Bandiera

Italia

  • Capitale: Roma
  • Ordinamento: Repubblica parlamentare
  • Superficie: 301.340 km²
  • Popolazione: 61.261.254
  • Religioni: cattolica (80%)
  • Lingue: italiano, tedesco, francese, altre
  • Moneta: euro (EUR)
  • PIL pro capite: 30.100 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Il Regno d’Italia, nato nel 1861 sotto la casa regnante Savoia, diviene Repubblica nel 1946, dopo il ventennio fascista a partito unico (PNF) di Benito Mussolini. L’attuale Costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni di Tangentopoli (1992-1993), che hanno visto il brusco tramonto della Prima Repubblica, il sistema politico-parlamentare italiano si è basato su un sistema elettorale di tipo proporzionale, che garantiva la rappresentanza di tutte le sfumature del panorama politico-ideologico nazionale, e su un sistema consociativista che ha visto i tre maggiori partiti - Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista - tenere insieme le redini del potere economico e amministrativo del Paese. Nel 1994, con la discesa in campo di Silvio Berlusconi con il suo partito Forza Italia, il sistema di rappresentanza si è trasformato da proporzionale puro a bipolare, con la costituzione di due schieramenti - moderati e progressisti - che negli ultimi 18 anni si sono alternati al governo. In questo periodo anche la Costituzione “materiale” ha subito cambiamenti profondi, discostandosi dalla Costituzione “formale”, con un’accentuazione di tipo semipresidenzialista dei poteri del Quirinale e con un importante mutamento nei rapporti tra elettori e Parlamento. Se, infatti, la Costituzione prevede che sia il Presidente della Repubblica a scegliere, dopo le elezioni, il Presidente del Consiglio, nelle ultime tornate elettorali il premier è stato scelto dagli elettori sulla base delle indicazioni dei due maggiori schieramenti contrapposti che sono giunti a indicare, senza alcun avallo formale, il nome del candidato premier sulla scheda elettorale. Oggi il panorama politico in Italia resta incerto: prima, la crisi del governo Berlusconi del novembre 2011, che ha portato alla nomina di Mario Monti a capo di un governo tecnico (cui si è giunti con qualche accentuazione extra-costituzionale dei poteri e delle prerogative del Presidente della Repubblica). Poi, lo scioglimento delle Camere in seguito alle dimissioni del governo Monti il 21 dicembre 2012. Quindi, le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, che hanno messo in luce una crisi istituzionale che ha preoccupato l'Eurozona, dato che da dai risultati elettorali era emerso un quadro di ingovernabilità. L’Italia uscita dalle urne ha visto il successo inaspettato del movimento di protesta “5 Stelle” guidato da Beppe Grillo, che con quei numeri era il primo partito, mentre il Partito Democratico (PD), pur conquistando la maggioranza dei seggi alla Camera, non dispone al Senato - grazie al discreto successo del Popolo della Libertà (PDL) che è riuscito in parte a contenere le perdite - dei numeri sufficienti per governare da solo. Il 20 aprile 2013, il Parlamento italiano ha eletto il nuovo Presidente della Repubblica, ancora Giorgio Napolitano: per la prima volta nella storia repubblicana dell'Italia, è stato conferito un secondo mandato al Presidente uscente. Napolitano ha quindi nominato presidente del Consiglio il democratico Enrico Letta, che ha guidato una coalizione trasversale formata da Partito Democratico (PD), Popolo della Libertà (PDL)  e Scelta Civica (la lista del premier uscente Mario Monti). Il nuovo governo ha ottenuto la fiducia il 29 aprile 2013 ma il 14 febbraio 2014, dopo meno di un anno, Enrico Letta si è dimesso. Al suo posto, è stato nominato Matteo Renzi, segretario del PD e più giovane premier della storia d'Italia. Il suo è il 60esimo governo della Repubblica ed è composto per la prima volta dalla metà di ministri donne. Della coalizione governativa fanno parte anche in questo caso: PD, Nuovo Centro Destra e Scelta Civica. Il governo Renzi ha giurato il 22 febbraio 2014 ed è tuttora in carica. Dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano, il 31 gennaio del 2015 Sergio Mattarella è stato eletto al quarto scrutinio presidente della Repubblica con 665 voti, poco meno dei due terzi dell’assemblea elettiva. Settantaquattro anni, giudice della corte costituzionale dal 2011, Mattarella ha prestato giuramento il 3 febbraio.

Economia

Per il 2013 il Pil italiano ha subito una decrescita del 2,4%. È un dato molto preoccupante e fotografa l’entità della crisi economica del Paese. Il debito pubblico aveva raggiunto, nel secondo semestre del 2012, il 126% del Pil, assestandosi sulla cifra di 1.975 miliardi di euro, con una crescita di 126 miliardi nell’ultimo biennio. Nonostante queste cifre, l’Italia resta il secondo Paese manifatturiero di eurolandia, il debito privato è tra i più bassi dell’eurozona e gli italiani in possesso di casa sono circa il 78% del totale, cifra record in Europa. Il quadro economico è quindi in chiaroscuro, e le stime degli economisti portano a ritenere che alla fine del 2013 il Paese abbia iniziato il percorso di uscita dalla crisi. Il governo è stato impegnato nella duplice impresa di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 - al prezzo di una pressione fiscale che supera il 43% e di imponenti tagli alla spesa pubblica - e di completare un complesso di riforme strutturali che impongono pesanti sacrifici collettivi e che, oggi, costituiscono un freno oggettivo alla ripresa dell’economia. A inizio 2014 le stime che parlavano di una tiepida crescita, si sono scontrate con altri dati e altri numeri, che certificano una ripresa economica non prima del 2015. Al governo Renzi il compito di tagliare urgentemente le tasse e riformare il lavoro, fattori che potrebbero rilanciare l'economia italiana. La manovra finanziaria nota come Legge di Stabilità ha stabilito interventi strutturali proprio in questa direzione, destinando allo scopo 36 miliardi di euro. La sfida maggiore per il settore economico italiano resta la lotta alla disoccupazione, che a fine 2014 è intorno al 13%. A tale scopo, il governo ha varato il Jobs Act, i cui riflessi positivi sono attesi per la metà del 2015.

Criticità

Anche gli osservatori più benevoli non possono che riconoscere che, quanto a criticità, l’Italia di oggi è ben lungi dal poter essere definita il “Bel Paese”. La presenza di strutture criminali organizzate quali mafia,’ndrangheta e camorra - un tempo operative soltanto nelle regioni di origine, rispettivamente Sicilia, Calabria e Campania, ma oggi presenti anche nelle regioni del centro e del nord - conferisce all’Italia il triste primato dei più alti tassi di crimine organizzato di tutta l’eurozona. La criminalità organizzata ha pesantemente infiltrato il sistema produttivo sia nelle regioni d’origine che nelle altre aree del Paese in cui è “immigrata”, determinando alterazioni delle regole della libera concorrenza e pesanti ricadute economiche negative, associate a problemi di forte inquinamento morale e criminale di importanti settori dell’economia e della politica, locale e nazionale. Questi ultimi due settori sono anche interessati da diffusi fenomeni di corruzione che, dove non vedono all’opera esponenti del crimine organizzato, hanno come protagonisti imprenditori, faccendieri, amministratori, politici locali e nazionali che, approfittando anche di un complesso di norme burocratiche spesso paralizzanti, condizionano il sistema degli appalti e delle attività produttive con richieste, illegali e criminali, di tangenti. Il sistema giudiziario, lento e inefficiente nel campo penale come in quello civile, tende a scoraggiare gli investitori stranieri che si trovano di fronte a norme e balzelli che rendono difficile avviare attività produttive in Italia e ancor più difficile ottenere giustizia in tempi accettabili, in un Paese nel quale un processo civile può durare anche vent’anni. Anche se il terrorismo interno, dopo gli “anni di piombo” (1970-1980) si è fortemente attenuato, restano attivi alcuni focolai capaci di produrre significative scosse socio-politiche di natura eversiva: l’ultima nel maggio 2012, quando due terroristi aderenti alla Federazione Anarchica Informale hanno ferito a Genova l’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare.  Dal 2011, è cresciuto inoltre il numero delle manifestazioni di protesta per la condizione socio-economica del Paese, spesso degenerate in episodi di violenza. Il 2013 è stato un anno caratterizzato da diffuse proteste e manifestazioni di piazza: dagli studenti agli operai, dai "Forconi" ai cittadini senza casa e lavoro, fino ai movimenti No Tav (che protestano contro l'Alta Velocità nel Nord Italia). Il 2014 si è aperto con un crescendo di minacce da parte di gruppi dell'antagonismo e dell'anarco-insurrezionalismo, cui sono seguite nel secondo semestre proteste di piazza, scioperi e occupazioni abitative e di fabbriche, in corrispondenza con il varo da parte del governo di interventi quali la legge di Stabilità e la riforma del lavoro. Segno che la crisi economica europea ha impattato pesantemente sulla condizione sociale degli italiani.