SIRIA -

In attesa dei colloqui di Vienna, controffensiva dei governativi su Aleppo che strappano all’ISIS la base di Kuwairis. Ma i ribelli si avvicinano a Homs e prendono pezzi importanti dell’autostrada M5

A tank operated by rebel fighters is seen in a position overlooking al-Ghab plain, in the Jabal al-Akrad area in Syria's northwestern Latakia province

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di Luciano Tirinnanzi

@luciotirinnanzi

Dopo l’abbattimento dell’aereo di linea Airbus 321 russo nei cieli del Sinai il 31 ottobre scorso, Mosca adesso porta l’offensiva contro lo Stato Islamico in Siria verso due cruciali teatri di scontro: Homs e Aleppo. Fonti israeliane citate da Debkafile affermano che i militari russi hanno trasferito un gran numero di elicotteri d’assalto dall’enclave di Latakia verso due basi aeree siriane a est di Homs – la T4 (Tiyas) e Shayrat – dunque schierandosi in prima linea in previsione di un attacco rilevante contro l’ISIS.

 

Una scelta che comporta il rischio altissimo di vedersi abbattere gli elicotteri in azione, dal momento che i ribelli dispongono di efficaci sistemi anticarro portatili, ma allo stesso tempo anche una decisione che Mosca si è vista costretta a prendere dal precipitare degli eventi. Nel frattempo, i governativi di Assad, sostenuti dai raid di Mosca e da truppe sciite libanesi e iraniane, hanno riconquistato la base aerea di Kuwairis, nel quadrante est di Aleppo, strappandola agli uomini di Al Baghdadi.

 

Ciò nonostante, il 10 novembre sono piovuti colpi di mortaio proprio su Latakia, la roccaforte russa, dove hanno perso la vita almeno 23 persone e più del doppio dei feriti. Questi ultimi bollettini di guerra certificano il sempre maggiore coinvolgimento della Russia nella grande guerra di Siria e la certezza di un’escalation inevitabile se, come probabile, l’incontro diplomatico di Vienna in programma sabato 14 novembre fallirà.

 

Schermata 2015-11-11 alle 14.11.34(BBC)

 

Homs è sotto minaccia diretta delle forze dello Stato Islamico dal primo novembre, quando i miliziani hanno preso il villaggio di Mahin a sud della città, infliggendo pesanti perdite alle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, l’esercito siriano e le forze di Hezbollah. La battaglia di Mahin ha aperto la strada all’ISIS e ai ribelli siriani verso la periferia sud di Homs. I miliziani hanno così preso il controllo dell’autostrada M5, snodo strategico che collega Homs a Damasco.

 

Nel frattempo, Jabhat Al Nusra, potente armata jihadista-qaedista, si starebbe preparando a lanciare un’offensiva pesante nel nord della provincia di Idlib, dove le forze jihadiste hanno fatto progressi notevoli (arrivando fino al punto di minacciare Latakia) e hanno strappato all’esercito siriano la città strategica di Morek, sempre sull’autostrada M5, avendo ora il controllo di una porzione di strada strategica che dalla provincia di Idlib conduce ad Hama, nella Siria centrale.

 

damascus-aleppo-b-02(In rosso il percorso dell’autostrada M5, fonte theavionist.com)

 

Le ultime vicende consegnano dunque un bollettino di guerra per niente ben augurante per le forze sciite guidate dalla Russia. Motivo per cui è possibile che nei prossimi giorni si assista a un’escalation del numero di truppe russe in territorio siriano, preludio a un impegno diretto dei militari di Mosca, che presto potrebbero ingaggiare i primi conflitti a fuoco con truppe scelte sul terreno, nonostante il presidente Vladimir Putin abbia sinora smentito tale ipotesi.

 

Ad aggiungere la proverbiale carne sul fuoco, sono infine le notizie secondo cui Israele starebbe pensando di assumere il controllo in via ufficiale le Alture del Golan, un territorio annesso unilateralmente da Israele dopo il 1967, ma mai riconosciuto dalla comunità internazionale attraverso un atto ufficiale. La questione è stata discussa alla Casa Bianca tra il premier Benjamin Netanyahu e il presidente americano Barack Obama. L’ipotesi è trapelata anche in ragione della consapevolezza di entrambi che ormai la Siria non esiste più e che è tempo di “iniziare a pensare in maniera diversa” circa il futuro di questa terra.