Bandiera
  • Capitale: Baghdad
  • Ordinamento: Repubblica parlamentare
  • Superficie: 438.317 km²
  • Popolazione: 31.129.225
  • Religioni: Islamica
  • Lingue: arabo e curdo (ufficiali), altre
  • Moneta: dinaro iracheno
  • PIL pro capite: 4.600 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Territorio culla di antiche civiltà conosciuto per secoli come Mesopotamia, l’attuale Iraq, dopo aver fatto a lungo parte dell’Impero Persiano, viene conquistato nel 656 dagli arabi - che vi introducono l’islam - e, successivamente, dai mongoli. Nel 1638 diventa parte dell’Impero Ottomano fino a quando, alla fine della prima guerra mondiale, viene occupato dalle truppe inglesi, ottenendo l’indipendenza nel 1919. Conclusa definitivamente la tutela britannica con la fine della seconda guerra mondiale, nel 1958 un colpo di stato attuato dal Comitato degli Ufficiali Liberi guidati dal generale Abd al-Karim Qasim, depone i reali al potere e istituisce la repubblica. Nel 1963 Qasim viene ucciso e il potere passa al partito Ba’th, favorevole a un avvicinamento all’Unione Sovietica. Da questo momento, nel Paese si susseguono una serie di golpe che nel 1979 portano al governo Saddam Hussein. Nel 1980 gli Stati Uniti e i Paesi NATO appoggiano l’Iraq nella guerra contro l’Iran, che si concluderà nel 1988 con un bilancio di oltre un milione di morti e, in pratica, con il ritorno allo status quo ante. Nel 1990 scoppia la prima Guerra del Golfo: l’Iraq occupa il Kuwait, ma è subito invaso da una coalizione internazionale che agisce su mandato delle Nazioni Unite e costringe le truppe di Saddam a ripiegare. L’Iraq torna nel mirino degli Stati Uniti dopo i fatti dell’11 settembre 2001, poiché accusato di produrre armi di distruzione di massa e di collaborare con l'organizzazione terroristica Al Qaeda. Nel 2003 gli USA, appoggiati dalla Gran Bretagna, invadono il Paese nonostante la contrarietà espressa da buona parte della diplomazia internazionale. L’Iraq è sconfitto e Saddam Hussein viene catturato (sarà giustiziato per impiccagione il 30 dicembre 2006). Nel 2004 diviene protettorato americano con un nuovo governo provvisorio, a capo del quale viene nominato inizialmente Ayad Allawi, primo ministro di fiducia degli Stati Uniti. Nel 2005 seguirà Ibrahim al Jaafari e l'anno successivo Nouri al-Maliki. Dal 2006 al 2014 il governo di al-Maliki rafforza l'entourage sciita al governo e marginalizza l'élitè sunnita generando pericolose tenisoni interconfessionali. Al-Maliki è costretto alle dimissioni, in favore di Haider al Abadi, nell'agosto 2014 a seguito dell'acuirsi della crisi interna esplosa con l'avanzare dei miliziani sunniti estremisti di ISIS (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante) che da giugno 2014 si sono riversati in territorio iracheno sconfinando dalla Siria.

Economia

Dopo l’occupazione anglo-americana del 2003 e la guerra civile che ne è scaturita, l’Iraq ha visto compromesso il proprio sistema produttivo, vedendo quasi azzerate le attività agricole, industriali e del terziario. Dal 2004 è in corso la ricostruzione del Paese, sostenuta dall’IRFFI (Fondo internazionale per la ricostruzione in Iraq), istituito da FMI e Banca Mondiale in cui confluiscono gli aiuti di 25 Paesi donatori, tra cui Stati Uniti, Giappone e Unione Europea. La principale risorsa del Paese resta il petrolio, di cui l’Iraq è uno dei più importanti produttori, quinto al mondo per disponibilità di riserve. I giacimenti più grandi si trovano nella zone di Karkuk, Ain-Zalah, Naft Khaneh, Baghdad, Fallujah, AZ-Zubair, Majnoon e Rumaila. Qui è attiva una rete di oleodotti che collega i giacimenti alle raffinerie e ai terminal del Mediterraneo e del Golfo Persico, chiusi con l’embargo e riaperti solo nella seconda metà degli anni Novanta. Nel Paese sono presenti anche giacimenti di gas naturale, fosfati e zolfo (nei pressi di Mosul). Oggi i maggiori partner commerciali dell’Iraq sono: Stati Uniti, Siria, Giordania, Turchia e Italia.

Criticità

Dalla metà del 2014 l'evoluzione del conflitto siriano e della guerra civile irachena ha dato luogo a una congiuntura letale per la sicurezza interna al Paese e gli equilibri regionali. Relativamente al rischio terrorismo l'Iraq vive da anni una realtà di guerra civile e interconfessionale estremamente grave e violenta a cui va sommato il recente e devastante revival dell'attività del gruppo estremistico sunnita fedele a Abu Bakr al-Baghdadi. A giugno 2014 la città irachena di Mosul, infatti, è stata conquistata dai miliziani di ISIS (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante) - anche noto come ISIL o DAESH, dall'acronimo in arabo - e da allora un vortice di feroce violenza si è abbattuto sulle regioni settentrionali del Paese arrivando alle porte della capitale. L'avanzata dell'autoproclamato "Stato Islamico" ha raggiunto i confini della regione autonoma del Kurdistan iracheno imponendo una stretta osservanza della Sharia, martoriando la popolazione, forzando all'esodo diverse comunità locali, applicando tattiche di coercizione che non hanno risparmiato genocidi, violenze sessuali ed esecuzioni di massa. Questo per quanto riguarda i più recenti sviluppi, prima dei quali, comunque l'Iraq rimaneva un Paese ad altissimo rischio terroristico. Episodi di violenza, esplosioni, attacchi suicidi e armati contro convogli, veicoli, edifici e infrastrutture erano all’ordine del giorno nella capitale, Baghdad, e nelle province di Al Qadisiyah, Muthanna, Najaf, Karbala e Dhi Qar. Tra gli obiettivi principali: imprese e istituzioni occidentali; organizzazioni non governative; trasporti pubblici, moschee, chiese e grandi raduni; centri di reclutamento dell’esercito, stazioni di polizia, edifici governativi e politici.