Bandiera

Cina (PRC)

  • Capitale: Pechino
  • Ordinamento: Repubblica popolare
  • Superficie: 9.596.961 km²
  • Popolazione: 1.343.239.923
  • Religioni: ateismo (94%), taoista, buddista
  • Lingue: cinese (mandarino), cantonese
  • Moneta: yuan (RMB)
  • PIL pro capite: 9.100 USD
  • Livello di criticità:

Politica

La Cina attuale è eredità di un impero dinastico millenario, entità politica tra le più antiche al mondo. Nei primi del Novecento il potere imperiale conobbe una veloce e inarrestabile disgregazione che nel 1912, con l’abdicazione dell’ultimo imperatore Pu Yi, portò alla conclusione il cosiddetto Celeste Impero. In seguito, le guerre civili fra i nazionalisti di Chiang Kai-shek e i comunisti di Mao Tse-tung (1927-1937 e 1945-1949) e l’invasione giapponese durante la II guerra mondiale (1937-1945), mutarono per sempre i destini della Cina. In seguito alla vittoria dei comunisti sul Kuomintag di Chiang Kai-shek - che si ritirò nell’isola di Taiwan con il governo nazionalista - il “grande balzo in avanti” del Paese fu guidato da Mao, leader del Partito Comunista Cinese già dal 1943 e fautore della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese il primo ottobre 1949. Da quella data, il Paese avviò una grandiosa opera di ricostruzione, varando la prima Costituzione e il primo Piano Quinquennale. Alla fine degli anni Cinquanta, una scelta estrema di collettivizzazione per superare l’occidente in campo economico e fronteggiare una grave carestia, trascinarono la Cina in una crisi profonda. La rivoluzione culturale del decennio successivo e l’avvento del culto di Mao inaugurarono una nuova era, che fu superata solo con Deng Xiaoping, che assunse de facto il potere alla morte di Mao nel 1976. Questi incoraggiò un sistema di responsabilità familiare, aumentando il tenore di vita e il reddito pro capite. Ma la fame di riforme democratiche e il malcontento giovanile animarono nel 1989 le rivolte studentesche, di cui piazza Tien’anmen a Pechino divenne il simbolo. Le riforme economiche introdotte da Xiaoping furono portate avanti da Jiang Zemin, prima Segretario Generale del partito comunista e Presidente della Repubblica Popolare dal 1993. Nel 2003 gli succede alla presidenza Hu Jintao, che nel 2007 introduce il principio della proprietà privata, primo vero passo per la democratizzazione della Cina, contraddistinta però ancora oggi da un controllo esasperato dell’informazione e dalla censura alla libertà di stampa. Nel novembre 2012 Hu Jintao viene sostituito alla guida del partito comunista da Xi Jinping, che nel marzo 2013 subentra anche alla guida del Paese.

Economia

La Cina è oggi la terza potenza economica al mondo, dietro a Europa e Stati Uniti. La scalata economica degli ultimi tre decenni si è basata soprattutto sulla reperibilità di una grande quantità di manodopera a basso costo, che ha permesso di delocalizzare in Cina le attività produttive di molte imprese occidentali e giapponesi. La crescita industriale, concentrata soprattutto nelle regioni del sud-est, ha portato fuori dallo stato di povertà milioni di cinesi, il cui Pil annuo pro capite si attesta oggi sopra i 9.000 dollari. La Cina è il primo produttore al mondo di: riso, frumento, patate, arachidi, tabacco e tè, ed è secondo per il mais e quarto per la soia. Negli ultimi decenni, sul piano industriale i maggiori sviluppi si sono registrati nei settori delle imprese di trasformazione, dell’energia, dei trasporti aerei e delle telecomunicazioni. Crescono il settore siderurgico e metallurgico, così come l’industria chimica e le attività manifatturiere. La Cina è inoltre fra i primi produttori mondiali di carbone, petrolio, gas naturale, ferro, tungsteno, zinco, piombo, nichel, antimonio, manganese, molibdeno, mercurio, rame, bauxite, stagno. È il quinto produttore mondiale di petrolio e tra i primi quindici per disponibilità di riserve. Anche il settore nucleare è in espansione: le centrali nucleari più importanti si trovano a Dayawan (Guangdong) e a Quinshan (Zhejiang) ed entro il 2020 è stato programmato il completamento di altri 30 nuovi impianti. I principali partner commerciali della Cina sono Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan. Il regime inflazionistico si attesta intorno al 3%.

Criticità

Escludendo le frequenti manifestazioni di protesta contro il governo a Pechino e gli episodi di terrorismo nella regione dello Xinjiang, la Cina potrebbe essere considerata un Paese sicuro. La microcriminalità è diffusa soprattutto nell’hinterland di Pechino e nelle altre grandi aree metropolitane del Paese, mentre le grandi organizzazioni criminali cinesi - conosciute come Triadi - operano come vere e proprie società e sono dedite al traffico di stupefacenti (in particolare, oppiacei) e di immigrati clandestini (concentrati soprattutto a Hong Kong, Yunnan e Guangxi), attività che rappresentano le maggiori voci degli introiti. Sul fronte internazionale, l’irrisolta questione tibetana rende critica ogni forma di rapporto di quel Paese con la Cina, a partire dal semplice ingresso nella regione. In Cina esiste inoltre un discreto rischio terroristico legato alla questione separatista degli Uiguri, minoranza turca a confessione islamica insediatasi da secoli nella regione dello Xinjiang, al confine con il Kazakhstan, che ha progressivamente intensificato i rapporti con i talebani in Afghanistan. Nella lista di aree sconsigliate rientrano i confini con l’Afghanistan e il Pakistan, perché prive di ogni tipo di sorveglianza. Da evitare, inoltre, anche i confini con il Kazakhstan, il Kyrgyzstan e il Tajikistan. A causa del rischio di attacchi da parte di bande armate, è sconsigliato il passaggio nelle aree confinanti con il Vietnam e la Birmania. Sul fronte interno, la Cina resta uno dei pochi Paesi avanzati al mondo in cui il governo esercita sistematicamente la censura: controlli sugli accessi a internet nei luoghi pubblici, parole che non forniscono informazioni se inserite nei motori di ricerca, arresti che seguono a manifestazioni di stampo politico o religioso, sono solo alcune delle azioni delle autorità per mantenere il pieno controllo sul Paese. Per quanto concerne il clima, escludendo l’elevato tasso di inquinamento atmosferico, minacce concrete sono rappresentate dalle periodiche piogge torrenziali, dai tifoni e dai terremoti. Le aree a maggiore rischio sismico sono le provincie di Sichuan, Heilongjiang, Lijiang (nel bacino del Fiume Giallo) ed Hebei e la regione di Pechino.