Bandiera

Argentina

  • Capitale: Buenos Aires
  • Ordinamento: Repubblica federale
  • Superficie: 2.780.400 km²
  • Popolazione: 42.192.494
  • Religioni: cattolica (92%), protestante (2%)
  • Lingue: spagnolo
  • Moneta: peso argentino (ARS)
  • PIL pro capite: 18.200 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Colonizzata dalla Spagna a partire dal 1502 come parte del Vicereame del Perù, l’Argentina raggiunge l’indipendenza il 9 luglio 1816 ma solo nel 1853 viene proclamata una Costituzione con cui il Paese diventa una Repubblica federale. Da allora, per oltre un secolo, l’Argentina è in continua crescita e diventa meta per migliaia di europei, specialmente italiani, in fuga dalle guerre del Vecchio continente. Nel 1946 Juan Peròn diventa Presidente della Repubblica, ma nel 1955 un colpo di stato militare rovescia il suo governo costringendolo all’esilio in Spagna. Una serie di colpi di stato militari si succedono fino al 1973, quando Peròn, tornato dall’esilio, trionfa con un’ampia maggioranza alle elezioni. Dopo la sua morte, avvenuta un anno dopo, lo sostituisce la moglie Isabelita, che si trova alla guida di un Paese pronto al collasso economico e politico. Il 24 marzo 1976 il Generale Videla con un nuovo colpo di stato prede il potere e impone una dittatura militare. Il bilancio della “Guerra Sporca”, così come viene definito il periodo che va dal 1976 al 1983, è di 30mila persone. Il 2 aprile 1982 l’Argentina invade le isole Falkland (Islas Malvinas) ed entra in guerra con l’Inghilterra. La disfatta costringe il governo militare a dimettersi. Raul Alfonsin diventa così il primo presidente democraticamente eletto dopo dieci anni. La situazione economica tuttavia resta drammatica e le misure adottate dal successivo governo di Menem, come l’imposizione della parità monetaria tra peso e dollaro, si rivelano del tutto inefficaci e causano una crescita esponenziale del debito estero. Nel dicembre 2001 la situazione finanziaria precipita, viene decretato lo stato d’assedio e nell’arco di una settimana si dimettono tre presidenti. Dal 2003 i coniugi Kirchner, prima Nestor (scomparso ad ottobre 2010) e attualmente Cristina, riconfermata dalla volontà popolare nell’ottobre 2011, sono alla guida del Paese. Il 22 novembre 2015 è stato eletto nuovo presidente Mauricio Macri. Il leader della coalizione di centro-destra Cambiemos ha battuto al ballottaggio il candidato peronista Daniel Scioli con il 51,42% dei voti contro il 48,58%.

Economia

Attualmente l’Argentina è la terza potenza economica dell’America Latina, dopo il Brasile e il Messico (inflazione al 25%). L’agricoltura e l’allevamento continuano a rappresentare una voce importante per l’economia nazionale. Nel Paese si coltivano ed esportano soprattutto soia (di cui il Paese è il terzo produttore a livello mondiale), frumento e mais. Anche la viticoltura è un settore in pieno sviluppo, suscitando l’interesse degli investitori stranieri. Seppur in calo rispetto agli anni Ottanta, l’allevamento continua a essere molto praticato nella Pampa (bovini e cavalli) e in Patagonia (ovini e caprini). L’Argentina è uno dei maggiori produttori mondiali di carne, latte, burro, formaggi e lana. L’industria (la più diversificata dell’America Latina) si concentra nell’area metropolitana di Buenos Aires, a Santa Fe e Córdoba. Rilevante è la presenza di risorse minerarie (carbone, argento, oro, rame, stagno, ferro, manganese e uranio) e di giacimenti di petrolio (il principale è quello situato a Comodoro Rivadavia, mentre gli oleodotti più importanti coprono le tratte Campo Durán-San Lorenzo e Puerto Rosales-La Plata). Sono in crescita anche la produzione di gas naturale e di energia idrica e nucleare. Il turismo rappresenta una delle risorse più importanti per la crescita del Paese. I principali partner commerciali sono Brasile, Cina, Usa, Cile, Spagna e Germania.

Criticità

Nonostante una situazione di stabilità politica e di relativa ripresa economica, negli ultimi anni in Argentina si è registrato un aumento degli episodi microcriminalità. La causa principale del disagio sociale è da ricondurre alla larga fetta di popolazione (circa il 30%) che vive sotto la soglia di povertà. A Buenos Aires e nelle altri grandi città del Paese si può pertanto rimanere vittime di furti, scippi, rapine armate e sequestri. I disordini sociali e le manifestazioni contro il governo che animano le piazze a volte possono diventare violenti. È possibile inoltre incontrare occasionalmente gruppi di manifestanti (“piqueteros”) che bloccano le strade principali dentro e fuori Buenos Aires. In Argentina esiste uno scarsissimo rischio di terrorismo internazionale.