Bandiera

Cina (PRC)

  • Capitale: Pechino
  • Ordinamento: Repubblica popolare
  • Superficie: 9.596.961 km²
  • Popolazione: 1.343.239.923
  • Religioni: ateismo (94%), taoista, buddista
  • Lingue: cinese (mandarino), cantonese
  • Moneta: yuan (RMB)
  • PIL pro capite: 9.100 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Aggiornato a Maggio 2017 - La Cina attuale è eredità di un impero dinastico millenario, entità politica tra le più antiche al mondo. Nei primi del Novecento il potere imperiale conobbe una veloce e inarrestabile disgregazione che nel 1912, con l’abdicazione dell’ultimo imperatore Pu Yi, portò alla conclusione del cosiddetto Celeste Impero. In seguito, le guerre civili fra i nazionalisti di Chiang Kai-shek e i comunisti di Mao Tse-tung (1927-1937 e 1945-1949) e l’invasione giapponese durante la II guerra mondiale (1937-1945), mutarono per sempre i destini della Cina. In seguito alla vittoria dei comunisti sul Kuomintag di Chiang Kai-shek - che si ritirò nell’isola di Taiwan con il governo nazionalista – il Paese fu guidato da Mao, leader del Partito Comunista Cinese già dal 1943 e fautore della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese il primo ottobre 1949. Da quella data, il Paese avviò una grandiosa opera di ricostruzione, varando la prima Costituzione e il primo Piano Quinquennale. Alla fine degli anni Cinquanta, una scelta estrema di collettivizzazione (politica del Grande balzo in avanti) per superare l’occidente in campo economico e fronteggiare una grave carestia, trascinarono la Cina in una crisi profonda. La rivoluzione culturale del decennio successivo e l’avvento del culto di Mao inaugurarono una nuova era, che fu superata solo con Deng Xiaoping, che assunse de facto il potere alla morte di Mao nel 1976. Questi incoraggiò un sistema di responsabilità familiare, aumentando il tenore di vita e il reddito pro capite. Ma la fame di riforme democratiche e il malcontento giovanile animarono nel 1989 le rivolte studentesche, di cui piazza Tien’anmen a Pechino divenne il simbolo. Le riforme economiche introdotte da Xiaoping furono portate avanti da Jiang Zemin, prima Segretario Generale del partito comunista e Presidente della Repubblica Popolare dal 1993. Nel 2003 gli successe alla presidenza Hu Jintao, che nel 2007 introdusse il principio della proprietà privata, primo vero passo per la democratizzazione della Cina, contraddistinta però ancora oggi da un controllo esasperato dell’informazione e dalla censura della libertà di stampa. Nel novembre 2012 Hu Jintao è stato sostituito alla guida del partito comunista da Xi Jinping, che nel marzo 2013 è subentrato anche alla guida del Paese. In occasione del VI Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (2015), è stata riconosciuta la leadership totalizzante di Xi Jinping, il quale oltre alla carica di segretario generale del Partito, ha accentrato una quantità impressionante di poteri nelle sue mani, al punto da essere definito dalla stampa estera un novello Mao. Un altro dei temi del congresso è stata la riforma delle Forze Armate cinesi: il piano ha previsto un taglio di oltre 300.000 forze terrestri a vantaggio della marina e dell’aeronautica, viste le crescenti tensioni tra Pechino e altri paesi come USA, Giappone e Filippine, causate dalle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale. La riforma ha comportato anche una stretta di controllo sui vertici militari, tra cui non mancano personalismi e frequenti episodi di corruzione: questa politica di incremento del controllo s’ inserisce perfettamente nella lotta alla corruzione perseguita da Xi Jinping. Da segnalare inoltre il ruolo rivestito dalla Cina nei controversi rapporti tra Corea del Nord e Stati Uniti: partner commerciale e alleata di Pyongyang, la Cina ha da sempre svolto una funzione di mediatore nelle relazioni della Corea del Nord con il resto del mondo; relazioni amichevoli che sono state messe a repentaglio dai test missilistici di Kim Jong-un nel 2017, che di fatto potrebbero provocare una crisi diplomatica con Pechino, oltre che con il resto del mondo.

Economia

La Cina è oggi la terza potenza economica al mondo, dietro a UE e Stati Uniti. La scalata economica degli ultimi tre decenni si è basata soprattutto sulla reperibilità di una grande quantità di manodopera a basso costo, che ha permesso di delocalizzare in Cina le attività produttive di molte imprese occidentali e giapponesi. Nonostante la crescita degli ultimi decenni, il Paese ha registrato nel 2015 il punteggio più basso degli ultimi 25 anni (meno del 7%). La crescita industriale, concentrata soprattutto nelle regioni del sud-est, ha portato fuori dallo stato di povertà milioni di cinesi, il cui Pil annuo pro capite si attesta oggi sopra i 9.000 dollari. La Cina è il primo produttore al mondo di: riso, frumento, patate, arachidi, tabacco e tè, ed è secondo per il mais e quarto per la soia. Negli ultimi decenni, sul piano industriale i maggiori sviluppi si sono registrati nei settori delle imprese di trasformazione, dell’energia, dei trasporti aerei e delle telecomunicazioni. Crescono il settore siderurgico e metallurgico, così come l’industria chimica e le attività manifatturiere. La Cina è inoltre fra i primi produttori mondiali di carbone, petrolio, gas naturale, ferro, tungsteno, zinco, piombo, nichel, antimonio, manganese, molibdeno, mercurio, rame, bauxite, stagno. È il quinto produttore mondiale di petrolio e tra i primi quindici per disponibilità di riserve. Anche il settore nucleare è in espansione: le centrali nucleari più importanti si trovano a Dayawan (Guangdong) e a Quinshan (Zhejiang) ed entro il 2020 è stato programmato il completamento di altri 30 nuovi impianti. I principali partner commerciali della Cina sono Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan. Ha fatto inoltre discutere l’acquisizione del porto del Pireo da parte del governo cinese, operazione necessaria la Grecia, in crisi economica, e strategica per Pechino che ha conquistato così un hub di primaria importanza per la sua presenza nel Mediterraneo.

Criticità

Escludendo le frequenti manifestazioni di protesta contro il governo a Pechino e gli episodi di terrorismo nella regione dello Xinjiang, la Cina potrebbe essere considerato un Paese sicuro. La microcriminalità è diffusa soprattutto nell’hinterland di Pechino e nelle altre grandi aree metropolitane del Paese, mentre le grandi organizzazioni criminali cinesi - conosciute come Triadi - operano come vere e proprie società e sono dedite al traffico di stupefacenti (in particolare, oppiacei) e d’ immigrati clandestini (concentrati soprattutto a Hong Kong, Yunnan e Guangxi), attività da cui derivano i maggiori introiti. Sul fronte internazionale, l’irrisolta questione tibetana rende critica ogni forma di rapporto di quel Paese con la Cina, a partire dal semplice ingresso nella regione. In Cina esiste inoltre un discreto rischio terroristico legato alla questione separatista degli Uiguri, minoranza turca a confessione islamica insediatasi da secoli nella regione dello Xinjiang, al confine con il Kazakhstan. Gli Uiguri subiscono una forte repressione da Pechino che da decenni limita la loro libertà di culto e di espressione; queste politiche repressive hanno portato molti uiguri a lasciare lo Xinjiang per affiliarsi alle milizie dell’ISIS e a combattere in Siria e in Iraq. Nella lista di aree a rischio rientrano i confini con l’Afghanistan e il Pakistan, perché privi di ogni tipo di sorveglianza, così come le aree confinanti con il Vietnam e la Birmania. Sul fronte interno, la Cina resta uno dei pochi Paesi avanzati al mondo in cui il governo esercita sistematicamente la censura: controlli sugli accessi a Internet nei luoghi pubblici, parole che non forniscono informazioni se inserite nei motori di ricerca, arresti che seguono a manifestazioni di stampo politico o religioso, sono solo alcune delle azioni delle autorità per mantenere il pieno controllo sul Paese. Per quanto concerne il clima, l’elevato tasso di inquinamento atmosferico è una delle più gravi minacce all’ambiente e alla salute dei cittadini. Minacce concrete sono rappresentate inoltre dalle periodiche piogge torrenziali, dai tifoni e dai terremoti. Le aree a maggiore rischio sismico sono le provincie di Sichuan, Heilongjiang, Lijiang (nel bacino del Fiume Giallo) ed Hebei e la regione di Pechino.