le regioni di confine, che possono avvantaggiarsi del passaggio di scambi commerciali, e quelle isolate del nord. Il settore primario, che qui occupa la maggior parte della popolazione, ruota in buona parte attorno alla produzione e al commercio legalizzato di oppio. La produzione dell'oppio ha registrato una crescita esponenziale negli ultimi anni (le piantagioni sono aumentate del 36%) e costituisce uno dei fattori di maggiore destabilizzazione del potere statale. Oggi l'oppio contribuisce al PIL afghano con 16,34 miliardi di dollari su un totale di 27,36 miliardi, pari al 60%. Quella del papavero è praticamente l'unica industria in tutto l'Afghanistan, diventato a tutti gli effetti un narcostato. Il commercio di narcotici mina l'integrità del paese andando a foraggiare la crescente attività terroristica. Le organizzazioni dei narcotrafficanti spesso godono del beneplacito dei rappresentanti delle istituzioni locali, con i quali vigono dei mutui accordi riguardanti il traffico di oppiacei, da cui entrambi traggono profitto. Spesso gli stessi miliziani vengono impiegati come guardiani delle coltivazioni di papavero. Per quanto riguarda l'industria i principali poli industriali si trovano a Kabul e Surkab, mentre gradualmente il Paese sta iniziando a intensificare l’estrazione di ferro, rame, niobio e litio. Gli scambi commerciali con l’estero, limitati dalla quasi totale assenza di una linea ferroviaria, riguardano l’esportazione dei prodotti tipici nazionali (lana, karakul, frutta e tappeti) verso Pakistan, India e Russia.

Criticità

Storicamente, l’Afghanistan ha sempre avuto un governo centrale molto debole. Ad oggi, nonostante il sostegno e l’appoggio della Comunità Internazionale al governo, il potere è gestito a livello locale, al di fuori di Kabul, da ex comandanti e combattenti mujaheddin, dagli anziani dei villaggi, dai narco-trafficanti, dai sostenitori del regime talebano e persino dalle truppe dell'ISIS soprattutto nei territori al confine con il Pakistan. Ciò crea una difficoltà strutturale nel controllo del territorio e delle frontiere e, di conseguenza, nella gestione della sicurezza. Durante il dominio dei talebani, l’Afghanistan è stato utilizzato come rifugio per molte organizzazioni, tra cui Al Qaeda. Nonostante i successi della forza di coalizione internazionale, le forze anti-sistema restano attive su tutto il territorio, in particolare nelle regioni dell’est e del sud. Kabul rimane uno dei target principali per i terroristi, in quanto il successo delle operazioni nella capitale garantisce una maggiore diffusione mediatica del loro messaggio. In seguito all'elezione di Ghani i rappresentanti dell'esercito talebano e gli ufficiali afghani si sono incontrati in Qatar per trovare un accordo: i talebani hanno ribadito che continueranno le loro offensive finché tutte le truppe straniere non smobiliteranno i loro contingenti dal paese. Nel Luglio 2015 l'esercito talebano annuncia la morte del Mullah Omar, guida suprema e fondatore del movimento e designa Mullah Akhter Mansour come suo legittimo successore. A partire dal 2015 è stata registrata anche la presenza di combattenti dell'ISIS nella provincia di Helmand. Le difficoltà del governo e il ritiro massiccio delle truppe straniere dal territorio sono un'ottima occasione per lo Stato Islamico di insediarsi anche in Afghanistan; inoltre, in seguito alla morte del Mullah Omar la politica talebana di parziale distensione con Kabul sembra aver scontentato le frange talebane più integraliste che potrebbero riversarsi proprio nelle milizie del Califfato. La minaccia di rimanere vittima di attentati di matrice terroristica è pertanto molto elevata: episodi di violenza, attacchi armati, esplosioni e attentati suicidi si registrano con frequenza quasi giornaliera, contro le forze armate della coalizione tuttora presenti nel Paese ma anche contro obiettivi politici e civili. Resta alta anche la possibilità di disordini civili. Elevato anche il rischio di sequestri soprattutto per i rappresentanti delle ONG. Mentre il governo ha formalizzato e implementato un sistema per regolamentare i cortei, le manifestazioni di carattere spontaneo che hanno luogo su tutto il territorio sono potenzialmente pericolose e degenerano di frequente in scontri con le forze di sicurezza. L’Afghanistan è inoltre una zona ad alto rischio sismico. Terremoti e tremori sono molto comuni, la loro pericolosità è aggravata dalle tecniche rudimentali con cui sono costruiti edifici e infrastrutture.