PANAMA -

Coinvolti politici, uomini d’affari e società off shore di tutto il mondo. Nel mirino dell’inchiesta lo studio legale panamense Mossack Fonseca e i paradisi fiscali

Iceland's Prime Minister Gunnlaugsson speaks to media outside Iceland president's residence in Reykjavik

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Continua ad allargarsi Panama Papers, lo scandalo emerso da una fuga di notizie riservate in possesso dello studio legale panamense Mossack Fonseca. Il caso, oggetto di un’inchiesta realizzata da oltre 100 tra organizzazioni e testate giornalistiche di 80 Paesi diversi, vede coinvolti leader politici, uomini d’affari, società e banche accusati di aver utilizzato la copertura garantita dallo studio legale per compiere attività illecite, come evadere il fisco e riciclare denaro.

 

Ecco cinque cose da sapere su questo scandalo e sui potenziali effetti che potrà produrre a livello internazionale sul piano politico ed economico.

 

Cosa dice l’inchiesta giornalistica?

Sono in totale 11,5 i milioni di documenti (2,6 terabyte di dati) di cui è entrato il possesso il giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung e che sono stati condivisi con il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ). L’inchiesta è stata condotta da 107 tra organizzazioni e testate giornalistiche di 76 Paesi diversi (per l’Italia il settimanale L’Espresso). Le informazioni contenute nei documenti oggetto dell’inchiesta risalgono al 1977 e fanno riferimento a operazioni avvenute fino al dicembre del 2015. Nel caso sono coinvolte oltre 214mila società off-shore che avrebbero sfruttato i servizi dello studio Mossack Fonseca per evadere il fisco e riciclare denaro, poi reimmesso nel sistema finanziario globale una volta “ripulito”. Tra i file intercettati – principalmente messaggi di posta elettronica ma anche copie di contratti firmati e di passaporti falsi – c’è anche traccia di altri illeciti commessi: corruzione, violazioni di vario genere e collegamenti con organizzazioni criminali. La fuga di notizie da cui è nata l’inchiesta avrebbe una portata nettamente superiore anche rispetto a quella da cui ha avuto origine nel 2010 Wikileaks. Per rendere l’idea del confronto, l’emittente britannica BBC ha paragonato il numero di notizie emerse da Wikileaks al numero di abitanti della città americana di San Francisco, mentre quello di Panama Papers all’intera popolazione dell’India.

 

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Chi è coinvolto nel caso?

In totale sono 214.000, tra società off shore e fondazioni, i soggetti coinvolti e 14.000 i clienti. Tra questi vi sono oltre 100 leader politici, compresi attuali ed ex capi di Stato e di governo e dittatori. Dall’inchiesta sono emersi anche i nomi di 60 tra familiari e collaboratori di questi politici: personaggi legati alla leader del Front National francese Marine Le Pen, al presidente ucraino Petro Poroshenko, al Re dell’Arabia Saudita, al presidente dell’Argentina Mauricio Macri, al presidente cinese Xi Jinping (uno dei suoi fratelli), al primo ministro britannico David Cameron (il padre defunto) e al primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif (tre dei suoi quattro figli). La prima testa a cadere è stata quella del primo ministro islandese Sigmundur Gunnlaugsson (nella foto in apertura), dimessosi perché accusato di nascondere milioni di dollari di investimenti nelle banche del Paese dietro la società off shore Wintris. Lo scandalo ha coinvolto anche il nuovo numero uno della FIFA Gianni Infantino, il quale – come scrive Il Corriere della Sera – “avrebbe firmato contratti con una società offshore per cedere diritti televisivi sotto il prezzo di mercato quand’era a capo dell’ufficio legale della Uefa, la potente Federazione europea di cui è stato segretario generale – presidente Michel Platini – dal 2009 all’inizio del 2016”. Sarebbe coinvolto anche il presidente russo Vladimir Putin. Il suo portavoce, Dmitry Peskov, ha dichiarato che dietro l’inchiesta giornalistica c’è il tentativo “di screditare Putin e la leadership russa”, specificando che la fonte della fuga di notizie è da cercare tra “ex dipendenti del Dipartimento di Stato, della CIA e di altri servizi di sicurezza americani”.

 

Come funzionano i paradisi fiscali?

In generale non è vietato effettuare tramite società operazioni finanziarie nei paradisi fiscali o possedere conti bancari nelle banche che hanno sede in questi Stati. Dallo scandalo Panama Papers emerge però che i soggetti coinvolti hanno utilizzato le consulenze fornite dallo studio legale Mossack Fonseca per creare società di comodo attraverso cui hanno potuto nascondere l’entità dei loro patrimoni (evitando così di pagare tasse esose) e per riciclare denaro.

 

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Cosa si sa dello studio legale Mossack Fonseca?

Lo studio legale Mossack Fonseca si occupa della creazione e della gestione per conto dei suoi clienti di società che hanno la loro sede legale nei cosiddetti “paradisi fiscali”, vale a dire Stati in cui vigono regimi fiscali vantaggiosi come per l’appunto Panama. Mossack Fonseca – con sede a Panama, 600 dipendenti e affari in 42 Paesi – è uno dei principali leader in questo settore (il quarto secondo il giornale inglese The Guardian). I legali diMossak Fonseca si sono difesi dalle accuse dichiarando che in quarant’anni di attività lo studio non è mai stato accusato di aver commesso crimini come quelli emersi dallo scandalo Panama Papers.

 

Cosa c’entrano il terrorismo e gli “Stati canaglia”?

Nei documenti emersi dall’inchiesta – spiega Ansa – compaiono anche società che sarebbero riconducibili a 33 sigle o individui inseriti nella lista nera degli Stati Uniti, per connessioni con i signori della droga messicani, con organizzazioni definite terroristiche come gli Hezbollah sciiti libanesi e con Stati come Corea del Nord o Iran.