Bandiera

Messico

  • Capitale: Città del Messico
  • Ordinamento: Repubblica federale
  • Superficie: 1.964.375 km²
  • Popolazione: 114.975.406
  • Religioni: cattolica (77%), protestante (6%)
  • Lingue: spagnolo
  • Moneta: peso messicano (MXN)
  • PIL pro capite: 15.300 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Indipendente dalla Spagna dal 1821, il Messico è una repubblica presidenziale di tipo federale. La storia del Paese è segnata da rapporti complessi con il potente vicino americano, caratterizzati da conflitti territoriali e continui tentativi di invasione da parte degli Stati Uniti. Nel 1876 Porfirio Diaz diviene presidente della Repubblica rimanendo in carica per oltre 35 anni, fino a quando una guerra civile - la Rivoluzione Messicana, in cui si contraddistinguono le figure di Emiliano Zapata e Pancho Villa - rovescia il dittatore e nel 1917 viene proclamata una nuova Costituzione. Nel 1929 nasce il Partito Rivoluzionario Nazionale che nel 1946 diventerà il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), alla guida del Paese senza interruzioni fino al 2000, quando le elezioni vengono vinte da Vicente Fox, candidato del Partito Azione Nazionale (PAN). Nel 1994 un movimento di guerriglia indigeno guidato dal Subcomandante Marcos e denominato Esercito Zapatista per la Liberazione Nazionale (EZLN) ha dato avvio a una rivolta nel territorio del Chiapas, per ottenere maggiori diritti per le popolazioni indigene che vivono nell'area, e a cui il governo ha reagito con pesanti repressioni. Nel 2006 il Presidente Felipe Calderon ha avviato a un’imponente campagna per la lotta al narcotraffico da cui ha avuto inizio una sanguinosa guerra ai cartelli della droga: in pochi anni, migliaia di persone hanno perso la vita. Il 1 luglio 2012 si sono svolte le elezioni presidenziali che hanno portato nuovamente alla guida del Paese il PRI, con Enrique Pena Nieto.

Economia

Il Messico è il principale produttore mondiale di argento (giacimenti di Pachuca e Parral) e il suo suolo è ricco di: oro, piombo, zinco, rame, ferro, antimonio, mercurio, manganese, tungsteno, zolfo, fosfati e petrolio. Il settore industriale è basato sulla grande imprenditoria, voce principale dell’economia messicana; di notevole importanza sono le industrie di montaggio, chiamate “maquilladoras”, che dal 1965 lavorano per imprese del Nord America, soprattutto nei settori tessile e elettronico; sviluppate l’industria siderurgica, metallurgica, chimica e petrolchimica. Le industrie tradizionali sono invece quella tessile, soprattutto del cotone, e quella manifatturiera. Inoltre, la politica di privatizzazione e liberalizzazione adottata negli anni Novanta e il trattato di libero commercio (NAFTA) stipulato con USA e Canada e in vigore dal 1994, hanno prodotto un vivace volume di scambi commerciali: il Messico oggi esporta principalmente materiali di alta tecnologia, elettrici ed elettronici, nonché veicoli, macchinari, prodotti minerari e prodotti alimentari come ortaggi, birra, frutta, caffè e un gran numero di bovini. Ciò nonostante, il settore primario non produce sufficientemente in rapporto alle sue potenzialità. Di conseguenza, molti contadini emigrano in città alzando il livello di disoccupazione. Particolare rilevanza ha infine il turismo: il Messico è una delle maggiori mete di viaggi europei.

Criticità

Secondo un rapporto del governo, oltre il 46% della popolazione messicana versa in condizioni di povertà. Ciò ha come conseguenza la presenza di un alto livello di delinquenza su tutto il territorio. Non sono infrequenti i rapimenti a scopo d'estorsione, gli assalti su strada e sui trasporti pubblici. Il rischio di terrorismo internazionale è da considerarsi minimo, piuttosto sono le controversie tra i cartelli della droga a provocare numerosi e gravi episodi di violenza: la lotta al narcotraffico portata avanti dal Governo ha generato un vero e proprio scontro da parte delle organizzazioni criminali contro esercito e polizia messicana, che solo nel 2010 ha causato 15.200 morti. Inoltre, la guerra intestina tra i membri dei cartelli della droga genera spesso massacri indiscriminati. Nelle zone rurali, la fine del conflitto e il progressivo ritiro dell’esercito dal territorio del Chiapas hanno comportato un netto miglioramento nella situazione interna alla regione, anche se permangono tensioni sociali e sporadici scontri intercomunitari.