SIRIA -

Gli USA uccidono un comandante dello Stato Islamico ma mancano l’obiettivo di fare nuovi prigionieri. Nella provincia in mano al Califfato resta da decifrare l’inazione della Russia

USA Apache

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

 

Un comandante dello Stato Islamico di medio livello e un altro miliziano da catturare. Era questo il bilancio del raid effettuato nella giornata di domenica 8 gennaio dalle forze speciali americane nella provincia di Deir Ezzor, nei pressi del villaggio di al-Kubar. Elicotteri d’assalto hanno intercettato un veicolo a bordo del quale viaggiava il leader jihadista. Il blitz a terra effettuato subito dopo è durato circa 90 minuti. Ma la missione di catturare vivo l’obiettivo è fallita: l’uomo e l’altro miliziano che era con lui sono stati eliminati in uno scontro a fuoco.

 

Nel fornire i dettagli dell’operazione, il portavoce del Dipartimento della Difesa, il capitano Jeff Davis, ha smontato la ricostruzione dell’accaduto che in un primo momento era stata fatta circolare dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo di monitoraggio del conflitto siriano con sede a Londra notoriamente vicino al fronte anti-Assad che aveva parlato di un raid durato circa due ore e dell’uccisione di circa 25 miliziani jihadisti. Il capitano Davis ha definito la cifra spropositata, dichiarando che non ci sono stati né miliziani catturati né ostaggi liberati, come inizialmente scritto da alcuni giornali.

 

Le azioni mirate degli USA in Siria e Iraq

L’operazione a Deir Ezzor è stata effettuata da un commando dell’Expeditionary Targeting Forces, un gruppo di truppe d’élite coordinato dal Joint Special Operations Command con base in Iraq. Compito del gruppo è catturare membri di ISIS nei territori occupati dal Califfato in Siria e Iraq, trasferirli nelle basi americane e interrogarli nel tentativo di estorcere loro informazioni utili, compresi i covi in cui sono rifugiati i leader jihadisti e sulla pianificazione di nuovi attacchi in Occidente.

 

I blitz vengono organizzati utilizzando le immagini raccolte dai droni che effettuano voli di ricognizione e sfruttando le informazioni raccolte sul terreno da spie al soldo degli americani. Gli spostamenti delle forze speciali vengono effettuati solitamente con elicotteri d’assalto Apache. Una volta entrati in azione, i militari hanno il compito di fare prigionieri e sequestrare computer portatili, telefoni cellulari, pennette usb e altro materiale nella speranza che contengano dati sensibili.

 

Deir-Ezzor

 

In un raid compiuto da un commando della Delta Force nel maggio del 2015 sempre nella provincia di Deir Ezzor era stato ucciso Abu Sayyaf, considerato un uomo chiave nella gestione delle finanze dello Stato Islamico. Nel blitz i militari americani hanno catturato sua moglie e trovato un enorme archivio digitale contenente sette terabyte di dati, che hanno permesso al Pentagono di iniziare a prevedere alcuni spostamenti degli uomini di punta del Califfato tra la Siria e l’Iraq.

 

È così che nel febbraio del 2016 nei pressi di Tal Afar, nel nord-ovest dell’Iraq, è stato catturato Sulayman Dawud al-Bakkar, alias Abu Dawud, il quale avrebbe poi fornito dati sulle strutture e la capacità militari dell’ISIS nel settore delle armi chimiche. Un mese dopo, nella provincia di Deir Ezzor, è stato ucciso l’alto comandante Abu Ali al Anbari. Mentre risale all’agosto scorso il raid di un drone Reaper, in una zona rurale del nord della Siria, in cui è stato eliminato Abu Muhammad al-Adnani, portavoce dello Stato Islamico ma soprattutto la mente degli attacchi compiuti in Occidente dal Califfato. Da allora gli USA hanno dichiarato di aver ucciso diversi jihadisti coinvolti a vario grado nella pianificazione degli attentati di Parigi del novembre 2015 e di Bruxelles del marzo 2016. Anche se all’appello mancano quelli che sono considerati due dei più stretti collaboratori di Al Adnani: Abou Ahmad, belga-marocchino di 32 anni, all’anagrafe Oussama Ahmad Atar, e Abdelilah Himich, alias Abou Souleymane al Faransi, marocchino cresciuto in Francia.

 

Perché la Russia non interviene a Deir Ezzor

L’importanza di Deir al-Zour va però ben oltre la possibilità per gli USA di decimare la catena di comando che conduce fino al vertice più alto dell’organizzazione, vale a dire il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi. La provincia attraversata dal fiume Eufrate si trova quasi a metà strada tra Raqqa, capitale del Califfato in Siria, e il valico di confine di Qaim, tra i più importanti lungo i confini con l’Iraq. Dall’inizio del 2015, ISIS ha preso stabilmente il possesso dell’omonimo capoluogo della provincia, dove attualmente vivono circa 200.000 persone, e del resto del governatorato.

 

Circa mille soldati dell’esercito governativo sono invece asserragliati nella locale base aerea, dove ormai riescono a ricevere rifornimenti solo dall’alto considerato che i jihadisti controllano tutte le vie di accesso alla struttura.

 

SIRIA MAPPA

 

Non è chiaro perché i caccia russi e siriani non abbiano concentrato i bombardamenti anche in quest’area, nonostante si tratti di una provincia nevralgica sia dal punto economico – per l’ingente quantità di giacimenti petroliferi che si trovano sul suo territorio, senza i quali il Califfato non potrebbe finanziare la propria sopravvivenza in quest’area ancora a lungo – sia perché consentirebbe di far breccia in uno vastissimo quadrante della Siria centro-orientale di fatto totalmente sotto il controllo del Califfato.

 

La sensazione, che ormai ha assunto le sembianze della certezza, è che più di qualcuno tra gli attori coinvolti in questo conflitto non abbia intenzione di affondare il colpo sul Califfato poiché evidentemente ne considera la tenuta come un elemento chiave per non smuovere a favore di una parte o dell’altra gli equilibri su cui si sorregge ciò che resta di questo Paese. Sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump a trovare il varco giusto per superare questa lunga e nefasta fase di stallo?