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Dopo l’assalto armato a Dallas, durante una mostra di vignette raffiguranti il profeta Maometto, ci si chiede cosa mai abbia originato il divieto di rappresentare il messaggero di Allah

A police officer stands near the suspects' vehicle after a shooting outside the Muhammad Art Exhibit and Contest sponsored by the American Freedom Defense Initiative in Garland, Texas

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di Luciano Tirinnanzi

 

Chi ha sparato al Curtis Culwell Center di Garland, sobborgo di Dallas, aveva un solo obiettivo: impedire che si svolgesse la competizione promossa dall’American Freedom Defense Initiative, dove era previsto si mostrassero tavolozze e disegni raffiguranti Maometto, il migliore dei quali sarebbe stato premiato con un assegno da 10mila dollari. Un appuntamento al quale era presente anche Geert Wilders, politico olandese radicale, noto per le sue posizioni xenofobe e considerato a sua volta come possibile obiettivo alternativo degli assalitori.

 

Secondo la polizia, l’appuntamento al Curtis Culwell Center era ad altissimo rischio, tanto è vero che gli organizzatori hanno dovuto ingaggiare una quarantina di guardie private e tanto è vero che si è manifestato il peggio e che gli agenti hanno dovuto rispondere al fuoco e freddare i due assalitori, dopo che questi avevano ingaggiato un conflitto a fuoco fuori dal centro congressi. Il nesso con la strage alla redazione parigina di Charlie Hebdo e al Krudttoenden Cafe di Copenhagen è evidente. Maometto non va rappresentato. E chi lo fa, deve pagare col sangue. Ma dove nasce questa imposizione?

 

Far-right Dutch politician Geert Wilders speaks at the Muhammad Art Exhibit and Contest, sponsored by the American Freedom Defense Initiative, in Garland

(Geert Wilders)

 

Dove nasce il divieto di rappresentare Maometto

 

Né troppo alto né troppo basso. Con i capelli lunghi e ricci ma non troppo. Occhi scuri e lunghe ciglia, barba lunga e carnagione piuttosto chiara. Ecco una descrizione verosimile di Maometto, il profeta che non può essere rappresentato. Contrariamente a quanto si pensa, infatti, e differentemente da Gesù Cristo, di lui si conosce molto. La vita, la famiglia, l’infanzia, fino agli ultimi giorni, tutto è stato descritto e tramandato per secoli dai suoi numerosi biografi (tra i più importanti, Ibn Ishaq, Al Tabari e Al Bukhari), al pari delle sue gesta e della sua fede. Ma non il suo volto.

 

Ad eccezione di alcune miniature persiane e di rarissime rappresentazioni in ambienti dell’Islam sciita, basta andare in una qualsiasi moschea sunnita, per accorgersi come non solo Maometto non sia mai rappresentato, ma che non vi sono neanche altre immagini di alcun tipo e che le decorazioni sono limitate ai soli versetti del Corano. Perché? Il contrario è considerato come vera e propria idolatria.

 

Nell’Islam, infatti, il divieto della rappresentazione del Dio unico (aniconismo) ma anche quello di qualsiasi altra figura sacra, comprese figure bibliche come Mosè e lo stesso Gesù, sono molto sentite. Maometto stesso avrebbe confessato ai fedeli che non desiderava che si confondesse l’adorazione con la fede e, dunque, non voleva essere ritratto perché ciò avrebbe portato la gente ad adorare lui, che era solo un uomo, e non invece il vero Dio, Allah.

 

Flowers are placed in of the cultural center Krudttonden in Copenhagen

(Il luogo della sparatoria di Copenhagen)

 

Il Corano e gli Hadith

 

Anche se nel Corano non c’è traccia di dichiarazioni del profeta che indichino che Maometto non volesse in alcun modo che la sua immagine venisse rappresentata, tuttavia queste dichiarazioni sono presenti negli Hadith, ovvero l’insieme delle testimonianze di parole e opere del profeta, seconde solo al Corano per importanza nella fede islamica. L’insieme degli Hadith formano infatti la Sunna (la consuetudine e, per estensione, la tradizione), da cui il termine stesso sunniti (i seguaci della tradizione del Profeta).

 

In un articolo di Michel Cuypers pubblicato su L’Osservatore Romano del luglio 2009, si legge: “La religione islamica, nella fede e nella legge, si basa su due fonti normative fondamentali: il Corano e la Tradizione (Sunna). Benché il Corano sia primario in quanto rivelazione divina, la Tradizione ne costituisce il complemento indissociabile, a titolo d’esplicitazione e di sviluppo profetico. Contiene infatti le parole e gli atti del profeta dell’islam (gli hadith) e in secondo luogo dei suoi compagni, trasmettendo l’insegnamento e lo stile di vita del profeta e della prima generazione dei credenti. È insomma un commento vivente del Corano. Gli hadith sarebbero stati raccolti dai compagni del profeta e da alcuni dei suoi prossimi – le sue mogli, i suoi familiari – poi trasmessi oralmente da una catena di trasmettitori (isnâd) attraverso le generazioni, fino alla loro consegna per iscritto da parte di coloro che hanno raccolto gli hadith, i tradizionisti”.

 

Dunque, l’Islam davvero non è disposto a concedere alcuna deroga a quella che considerano come un obbligo di fede e i suoi più radicali fedeli sono pronti a tutto pur di far rispettare questa volontà, che discenderebbe dal Profeta stesso. Come scrive Guido Olimpio sul CorSera: “In attesa di comprendere meglio eventuali legami, l’episodio di Gardland conferma come il tema delle vignette continui ad essere l’innesco per azioni estreme. E a qualsiasi latitudine. I terroristi hanno colpito in Europa con il massacro di Parigi e sono pronti a farlo altrove, in qualsiasi momento si presenti l’opportunità”.

 

The front page of the new issue of satirical French weekly Charlie Hebdo entitled is displayed at a kiosk in Nice

(la contestata rivista satirica Charlie hebdo)