SIRIA -

Il Dipartimento di Stato americano ha divulgato immagini satellitari che dimostrerebbero omicidi di massa perpetrati dal regime nella prigione militare di Saydnaya

SIRIA FORNO CREMATORIO

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di Luciano Tirinnanzi

Siria. Prigione militare di Saydnaya, 30 chilometri circa dalla capitale Damasco. Qui si sarebbero verificati omicidi di massa per ordine del regime di Bashar Al Assad, desideroso di nascondere i corpi dei ribelli e dei dissidenti fatti prigionieri durante questi lunghi anni di guerra civile. «Crediamo che il regime siriano abbia installato un forno crematorio nel complesso carcerario» ha affermato Stuart Jones, assistente per il Medio Oriente del Segretario di Stato americano. Secondo il quale, solo nell’ultimo anno, almeno cinquanta detenuti sarebbero stati bruciati in una fornace allestita al preciso scopo di nascondere le prove di esecuzioni extragiudiziarie.

 

«I fatti che stiamo presentando oggi sono basati sulla segnalazione di organizzazioni non governative internazionali e locali, dalla stampa e dalle valutazioni della comunità di intelligence» ha dichiarato Jones nella conferenza stampa convocata a Washington, aggiungendo «anche se le numerose atrocità del regime sono ben documentate, crediamo che la costruzione di un forno crematorio rappresenti uno sforzo per coprire l’entità degli omicidi di massa che avvengono nella prigione di Saydnaya».

 

SIRIA FORNO CREMATORIO ASSAD

 

L’Amministrazione Trump, dunque, torna ad accusare il regime di Bashar al-Assad e fornisce alla stampa una serie d’immagini satellitari che mostrerebbero le modifiche apportate alla struttura carceraria, evocando gli spettri dello sterminio di massa operato dal regime nazista contro gli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Vari osservatori che si occupano di diritti umani in Siria confermano che i detenuti torturati e impiccati nel centro di detenzione militare di Saydnaya sarebbero nell’ordine delle migliaia. Già lo scorso febbraio, Amnesty International aveva denunciato questi fatti, sostenendo che tra il 2011 e il 2015 le esecuzioni di prigionieri sono state all’ordine del giorno. Anche in base a ciò, il Dipartimento di Stato americano ha voluto approfondire la questione ed è giunto alle conclusioni riportate da Jones il 15 maggio.

 

SIRIA ASSAD FORNO CREMATORIO

 

Secondo la relazione di Amnesty, basata su testimonianze oculari, a Saydnaya negli ultimi cinque anni sarebbero state giustiziate tra le 5 e le 13mila persone ostili al regime, molte delle quali dopo aver subito torture. Ogni settimana, spesso due volte in meno di sette giorni, gruppi di 20-50 persone sarebbero state giustiziate in totale segretezza presso la struttura. Esecuzioni che sarebbero avvenute sommariamente e senza regolare processo, ma con l’autorizzazione dei più alti livelli di governo.

 

Damasco, per il momento, non ha risposto in via ufficiale alle affermazioni del Dipartimento di Stato americano, limitandosi a dire che ogni esecuzione ha sempre seguito l’iter del giusto processo. Del resto, il regime ha sempre negato ogni abuso perpetrato in questa come in ogni altra prigione della Siria, come invece denunciato dalle associazioni per i diritti umani. Di certo, per il momento sappiamo solo che sono migliaia le persone imprigionate nelle carceri siriane durante questi sei anni di guerra civile, e che la tortura è un metodo consolidato sin dai primordi del regime alawita degli Assad, che con Hafez, il padre di Bashar, ha conosciuto già stragi di massa. Come il massacro di Hama del febbraio 1982, quando il dittatore fece uccidere qualcosa come 30mila sostenitori della Fratellanza Musulmana in meno di un mese, per sedare una rivolta scoppiata in città.

 

SIRIA GUERRA CIVILE

 

In ogni caso, la tempistica della pubblicazione di queste immagini – che segue il bombardamento dimostrativo dello scorso aprile operato dagli americani contro la base aerea di Al Shayrat, nella provincia di Homs – suona come un avvertimento e al contempo un elemento di pressione sul regime, proprio nei giorni in cui Mosca e Washington stanno cercando di negoziare un accordo sulla spartizione della Siria. Che sia il preludio a un nuovo attacco americano non è dato sapere. Di certo, però, ogni passo marziale in direzione del regime di Damasco compiuto dalla Casa Bianca avvicina la fine del coriaceo dittatore, che sinora ha goduto della protezione russa. Sinora, appunto.

  • donato zeno

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