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Gli ultimi sondaggi danno il candidato repubblicano in testa. Il 26 settembre a New York il primo confronto davanti alle telecamere tra i due sfidanti per la Casa Bianca

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di Alfredo Mantici

 

Il primo lunedì di settembre negli Stati Uniti è festa nazionale. In questa data si celebra il Labor Day per ricordare la nascita delle prime organizzazioni sindacali nel continente americano. È una sorta di “primo maggio” tutto americano che ogni quattro anni assume un valore molto particolare. Quando, come quest’anno, il Labor Day è caduto durante la campagna elettorale, esso rappresenta per tradizione l’inizio ufficiale dell’ultima tappa nella corsa per la Casa Bianca. Lunedì 4 settembre, entrambi i candidati alle presidenziali, Hillary Clinton per i democratici e Donald Trump per i repubblicani, hanno scelto Cleveland, nell’Ohio, per aprire gli ultimi due decisivi mesi di una contesa che si concluderà il prossimo 8 novembre con il voto per la scelta del successore di Barack Obama.

 

La corsa, dopo un’estate durante la quale le numerose gaffe del miliardario newyorkese lo avevano visto scendere nei sondaggi, parte praticamente alla pari: proprio al termine del Labor Day, gli ultimi sondaggi di Bloomberg vedono Trump in rimonta sulla Clinton. È un buon punto di partenza per il candidato repubblicano che ha approfittato della presenza di una trentina di giornalisti sull’aereo che lo portava a Cleveland per parlare del suo programma politico, evitando con cura di attaccare personalmente la sua avversaria con le solite insinuazioni sugli scandali sessuali che hanno attraversato e tormentato gli anni di Bill Clinton alla Casa Bianca. Trump ha scelto di battere sul suo tasto preferito, la lotta contro l’immigrazione clandestina, ribadendo che qualora diverrà presidente porrà il veto a qualsiasi tentativo di dare, con una “sanatoria”, la cittadinanza americana agli 11 milioni di clandestini attualmente presenti negli Stati Uniti. “Per diventare cittadino americano – ha spiegato – l’immigrato deve uscire dal Paese, rientrare e sottoporsi al processo legale di naturalizzazione”.

 

A conferma del fatto che in campagna elettorale è comunque lecito dire tutto e il contrario di tutto, Trump nella stessa serata del 4 settembre durante una cena a Cleveland ha promesso di attenuare le sue proposte draconiane contro gli immigrati, e lo ha fatto mentre al suo fianco sedeva un’esponente della minoranza messicana, Maria Hernandez. Questa, al termine del discorso del candidato repubblicano, si è spinta ad affermare che “gli americani di origine messicana sono schierati con Trump. È così carino”.

 

Nelle stesse ore Hillary Clinton ha invece preferito usare l’arma della minaccia ‘straniera’ contro la sua candidatura. Ai giornalisti al suo seguito su un volo diretto in Illinois, si è detta preoccupata “per le credibili informazioni in merito alle interferenze del governo russo nelle nostre elezioni attraverso attacchi hacker. Non si è mai vista una potenza straniera così coinvolta nelle nostre procedure elettorali”.

 

USA VS.TRUMP - LOOKOUT NEWS - COPERTINA

USA VS. TRUMP: DAL 5 SETTEMBRE NELLE LIBRERIE LA GUIDA ALLE ELEZIONI AMERICANE

 

Se Trump sta adesso incalzando Hillary nei sondaggi sulle intenzioni di voto, resta tuttavia molto indietro sul fronte degli spot televisivi a pagamento che vedono la Clinton surclassarlo in termini di spesa e di presenza televisiva con un margine di dieci contro uno. Questo dato è stato sottolineato dal quotidiano conservatore Wall Street Journal, che nell’editoriale pubblicato il giorno del Labor Day ha definito il mese di settembre come la deadline del candidato repubblicano, il momento in cui deve decidere di cambiare passo, sottolineando che se i vertici repubblicani “non saranno in grado di costringere Mr. Trump a modificare il suo comportamento a partire dal Labor Day, il suo partito farà bene a considerare il proprio candidato come privo di speranza di successo e a concentrarsi sulle elezioni per il Senato e per la Camera dei rappresentanti []”.

 

Gli ultimi appuntamenti della campagna elettorale 

In effetti anche Trump, dopo un’estate caotica di campagna elettorale a tratti sconclusionata e segnata da sondaggi in calo, ha deciso di cambiare passo nominando nuovo direttore della campagna elettorale Stephen Bannon, gestore del sito web conservatore Breitbart News, in sostituzione di Paul J. Manafort, costretto alle dimissioni per le troppe defaillance estive. La Clinton, dal canto suo, non può dormire sonni tranquilli perché entro ottobre l’FBI renderà pubbliche le 15.000 mail contenenti argomenti riservati che la candidata democratica ha inviato quando era segretario di Stato.

 

L’uso di un server privato per trattare temi delicati di sicurezza nazionale secondo gli investigatori federali non è un “crimine”, ma denota una leggerezza pericolosa. Questo sarà un tema caldo durante i tre dibattiti televisivi che vedranno i due candidati affrontarsi davanti alle telecamere. Il primo si terrà il 26 settembre nei locali della Hofstra University di New York. Vista l’importanza che storicamente hanno avuto i dibattiti televisivi nell’orientare le scelte dell’elettorato americano, gli staff dei due contendenti stanno affilando le armi. La Clinton ha arruolato 25 ricercatori che stanno scavando in tutti gli angoli della vita di Trump, per trovare argomenti utili a mettere al tappeto il tycoon newyorkese con qualche rivelazione imbarazzante. Nella ricerca di informazioni in grado di danneggiare Trump è stato assoldato anche il giornalista Tony Schwartz che ha collaborato con Trump per 18 mesi ai tempi della stesura congiunta del bestseller The Art of the Deal.

 

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(Illinois, 5 settembre 2016: la Clinton sbarca dal suo nuovo jet privato ribattezzato “Hill Force One”)

 

La speranza della Clinton è di ricavare qualche retroscena della vita di Trump da usare in diretta televisiva. Per prepararsi al meglio al confronto, Hillary partecipa inoltre a numerose e defatiganti sessioni di “finto dibattito” durante le quali allena la propria dialettica in vista dell’incontro del 26 settembre. Raccontano fonti anonime dello staff democratico che nel momento in cui durante queste sessioni gli argomenti del suo “finto” avversario diventano troppo imbarazzanti, la candidata perda facilmente la calma e se ne vada sbattendo la porta.

 

Mentre lo staff della Clinton cerca argomenti utili per non farla arrivare impreparata alle sfide decisive, Trump non sembra eccessivamente preoccupato in vista del primo duello televisivo e – stando a fonti del suo staff – nelle ultime settimane non avrebbe partecipato a sedute preparatorie. Egli stesso ha dichiarato al Times: “può essere pericoloso prepararsi troppo per queste cose. Puoi sembrare imbeccato e suonare falso come uno che tenta di apparire quello che non è”. Davanti alle telecamere di Fox News, una delle manager della campagna repubblicana, Kellyanne Conway, ha dichiarato che “Trump è un candidato non convenzionale […] è un X Factor imprevedibile, credo che sia per questo che dalle parti della Clinton siano così nervosi”.

 

Forse ha proprio ragione la Conway. Durante il comizio del Labor Day, in diretta televisiva sulle principali reti nazionali, colta da un irrefrenabile impeto di tosse Hillary si è scusata dicendo di essere totalmente “allergica a Trump”.