SIRIA -

Il Califfato sferra una nuova offensiva per prendere il controllo totale della città e dell’aeroporto militare. Intanto i ribelli annunciano che parteciperanno ai negoziati del 23 gennaio ad Astana

SIRIA RIBELLI

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di Rocco Bellantone

@RoccoBellantone

 

Lo Stato Islamico prova a stringere la morsa attorno alle forze governative siriane a Deir Ezzor, capoluogo dell’omonima provincia centro-orientale della Siria, per buona parte saldamente in mano alle milizie del Califfato dall’inizio del 2015. Sabato 14 gennaio i jihadisti, forte di rinforzi arrivati da Raqqa, capitale di ISIS in Siria, da diverse aree occidentali del governatorato e dalla confinante provincia irachena di Ninive, hanno lanciato una nuova offensiva per avanzare nella rimanente parte della città ancora sotto il controllo dell’esercito governativo siriano.

 

Attacchi sono stati sferrati soprattutto nei quartieri meridionali, dove i miliziani per guadagnare terreno hanno usato attentatori kamikaze e trappole esplosive, e in diverse colline che sovrastano il locale aeroporto militare. L’obiettivo di ISIS è tagliare i collegamenti tra l’area urbana di Deir Ezzor, dove vivono attualmente circa 200mila persone, e la base aerea in cui da mesi sono arroccati circa mille soldati dell’esercito siriano.

 

Stando alle ultime notizie diffuse dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con base a Londra vicina al fronte dei ribelli anti-Assad, Damasco ha risposto all’offensiva jihadista con oltre 120 raid aerei. Stando a quanto scritto da Associated France Press, raid sarebbero stati compiuti anche da caccia dell’aviazione russa. Il bilancio degli scontri, destinato a salire nei prossimi giorni, è di almeno 80 morti tra militari siriani, jihadisti e civili.

 

Dopo il blitz con cui le forze speciali americane avevano ucciso l’8 gennaio un comandante militare di medio livello dello Stato Islamico nei pressi del villaggio di al-Kubar, tornano dunque a intensificarsi i combattimenti in uno dei quadranti più strategici di tutto il conflitto siriano. Attraversata dal fiume Eufrate, Deir Ezzor si trova infatti quasi a metà strada tra Raqqa e il valico di confine di Qaim, tra i più importanti lungo i confini con l’Iraq. Inoltre, nei suoi territori vi è una quantità ingente di giacimenti petroliferi, senza i quali il Califfato non potrebbe finanziare la propria sopravvivenza in quest’area ancora a lungo.

 

Saranno le prossime settimane a dire se dopo una lunga fase di sospetta inazione, Mosca e Damasco sono adesso intenzionate a concentrare gli sforzi militari in questa provincia, oppure se si limiteranno a un intervento isolato per salvaguardare i contingenti siriani qui presenti.

 

SIRIA MAPPA

 

Tensione a Damasco

Dopo settimane in cui ha retto il cessate il fuoco concordato da Russia, Turchia e Iran a fine dicembre, la situazione sta degenerando anche a Damasco. A innescare nuovi combattimenti è stata l’uccisione, avvenuta il 14 gennaio, di un funzionario del governo siriano nel villaggio di Deir Qanun, situato nella zona di Wadi Barada. Si tratta di Ahmad al-Ghadban, uno dei responsabili per conto di Damasco delle trattative con i ribelli in quest’area. Il funzionario stava lasciando il villaggio dopo aver definito con i leader dei locali gruppi armati un accordo per ripristinare l’erogazione di acqua dalla centrale idrica di Ain al-Fijah verso il centro e i distretti periferici di Damasco, dove circa 5,5 milioni di persone sono rimaste a secco di forniture dallo scorso 22 dicembre.

 

All’omicidio è seguita l’immediata reazione delle truppe governative e di gruppi di miliziani sciiti libanesi di Hezbollah. Il bilancio degli scontri è di almeno dieci morti e altri 20 feriti, il più tragico dall’inizio della tregua.

 

DAMASCO RIBELLI(Miliziani del gruppo ribelle Jaysh Al Islam nel sobborgo di Douma a Damasco)

 

Secondo fonti siriane locali citate da Russia Today, a uccidere il funzionario di Damasco potrebbe essere stato in realtà un cecchino appartenente ad Ahrar al-Sham o ai qaedisti di Jabhat Fateh Al-Sham (ex Jabhat al-Nusra), due dei gruppi non inseriti nell’accordo per il cessate il fuoco insieme allo Stato Islamico. Dunque, potrebbe trattarsi di un omicidio voluto dai jihadisti per sabotare la ripresa dei negoziati di pace in programma il prossimo 23 gennaio ad Astana, capitale del Kazakhstan.

 

La ripresa dei negoziati ad Astana

In una dichiarazione congiunta rilasciata lunedì 16 gennaio i gruppi ribelli hanno alla fine annunciato che prenderanno parte ai colloqui di Astana, a cui non è escluso che dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Biancai il 20 gennaio possa essere invitata anche una delegazione americana. Decisione arrivata su spinta di Ankara, dove i colloqui tra i vertici del fronte anti-Assad, il governo turco e quello russo sono andati avanti per mesi prima dell’annuncio dell’accordo sulla tregua di fine dicembre.

 

In Kazakhstan le trattative verteranno solo su questioni militari e umanitarie con il punto di situazione sul rispetto del cessate il fuoco, l’arrivo di cibo e medicinali alle popolazioni bloccate nelle città e nei villaggi controllati dai ribelli e il rilascio dei prigionieri in mano ai governativi. Successivamente, a febbraio a Ginevra ma stavolta sotto l’egida delle Nazioni Unite, i rappresentanti del governo siriano e i membri dell’High Negotiations Committee (organismo che rappresenta la maggioranza delle forze politiche dell’opposizione siriana fortemente influenzato dall’Arabia Saudita) si torneranno a riunire per parlare del futuro politico della Siria. In quella sede, con Donald Trump insediato alla Casa Bianca, sarà possibile attendersi la prima mossa ufficiale della nuova Amministrazione americana.