STATI UNITI D'AMERICA -

Rafforzando l’intesa con Arabia Saudita e Israele in funzione anti-iraniana il presidente ridisegna la strategia degli Stati Uniti nello scacchiere mediorientale. La Russia è avvertita (video)

TRUMP SAUDI ARABIA

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di Luciano Tirinnanzi

Il viaggio del presidente degli Stati Uniti in Medio Oriente è iniziato simbolicamente a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, culla della fede islamica sunnita nel mondo, che ospita la Mecca e Medina. Quindi, Trump si è spostato a Gerusalemme, laddove si trova il centro simbolico della fede ebraica e dove s’intrecciano le tre religioni monoteiste. Da qui il presidente degli Stati Uniti volerà a Roma, anzi a Città del Vaticano, cuore del cattolicesimo e della cristianità, per una visita doverosa prima di approdare al G7 di Taormina del 26 e 27 maggio prossimi.

 

Un viaggio cruciale per la politica estera americana, che certifica il cambio di rotta con la precedente amministrazione Obama e che si fa più concreto nei fini e meno idealista nei discorsi. Da questo viaggio, probabilmente, Trump ne uscirà rafforzato, tornando in patria – dove lo aspettano invece beghe politiche di non poco conto – con importanti contratti commerciali, la promessa di continuare la lotta al terrorismo e, forse, con l’annuncio storico di spostare la sede dell’ambasciata americana a Gerusalemme (oggi è a Tel Aviv).

 

Trump Arabia Saudita(Foto di rito al Global Center for Combatting Extremist Ideology di Riad, 21 maggio 2017)

Il patto con Arabia Saudita e Israele per isolare l’Iran

 

La chiave del viaggio presidenziale, però, è tutta nella visita al palazzo reale di Al-Yamamah e poi al King Abdulazaz Center di Riad, dove ad attendere trepidanti Donald Trump e il segretario di Stato Rex Tillerson, c’erano i leader musulmani di ben 55 Paesi di Medio Oriente, Africa e Asia centro-meridionale, oltre a un codazzo impressionante di giornalisti (oltre 500).

 

Nella capitale saudita, Donald Trump ha espresso con chiarezza la linea politica della Casa Bianca: Washington è decisa a lottare più tenacemente «contro il terrorismo e l’estremismo», perché questa «è una lotta tra il bene e il male» dove «insieme non possiamo fallire». E quella parola «insieme» ricomprende esclusivamente il mondo islamico sunnita, mentre non lascia spazio alcuno all’Islam sciita di cui l’Iran è il nucleo centrale.

 

L’Iran, infatti, nelle parole del presidente americano torna ad essere “l’asse del male” dei Bush, reo di alimentare «il fuoco dei conflitti settari» dallo Yemen – dove l’Arabia Saudita combatte contro i ribelli sciiti Houti che hanno dato vita a una guerra civile – alla Siria del regime sciita alawita di Assad – dove Teheran e gli Hezbollah libanesi hanno causato a suo dire quella «tragedia inimmaginabile» che abbiamo tutti sotto gli occhi.

 

Melania Trump RIAD(La first lady Melania Trump visita una scuola a Riad)

 

Di più, Trump a Riad ha siglato accordi commerciali monstre per commesse energetiche e militari di qui ai prossimi vent’anni, e poi ha stretto con forza le mani all’Emiro del Qatar, Tamim Bin Hamad Al-Thani, importante partner economico e agente d’influenza dell’intero mondo sunnita (nonché tentacolare possidente in Europa), e al presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, praticamente l’unico regime laico sunnita di peso la cui moschea di Al Azhar è, al contempo, il centro culturale più importante per quella fetta d’Islam.

 

Persino la moglie, Melania Trump, ha ricevuto una stretta di mani dal re saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud, il quale ha omaggiato il presidente accettando una donna a capo scoperto durante la cerimonia a palazzo. Segno che l’Arabia Saudita vuole fare di tutto per riannodare i legami con l’America, suo storico protettore, dopo aver tremato otto lunghi anni per la freddezza dimostrata da Barack Obama, che aveva scelto di scommettere sugli ayatollah  iraniani, marginalizzando proprio la casa regnante saudita.

 

Trump, nell’occasione, ha promesso anche una visita in Egitto, proprio come fece il suo predecessore, che all’università di Al Azhar parlò di una conciliazione possibile tra Islam e Occidente ma fu presto smentito dallo scoppio della guerra civile in Siria e Iraq.

 

 (video)

 

La nuova strategia in Medio Oriente e il confronto con Putin

 

Dunque, se il democratico Obama aveva scelto con coraggio Teheran quale motore della stabilizzazione del Medio Oriente – arrivando a siglare con il presidente iraniano Hassan Rouhani gli storici accordi sul nucleare per limitarne la proliferazione (cosa che fece infuriare sia Arabia Saudita che Israele), dopo però aver commesso l’errore colossale di sostenere le Primavere Arabe che hanno condotto dritti all’esplosione globale del jihadismo – oggi Trump cancella quella linea politica infruttuosa e torna sui suoi passi, riallacciando i legami con Riad e Gerusalemme, e puntando tutto su questi partner per risolvere la questione mediorientale.

 

A rimarcare la decisione della Casa Bianca, erano già intervenuti in precedenza il segretario alla Difesa James Mattis, secondo il quale «ovunque c’è un problema in Medio Oriente spunta l’Iran», e ancor più chiaramente il consigliere per la sicurezza Herbert RaymondMcMaster, che aveva sentenziato «il problema è l’Iran».

 

Houthi Trump(Manifestazione anti-americana organizzata dai ribelli Houthi a Sanaa)

 

Dunque, dopo aver ricevuto a Washington il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (fatto da tenere in debita considerazione), fautore di una via dell’Islam sunnita tutta sua, ecco che Donald Trump va direttamente in Medio Oriente per offrire l’abbraccio dell’America ai paesi musulmani sunniti e riallacciare l’amicizia con Israele, con un passaggio obbligato nel cuore della cristianità. Tutto ciò per arginare l’asse sciita che si snoda dall’Iran alla Siria attraverso l’Iraq e che preoccupa sempre più i leader sunniti.

 

Ed è proprio qui che, nei prossimi mesi, vedremo se e come prenderà corpo quest’unità d’intenti che, celandosi dietro la costituzione di una più robusta coalizione militare anti-terrorista per muovere guerra ai jihadisti – Stato Islamico in primis – punta in realtà ad arginare l’Iran e i suoi disegni d’espansione nella regione. La Russia, importante partner di Teheran e principale azionista di Damasco, è avvertita: il nuovo Medio Oriente è ancora tutto da ridisegnare. Parola di Donald Trump.