FRANCIA -

Sempre più critico il bilancio delle vittime. Caccia ad altri attentatori in fuga. Le immagini e i filmati dalla capitale francese

A man lies on the ground as French police check his identity near the Bataclan concert hall following fatal shootings in Paris, France

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Peggiora ogni minuto che passa il bilancio degli attacchi che nella serata di ieri, venerdì 13 novembre, ha colpito Parigi in vari punti della città. Attualmente i morti sono 129, oltre 350 i feriti di cui circa 100 in gravi condizioni. C’è apprensione anche per gli italiani che si trovavano nella aree colpite dagli attentati. Due nostri concittadini sono stati feriti lievemente e sono fuori pericolo, mentre è ormai certa la notizia della morte della ragazza italiana di 28 anni Valeria Solesin.

 

 

 

Chi sono gli attentatori

Finora sono morti sette attentatori: uno è stato ucciso dalle forze di sicurezza francesi, gli altri sei si sono fatti esplodere. Stando a quanto dichiarato dal procuratore di Parigi, François Molins, i terroristi hanno agito in modo coordinato e divisi in tre squadre. Disponevano delle stesse armi da fuoco e delle stesse cinture esplosive.

 

Prosegue intanto la caccia ad altri elementi del commando. Dalle prime identificazioni risulta che uno dei kamikaze è un un cittadino francese di 20 anni, già noto ai servizi di sicurezza per i suoi collegamenti con ambienti islamici radicali. Vicino ai corpi di altri due attentatori sarebbero stati trovati un passaporto egiziano e uno siriano. Secondo l’intelligence statunitense potrebbe però trattarsi di passaporto falsi.

 

Perquisizioni sono state eseguite in Belgio, nel quartiere di Molenbeek a Bruxelles, da dove proverrebbero alcuni degli attentatori e dove sono stati effettuati cinque arresti. Altri arresti sono stati effettuati a Parigi. Mentre non è stata confermata la notizia secondo cui del commando che ha assaltato il teatro Bataclan avrebbe fatto parte anche una donna.

 

General view of the scene with rescue service personnel working near covered bodies outside a restaurant following shooting incidents in Paris, France

 ATTACCO A PARIGI: LA DINAMICA DEGLI ATTENTATI

 

A pesare come macigni sulla sicurezza di Parigi e della Francia, violata nuovamente in maniera tragica dopo la strage di Charlie Hebdo, sono le stesse ammissioni di Hollande: “È un atto di guerra dell’ISIS pianificato dall’esterno con complicità interne”. Su queste complicità interne e sulla fittissima rete logistica e di contatti su cui ha potuto fare affidamento il commando per entrare in azione e compiere un massacro, sono state avviate indagini capillari da parte delle forze di sicurezza e dei servizi segreti francesi. Al terrore del 13 novembre seguiranno ore di tensione, retate e rastrellamenti in cerca di cellule e basisti implicati negli attacchi. Ma il dato di fatto che emerge è che la Francia si è riscoperta ancora una volta incapace di prevenire offensive e attentati al centro della sua capitale.

 

Gli attacchi di Parigi rappresentano un segnale allarmante per l’Eliseo e per la comunità internazionale. È un messaggio di guerra a tutti quei Paesi, occidentali e arabi, che stanno combattendo ISIS e i gruppi affiliati ad Al Qaeda in Siria e Iraq. Ma la guerra del terrore ha compiuto adesso un ulteriore scatto in avanti, andando oltre il Medio Oriente e il Nord Africa e aprendo con Parigi un vero e proprio fronte nel cuore dell’Europa.

 

Ai fatti francesi sono direttamente collegati i colloqui di pace sulla Siria in programma sabato 14 novembre a Vienna, dove i leader di 20 Paesi si sono riuniti per definire le tappe del processo di transizione. Qualcosa finora si è mosso sui colloqui tra il regime di Damasco e le opposizioni (con l’indicazione del primo gennaio come data in cui far partire le trattative), sulla possibilità di formare un governo di transizione (entro sei mesi) e su nuove elezioni (entro 18 mesi). Il vero punto su cui però USA e Russia dovranno trovare un accordo non è però ancora stato risolto, vale a dire il futuro del presidente Bashar al Assad.