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La candidata democratica ha forse vinto ai punti. Ma Trump ha dimostrato di saper imparare in fretta dai suoi errori. Prossimo match a Saint Louis ai primi di ottobre. La corsa per la Casa Bianca è aperta

Trump Clinton

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di Alfredo Mantici

 

Alle 3.30 del mattino in Italia di oggi, martedì 27 settembre, i due candidati alle presidenziali americane, Hillary Clinton per i democratici e Donald Trump per i repubblicani, si sono affrontati alla Hofstra University di Long Island, New York, nel primo dibattito televisivo della campagna elettorale di fronte ad almeno 100 milioni di telespettatori. Durante un duello senza esclusione di colpi durato un’ora e mezza, i due contendenti si sono affrontati su tutti i temi caldi della politica, interna ed estera, degli Stati Uniti.

 

Secondo un sondaggio istantaneo della CNN (che però ha specificato che la maggioranza degli spettatori intervistati si è dichiarata di fede democratica), la Clinton avrebbe vinto con un margine di tutto rispetto, 62% a suo favore contro il 27% del suo avversario repubblicano. Cifre che vanno prese con le dovute precauzioni considerato che negli ultimi sondaggi nazionali, invece, il margine dei consensi tra i due candidati si era ridotto all’1% a favore della Clinton.

 

 

I temi del dibattito

Secondo i primi commenti provenienti da oltreoceano Hillary Clinton, che aveva visto appannare la sua immagine di potenziale e credibile presidente degli Stati Uniti nelle ultime settimane, ha avuto successo nel presentarsi come una candidata preparata, precisa e, al momento opportuno, capace di infilzare il suo avversario con battute ironiche e pungenti. Accusata da Trump nei giorni scorsi di aver tralasciato gli impegni della campagna elettorale per prepararsi adeguatamente al dibattito televisivo, Hillary ha esordito dicendo: “So che Donald mi ha criticato per essermi preparata per questo dibattito. Si l’ho fatto. E sapete per che cos’altro mi sono preparata? Mi sono preparata per essere presidente”.

 

Da qui in avanti il duello, che era iniziato con sorrisi, strette di mano e preliminari all’insegna della buona educazione, è proseguito serrato su tutti i temi caldi della campagna, con molte battute al vetriolo, poco approfondimento politico e colpi bassi di carattere personale.

 

Trump, che aveva pianificato di apparire calmo e rispettoso delle buone maniere, dopo pochi minuti ha lasciato libero sfogo all’istinto bellicoso che lo ha contraddistinto dall’inizio della campagna, interrompendo spesso Hillary con battute sarcastiche, mentre la candidata democratica durante le sue risposte si limitava a sorridere con ironia e condiscendenza. Un linguaggio dei segni e delle parole che ha indubbiamente confermato, agli occhi degli spettatori, l’opinione che avevano dei due candidati. Bombastico e irruento il primo; calma, gelida e affilata la seconda.

 

Questo è un dato forse fondamentale da tenere a mente nel valutare gli esiti di questo primo duello televisivo: il faccia a faccia di fronte alle telecamere raramente sposta i consensi dall’uno all’altro dei candidati. Esso, tutt’al più, conferma le opinioni maturate dagli elettori durante le precedenti settimane di questa lunghissima campagna elettorale. Insomma, Donald Trump ha confermato di essere Trump come Hillary Clinton ha dimostrato di essere la donna dura e determinata che non si è fatta fermare neanche dalla polmonite.

 

 

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Gli scambi di accuse

Venendo ai contenuti del dibattito, le novità rispetto a quanto affermato dai due candidati da mesi a questa parte, non ci sono state. Trump ha ribadito la necessità di ripristinare negli Stati Uniti l’imperio della legge, mentre la Clinton lo ha accusato senza mezzi termini di essere un razzista che negli anni Settanta rifiutava di affittare i suoi appartamenti a neri e ispanici e che ha raccontato bugie sulla presunta nascita fuori dagli Stati Uniti del presidente Barack Obama.

 

Trump, dimostrando di saper parlare alla “pancia” dell’elettore della middle class americana, all’accusa di non aver voluto rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi perché secondo i suoi accusatori avrebbe evaso le tasse federali, ha risposto sorridendo: “Questo fa di me una persona intelligente”. Dal canto suo, Trump ha accusato la Clinton di essere una “tipica politica di professione”, di quelli che “propongono piani economici di sviluppo che sembrano buoni e poi non funzionano”.

 

Incalzato dalle domande del moderatore, il giornalista Jack Holt, tornando sul tema della sua dichiarazione dei redditi, Trump ha affermato che la renderà pubblica quando la sua avversaria renderà pubbliche le 33.000 mail di ufficio custodite nel suo server di posta elettronica privata, riferendosi alle accuse rivolte alla candidata democratica dall’FBI secondo cui, all’epoca in cui era segretario di Stato, ha trattato argomenti segreti utilizzando la sua mail personale.

 

La risposta ha messo per la prima volta seriamente in imbarazzo la Clinton, la quale ha ammesso di essersi “comportata con leggerezza”. Approfittando del momentaneo imbarazzo, Trump ha affondato il colpo sostenendo che “la signora Clinton non ha la fibra per essere presidente degli Stati Uniti, una carica per la quale occorre una fibra tremendamente solida”. La Clinton, gelida, ha replicato: “Bè, se (Trump, ndr) è capace di viaggiare in 112 paesi, negoziare un trattato di pace, un cessate il fuoco, il rilascio dei dissidenti o di passare 11 ore a testimoniare di fronte a un comitato del Congresso, allora può parlare di fibra […]”.

 

Quello andato in onda è stato dunque un classico dibattito “all’americana”, con pochi approfondimenti sui temi reali della politica interna o estera, molte battute, molto veleno. Hillary ha forse vinto ai punti in quanto nessuno dei due candidati è riuscito a sferrare il colpo dialettico da knock-out. Ma Trump, dall’inizio della campagna, ha dimostrato di saper imparare in fretta dai suoi errori ed è probabile che affilerà le sue armi in vista del secondo dibattito che si terrà a Saint Louis ai primi di ottobre. Un dato è certo: la corsa per la Casa Bianca è ancora aperta.