Bandiera

Birmania (Myanmar)

  • Capitale: Naypyidaw
  • Ordinamento: Repubblica presidenziale
  • Superficie: 676.578 km²
  • Popolazione: 54.584.650
  • Religioni: buddista (89%), cristiana (4%)
  • Lingue: birmano
  • Moneta: kyat (MMK)
  • PIL pro capite: 1.400 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Sotto il dominio britannico dalla metà dell'800, il Paese divenne una repubblica indipendente nel 1948. Con l’indipendenza, i vari gruppi etnici rivendicarono uno Stato federale e dettero avvio a una guerriglia protrattasi fino agli anni Novanta. Nel 1962 un colpo di Stato militare mise fine alla democrazia. Una rivolta – conosciuta come rivolta “8888” – fu repressa nel sangue nel 1988 e venne imposta la legge marziale a seguito di un nuovo colpo di Stato. In questa occasione, venne anche imposto dai militari il nome Myanmar perché “Birmania” era ritenuto troppo legato all’etnia bamar. Durante questo periodo emerse la figura politica di Aung San Suu Kyi, leader del maggior partito di opposizione, la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD). Nelle elezioni del 1990, la stragrande maggioranza dei seggi parlamentari furono vinti dall’NLD, ma l’esercito si rifiutò di riconoscere il risultato e San Suu Kyi venne arrestata. Rilasciata nel 1995 e poi arrestata nuovamente nel 2000 e nel 2003, è stata infine liberata definitivamente nel 2010. Le sanzioni economiche della comunità internazionale spinsero nel 2008 la giunta a promulgare una nuova Costituzione, che tuttavia manteneva il potere ben saldo nelle mani dei militari a cui venivano garantiti la maggior parte dei seggi, la scelta del governo e i ministeri chiave. Nel 2010, l’NLD si rifiutò di partecipare alle elezioni che vennero definite una “farsa” dalla comunità internazionale. Alle elezioni del 2012, l’NLD ha ottenuto 43 dei 45 seggi disponibili. Nel 2013 Aung San Suu Kyi è stata rieletta alla testa del suo partito in corsa alle elezioni del 2015.

Economia

Le risorse di Myanmar sono principalmente teak (di cui è il più grande esportatore), giada, perle, rubini e zaffiri. Inoltre possiede vasti depositi offshore di gas e petrolio. Gran parte del territorio è fertile ed in effetti l’agricoltura è il settore dominante che dà lavoro ad oltre il 70% della popolazione. Nonostante la disponibilità di risorse, l’economia rimane tra le più sottosviluppate a causa di decenni di stagnazione, politiche economiche fallimentari, corruzione e isolamento internazionale. Le riforme verso una maggiore apertura del mercato interno cominciate nel 2010, e che hanno consentito una parziale privatizzazione, non hanno portato a risultati determinanti per invertire il trend economico. In ripresa il settore energetico (gas) e quello del turismo, ma la crisi finanziaria ha avuto ripercussioni sulle rimesse estere e sulle esportazioni.

Criticità

Le violazioni dei diritti umani sono da decenni al centro dell’attenzione internazionale. Al di là dell’assenza di libertà politiche e civili, il reclutamento dei bambini tra le fila dell’esercito, il lavoro forzato e il traffico di droga e di persone rappresentano una delle maggiori criticità. Dal punto di vista politico sussistono ancora tensioni di tipo etnico (soprattutto nelle aree di confine) che il regime ha tentato di reprimere nel corso degli anni. Le etnie, circa 135, rappresentano il 30% della popolazione totale e da decenni rivendicano maggiori libertà ed autonomia. Tra le principali gli shan, i karen, i chin, i mon, i rakhine e i kachin. Molti gruppi che sono ricorsi alla guerriglia hanno accettato una tregua e alcuni hanno costituito dei movimenti politici di opposizione. Viene considerato alto il rischio terrorismo. I militari rappresentano ancora la forza dominante, nonostante la presenza di un governo ufficialmente “civile” ma in cui molti degli incarichi rimangono prerogativa di ex militari o di militari in servizio attivo. La corruzione che si accompagna al sistema è anch’essa fra le cause principali del mancato sviluppo economico.