Bandiera

Russia (fed.)

  • Capitale: Mosca
  • Ordinamento: Rep. presidenziale federale
  • Superficie: 17.098.242 km²
  • Popolazione: 142.739.892
  • Religioni: ortodossa (20%), islamica (15%)
  • Lingue: russo
  • Moneta: rublo (RUB)
  • PIL pro capite: 15.900 USD
  • Livello di criticità:

Politica

Con la rivoluzione del 1917, lo Zar Nicola II fu destituito e il partito bolscevico – con a capo Vladimir Il'ič Ul'janov, meglio noto come Lenin – salì al potere sull’onda delle teorie marxiste della lotta di classe, abolendo lo zarismo e instaurando la dittatura del partito comunista. Nei successivi cinque anni, si verificarono numerosi scontri tra i filo-zaristi e il neo esercito sovietico, l’Armata Russa, assimilabili a una guerra civile. Solo nel 1922 nacque l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), che ricomprendeva i territori del precedente impero zarista. Alla morte di Lenin, nel 1924, la guida del Paese passò a Joseph Stalin, che instaurò un feroce totalitarismo del partito unico. Uscita vittoriosa dalla seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica divenne una delle due potenze leader dell’intero sistema mondiale, in antitesi agli Stati Uniti. Fu il periodo della cosiddetta Guerra Fredda. Questa contrapposizione concorse alla proliferazione di armi nucleari da ambo le parti. In tal senso, l’anno più critico fu il 1962, quando l’URSS posizionò basi missilistiche a Cuba, all’indomani della rivoluzione castrista. Solo alla fine degli anni Ottanta, il segretario del partito comunista, Michail Gorbačëv, inaugurò una politica di ricostruzione, nota come “Perestroika” e caratterizzata da una serie di riforme finalizzate alla ristrutturazione dell’economia nazionale. Fu l’inizio di un dialogo geopolitico con gli USA e di una maggior trasparenza (Glasnost). Tuttavia, ciò non produsse i benefici attesi e nel 1991 si arrivò al collasso dell’Unione Sovietica, dopo il fallimento di un golpe militare. Quello stesso anno, il Soviet Supremo stabilì lo scioglimento dell’URSS e il 26 dicembre 1991 nacquero la Federazione russa e altre nove repubbliche satelliti, guidate da Boris Eltsin. Tra i vari territori della regione ciscaucasica, divennero repubbliche indipendenti la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaijan. Altre sette entità federali - Cecenia, Dagestan, Inguscezia, Cabardino-Balcaria, Ossezia del Nord, Territorio di Stavropol' e Karačaj-Circassia - non hanno mai accettato di dover dipendere ancora oggi dal governo di Mosca. Dal 1999 si alternano alla guida del Paese, Dimitri Medvedev e Vladimir Putin.

Economia

In seguito al collasso dell’URSS, il Paese ha affrontato un’inversione economica radicale, passando da un’economia statalista basata su pianificazioni programmate, a un’economia di mercato basata anche sull’iniziativa privata. Dopo un progressivo impoverimento della popolazione, che ha contraddistinto tutti gli anni Novanta, oggi la Russia è uscita dalla soglia del sottosviluppo e sta affrontando una forte ripresa. Il settore primario, in particolare l’agricoltura, è da sempre preminente per il mercato interno: le coltivazioni, la pesca e la disponibilità di foreste contribuiscono alle principali voci. Ma la Russia è, soprattutto, vocata all’export, essendo tra i più ricchi Paesi al mondo per disponibilità di materie prime: è il primo produttore mondiale di gas naturale, secondo solo all’Arabia Saudita per produzione di petrolio e al settimo posto per riserve petrolifere, e risulta tra i primi cinque Paesi al mondo per produzione di uranio e carbone. Più in generale, è tutta l’attività estrattiva ad essere molto sviluppata: il sottosuolo dispone, infatti, di numerosi altri minerali, tra cui metalli (ferro, oro, platino) e diamanti. La Russia, inoltre, vanta una grande tradizione nell’industria pesante ed energetica. Poco sviluppato, invece, il settore terziario.

Criticità

I principali problemi sono rappresentati dalla questione dell’indipendenza delle repubbliche caucasiche, prime tra le quali la Cecenia. Tali disequilibri politici portano a ripetute azioni di gruppi armati e conflitti con le forze dell’ordine, che sfociano spesso in scontri a fuoco, attentati terroristici e, come già in passato, in sequestri di stranieri. Negli ultimi due anni, il terrorismo sembra essere tornato un problema: prima del 2010, l’ultimo atto risaliva al 2006. La questione caucasica, che comporta la ferrea volontà d’indipendenza dal regime di Mosca (e a cui, in parte, si salda la matrice religiosa islamista), è fortemente sentita e la frequenza degli atti terroristici è in fase crescente, soprattutto quelli che prendono di mira luoghi affollati, reti di trasporti pubblici, centri commerciali. Nelle Repubbliche del Caucaso sono frequenti gli scontri tra forze dell’ordine e gruppi eversivi: per questo motivo, sono fortemente a rischio gli spostamenti verso le repubbliche di Cecenia, Inguscezia, Daghestan, Kabardino-Balcaria e nei Distretti del Territorio di Stavropol, dove si sono concentrati i principali episodi di violenza.