STATI UNITI D'AMERICA -

Sorpresa tra i repubblicani con il senatore del Texas che scavalca il miliardario. Tra i democratici testa a testa tra Hillary Clinton e Bernie Sanders. I risultati

Republican U.S. presidential candidate businessman Donald Trump reaches out to Senator Ted Cruz as they talk during a commercial break during the Republican presidential debate in Las Vegas

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Sondaggi stravolti per il primo test delle primarie americane. In Iowa Donald Trump non è riuscito a trionfare tra i repubblicani. Il miliardario è stato scavalcato dal suo principale avversario Ted Cruz. Il senatore del Texas ha ottenuto il 27% dei voti (8 delegati), contro il 24% di Trump (7 delegati) e il 23% di Marco Rubio (7 delegati). Quest’ultimo, pur essendo arrivato terzo, è stato capace di una grande rimonta ed è andato ben oltre le previsioni della vigilia. Staccati nettamente dal trio di testa Ben Carson (9%, 3 delegati), il senatore Rand Paul (4,5%, un delegato), l’ex governatore Jeb Bush (2,8%, un delegato), il governatore John Kasich (1,9%), Carly Fiorina (1,9%), l’ex governatore Mike Huckabee (1,8%, ritirato), il governatore Chris Christie (1,8%).

 

Tra i democratici è invece un testa a testa serrato tra Hillary Clinton e Bernie Sanders. Con quasi tutte le schede scrutinate l’ex segretario di Stato ha ottenuto il 49,9% dei voti (28 delegati) contro il 49,6% di Sanders (21 delegati). Il terzo candidato dei democratici, il governatore del Maryland Martin O’Malley, non è andato oltre lo 0,6% ha annunciato il suo ritiro.

 

Inizia così ufficialmente da Des Moines, capitale dell’Iowa, la lunga corsa verso la Casa Bianca con il voto finale in programma l’8 novembre del 2016. Stato rurale con poco più di tre milioni di abitanti (dunque lontano dalla media demografica del Paese), con i suoi 1.681 caucus (i comitati degli elettori delle 99 contee dello Stato) l’Iowa assume da sempre un significato fondamentale nelle elezioni presidenziali americane. Dal 1972 rappresenta infatti il primo vero banco di prova per i candidati di entrambi gli schieramenti. Ma soprattutto, spiega l’inviato a Des Moines per La Stampa Francesco Semprini, “si tratta di uno Stato del Midwest, ovvero l’anima più profonda dell’America. La storia ha dimostrato che la partita dell’Iowa può essere determinante, basti pensare a Barack Obama nel 2008, nel senso che conferisce alla corsa una piega che poi è difficile da invertire in termini di trend”.

 

Dopo il voto in Iowa le primarie proseguiranno il 9 febbraio in New Hampshire, il 20 in Nevada, il 27 in South Carolina. Il primo marzo sarà il giorno del cosiddetto “Super-Tuesday” nel corso del quale si voterà in dieci stati (quattordici per i repubblicani).

 

Chi è Ted Cruz e cosa pensa della politica estera USA

Il senatore Ted Cruz è tutt’altro che un repubblicano anomalo. Avvocato, è attualmente vice-presidente del Comitato Nazionale dei Senatori Repubblicani, è stato consigliere di George W. Bush nella campagna presidenziale del 1999 e poi vice ministro della Giustizia, poi avvocato generale del Texas. È antiabortista, a favore della pena di morte, e contrario all’accordo con l’Iran. Un repubblicano doc.

 

In questi mesi di campagna elettorale Cruz ha espresso una posizione critica perentoria nei confronti della politica estera dell’amministrazione Obama. Il 10 dicembre 2015, nel talk show mattutino della rete televisiva MSNBC, il senatore repubblicano ha rilasciato taglienti commenti sulle scelte di Washington. “Abbiamo visto un consistente errore in politica estera, i democratici e molti repubblicani coinvolti nel rovesciamento di governi del Medio Oriente, e questo ha finito per beneficiare i cattivi. Consegnando quei paesi ai terroristi islamici radicali”. Dopo aver definito le scelte di Washington come un disastro dopo l’altro, Cruz ha posto una domanda. “Erano nei fatti il mondo e il Medio Oriente posti migliori quando Gheddafi e Saddam Hussein erano al potere, e Assad non doveva combattere per la propria vita in Siria? Certo che lo erano. Questo non è neanche in discussione”.

 

A supporter of U.S. Republican presidential candidate Ted Cruz wears a Cruz t-shirt at his Iowa caucus night rally in Des Moines

 

Nell’ultimo anno Cruz, al pari dei colleghi repubblicani Trump e Rubio, ha continuato a esprimere la propria contrarietà per l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto tra Teheran e i 5+1 e sponsorizzato principalmente da Barack Obama. Nell’aprile del 2014 Cruz ha inoltre guidato una vera e propria battaglia nella camera alta del Congresso per impedire la richiesta di visto da parte dell’Iran per l’ingresso di Hamid Aboutaleb negli Stati Uniti in qualità di rappresentante di Teheran alle Nazioni Unite. Secondo Washington Aboutaleb era tra gli studenti che parteciparono all’assalto all’ambasciata statunitense a Teheran, tenendo in ostaggio oltre 60 cittadini americani per 444 giorni, dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981. In merito a queste accuse Aboutalebi si è limitato ad ammettere di avere solo fatto da interprete durante l’occupazione dell’ambasciata.

 

“È paradossale che in nome di un protocollo diplomatico internazionale – ha affermato Cruz il 2 aprile nel suo intervento al Senato – gli Stati Uniti debbano essere costretti a dare ospitalità a uno straniero che ha mostrato brutale disprezzo nei confronti dello status di diplomatico quando i nostri diplomatici prestavano servizio nel suo Paese. Questa persona è conosciuta come un terrorista”. La presa di posizione al Congresso di Cruz e di altri senatori tra cui il repubblicano John McCain e il democratico Chuck Schumer, ha spinto l’amministrazione USA a rifiutare il visto d’ingresso ad Aboutalebi. Successivamente, con l’obiettivo di tenere vivi i negoziati per l’accordo sul suo programma nucleare, il governo iraniano è stato costretto a sostituirlo.