SIRIA -

Nonostante l’accordo militare mediato da Mosca, Damasco vuole assicurarsi per prima il controllo dell’importante snodo strategico in mano al Califfato. Poi inizierà l’avanzata su Raqqa

AL BAB SIRIA

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di Alfredo Mantici

Secondo un comunicato diffuso il 6 febbraio dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, centro di monitoraggio sulla guerra in Siria con sede a Londra che dispone di molti osservatori sul terreno, la città di Al Bab nella provincia di Aleppo «è completamente circondata dalle forze armate del regime (di Damasco, ndr) dal sud e dalle forze turche e dei ribelli (del Free Syrian Army, ndr) dal nord, dall’est e dall’ovest».

 

Al Bab è una città della Siria settentrionale e da quasi tre anni è un’importante roccaforte dell’ISIS, nella quale sono asserragliati non meno di 5.000 combattenti del Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi. Le truppe siriane, appoggiate dai russi con jet e consiglieri sul terreno, si sono mosse nelle scorse settimane da Aleppo – la seconda città per importanza della Siria tornata sotto il controllo dell’esercito di Damasco dopo un lungo e sanguinoso assedio ai ribelli siriani – e sono riuscite a tagliare la strada che unisce Al Bab ai territori della provincia di Der Ezzor, ancora controllati dalle milizie islamiste, e alla città di Raqqa, capitale del Califfato in Siria. Contemporaneamente, nell’ambito dell’operazione Scudo sull’Eufrate le forze armate turche, appoggiate dagli alleati ribelli del Free Syrian Army, sono scese da nord chiudendo il cerchio su Al Bab.

 

ISIS CHECK POINT AL BAB(Un check point di ISIS a Qabasin, città a nord di Al Bab) 

L’accordo militare tra Russia, Siria e Turchia

Anche se non sembra che i turchi e i siriani lealisti si siano coordinati nelle operazioni sul terreno, secondo osservatori locali i bombardamenti aerei delle posizioni degli islamisti effettuati da jet di Russia e Turchia sarebbero stati coordinati tra i comandi militari di Mosca e di Ankara. L’intesa militare è uno dei risultati dei negoziati avviati tra i due Paesi che hanno portato ai colloqui della capitale del Kazakhstan Astana del 23 e 24 gennaio scorso, nel corso dei quali è stato deciso un cessate il fuoco tra le truppe di Bashar Al Assad e i ribelli delle formazioni non affiliate a ISIS e Fateh Al Sham (ex Jabhat Al Nusra).

 

Nonostante l’accordo, i siriani stanno tentando di arrivare per primi a conquistare Al Bab. Damasco giudica infatti l’intervento turco una violazione della sovranità territoriale della Siria e vorrebbe assicurarsi il controllo di questo importante snodo strategico senza il supporto delle truppe di Ankara e dei loro alleati ribelli.

 

SIRIA MAPPA

 

 

Mustafà Sejari, un alto ufficiale del Free Syrian Army, ha confermato all’agenzia Reuters che « le forze del regime hanno molta fretta di arrivare per prime ad Al Bab», aggiungendo che le forze ribelli si scontreranno con le truppe di Damasco se si avvicineranno troppo alle loro posizioni a nord della città. Tuttavia, un ufficiale delle milizie turcomanne alleate di Ankara ha affermato, sempre alla Reuters, che la presenza sul terreno di truppe russe dovrebbe evitare scontri tra le forze che insieme combattono contro gli islamisti. «Ci sono soldati russi, insieme alle truppe del regime, che guidano l’offensiva – ha affermato – e questo è un elemento che soddisfa la Turchia. Non credo ci saranno scontri».

 

In effetti, l’area intorno ad Al Bab è uno dei quadranti del conflitto in cui emergono tutte le difficoltà di una guerra che va avanti ormai da oltre cinque anni in un coacervo di alleanze e di inimicizie fluttuanti e spesso intrecciate in modo inestricabile.

 

I turchi sono intervenuti fin dall’inizio della guerra civile nella primavera del 2011 a sostegno dei ribelli anti-Assad. Quando è stato chiaro che il regime, con il sostegno militare della Russia, era più solido di quel che sembrasse, Ankara ha gradualmente diminuito l’appoggio al Free Syrian Army concentrando le proprie offensive da un lato per eliminare la minaccia del Califfato lungo le proprie frontiere meridionali e, dall’altro, per arginare i curdi dell’YPG (Unità per la Protezione del Popolo) che, con il sostengo militare americano, tra il 2015 e il 2016 hanno fermato l’avanzata di ISIS a Kobane e guadagnato territori nel nord della Siria.

 

Ora sembra che, grazie al lavoro negoziale della Russia, turchi e siriani abbiano deciso, se non di allearsi, di unire temporaneamente le forze per raggiungere l’obiettivo comune dell’eliminazione della minaccia islamista dalla regione e di rimandare a un incerto futuro la definizione del contenzioso tra Damasco e Ankara.

 

Le difficoltà dello Stato Islamico

Lo Stato Islamico, che negli ultimi anni ha accresciuto la propria forza sfruttando proprio le apparentemente insanabili ragioni di conflitto tra i suoi nemici, si trova adesso stretto in una morsa dovuta all’alleanza di convenienza di forze che fino a pochi mesi fa si erano combattute.

 

Le milizie di Al Baghdadi nelle ultime settimane hanno dovuto accusare la perdita di molti dei loro alti ufficiali, sistematicamente eliminati da bombardamenti “mirati” di jet turchi e russi e di droni americani. Pertanto, come sottolineano diversi osservatori militari, i loro attacchi hanno perso di lucidità e, nonostante l’ingente utilizzo di autobombe e attentatori kamikaze, si concludono sempre con grandi perdite.

 

SIRIA ISIS MAPPA

 

 

Secondo il sito filogovernativo russo Sputnik, il 3 febbraio «il cosiddetto governatore dello Stato Islamico di Al Bab è stato ucciso insieme a 32 terroristi durante un bombardamento dell’aviazione turca. Il fatto è stato confermato dall’intercettazione di conversazioni telefoniche tra terroristi».

 

Inoltre, stando a un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite il primo febbraio, lo Stato Islamico, sia in Siria che in Iraq, si trova in difficoltà finanziarie per la diminuzione dei proventi dal contrabbando di petrolio e dei fondi derivanti dalle estorsioni praticate su larga scala ai danni delle popolazioni sotto il loro controllo.

 

La battaglia di Al Bab, alla quale presto farà seguito l’assalto finale a Raqqa dove il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi è asserragliato con almeno 20.000 foreign fighters, dimostra che ISIS è arrivato al punto di essersi fatto troppi nemici per sperare di sopravvivere e che la tela diplomatico-militare intessuta da Mosca, riuscendo a coalizzare forze finora nemiche tra di loro, ne avvicina la sconfitta definitiva. Un po’ come successe a Hitler, che riuscì a indurre Churchill, Roosevelt e Stalin a unire le loro forze per liquidare il nazismo.