SIRIA -

Il leader del gruppo islamista radicale Jaysh al-Islam è stato scelto per guidare i colloqui che inizieranno il 25 gennaio a Ginevra. Proteste di Damasco e Mosca

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Mohammed Alloush, leader politico del gruppo islamista radicale siriano Jaysh al-Islam (Esercito dell’Islam) sostenuto dall’Arabia Saudita, è stato nominato a capo della delegazione dei negoziatori che a partire da lunedì 25 gennaio – salvo cambiamenti di programma dell’ultima ora – si riunirà a Ginevra per condurre i colloqui di pace con il governo di Damasco promossi dalle Nazioni Unite.

 

La sua nomina è stata annunciata dall’ex primo ministro siriano Riad Hijab, a capo del Comitato supremo incaricato di coordinare le trattative, la cui istituzione è stata decisa al termine del vertice di Riad del 9-10 dicembre che ha visto riuniti più di 100 tra membri dei partiti dell’opposizione siriana e delegati delle milizie ribelli, compresi i salafiti di Ahrar Al Sham. Alloush sarà accompagnato nel suo viaggio a Ginevra dal suo vice George Sabra, esponente del Consiglio Nazionale Siriano, e da Asaad al-Zoubi, un ex generale dell’esercito regolare siriano passato nell’Esercito Libero Siriano.

 

Il ruolo di Jaysh al-Islam in Siria 

Come era prevedibile, la sua nomina sta producendo degli effetti destabilizzanti alla vigilia dei negoziati di Ginevra. Jaysh al-Islam è infatti considerato sia dal governo siriano di Bashar Assad che dalla Russia, principale alleato di Damasco insieme all’Iran, un’organizzazione terroristica al pari di Ahrar Al Sham, Stato Islamico e dei qaedisti di Jabhat Al Nusra. Ad oggi Jaysh al-Islam controlla la periferia di Ghouta a est di Damasco. Il suo leader Essam al-Buwaydhani, noto anche come Abu Hammam, è succeduto a fine dicembre a Zahran Allous, ucciso in un raid aereo dell’aviazione siriana. In uno dei suoi ultimi video messaggi Allous aveva ribadito la missione del gruppo: combattere ISIS e l’esercito siriano e “ripulire” la Siria dalla presenza dei sciiti e alawiti (il clan degli Assad).

 

Rebel fighters of Jaysh al-Islam (Army of Islam) carry their weapons as they walk along a street in Medaa town

(Miliziani di Jaysh al-Islam a Damasco)

 

I punti critici dei negoziati di Ginevra 

In questo scenario, contraddistinto da forti tensioni e da distanze che non sono state limate dopo il vertice di Riad, si apprestano a partire i colloqui a Ginevra. L’inizio previsto il 25 gennaio non dovrebbe essere posticipato stando a quanto dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario di Stato americano John Kerry nel corso di un incontro a Zurigo il 20 gennaio. I punti lasciati in sospeso dopo la riunione nella capitale saudita però non mancano. Hijab negli ultimi giorni ha escluso la possibilità che delegazioni che non siano state vagliate dal Comitato supremo possano prendere parte ai negoziati in Svizzera. Il riferimento è al Consiglio Democratico Siriano e alle forze curde, che chiedono di poter prendere parte alle trattative per rappresentare una posizione alternativa rispetto al blocco delle opposizioni plasmato a Riad.

 

C’è poi la presenza che fa discutere di Ahrar Al Sham, non tollerata né da Damasco né da Mosca. E, infine, resta da sciogliere il nodo legato al destino di Assad. Le opposizioni torneranno a chiederne le dimissioni prima dell’avvio di una concordata fase di transizione politica che dovrebbe accompagnare il Paese verso nuove elezioni. Ma il presidente siriano non è intenzionato a fare un passo indietro e la scelta per il ruolo di interlocutore principale di Mohammed Alloush, rappresentante di una formazione come Jaysh al-Islam mostratasi in questi anni di guerra affatto incline al dialogo, di certo non lo spingerà a un ripensamento.