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Con 304 voti a favore su 538 il Collegio Elettorale ha sancito la vittoria del candidato repubblicano. Intanto prende forma la squadra del nuovo governo

TRUMP

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di Manuel Godano

 

Il 19 dicembre il Collegio Elettorale ha confermato l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. I voti dei grandi elettori a favore del candidato repubblicano sono stati 304 su un totale di 538. L’elezione sarà adesso proclamata ufficialmente dal Congresso il prossimo 6 gennaio. Successivamente, il 20 gennaio, Trump presterà giuramento e si insedierà alla Casa Bianca nella veste di 45° presidente statunitense.

 

Erano rimasti ormai davvero in pochi a sperare in un clamoroso ribaltone nel giorno del voto del Collegio Elettorale. Alla fine, invece, i numeri hanno dato nettamente ragione a Trump, “tradito” da due soli senatori del Texas. Peggio è andata alla sua sfidante Hillary Clinton, che alla conta finale non è andata oltre quota 232, perdendo il consenso di ben otto grandi elettori.

 

“Con questo storico passo – ha affermato Trump – possiamo guardare al futuro luminoso che ci aspetta. Lavorerò duro per unire il Paese ed essere il presidente di tutti gli americani. Insieme, renderemo l’America nuovamente grande”.

 

Nonostante fosse altamente improbabile che almeno 37 grandi elettori repubblicani decidessero alla fine di non scegliere Trump, negli Stati Uniti il voto del Collegio Elettorale è stato accompagnato da grandi attese, in un clima agitato ad arte dai media – per la stragrande maggioranza avversi al candidato repubblicano – e soprattutto dalle potenti lobby che hanno provato fino all’ultimo a opporsi alla sua elezione.

 

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Le accuse di cyberspionaggio alla Russia

Resta da sciogliere adesso il nodo delle accuse di cyber-intrusioni nella campagna elettorale per le presidenziali americane rivolte alla Russia. Accuse su cui nelle settimane scorse sono intervenute a piedi uniti CIA ed FBI con una scelta di tempi a dir poco sospetta per una fase così delicata per gli equilibri politici del Paese come quella della transizione del potere. Segno che la nomina alla Casa Bianca di Trump preoccupa i piani alti dell’intelligence americana.

 

Agli oppositori di Trump, di fatto, non resta che sperare che queste accuse vengano valutate e approfondite da una commissione d’inchiesta al Congresso, la cui istituzione è stata richiesta da un gruppo di senatori sia democratici che repubblicani, tra cui il repubblicano ed ex candidato alla presidenza John McCain e il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer.

 

Secondo CIA ed FBI vi sono elementi concreti che dimostrerebbero che gli hacker di Mosca sono riusciti a violare i sistemi informatici sia del Comitato Nazionale Repubblicano che di quello Democratico durante la campagna elettorale, decidendo però di dare in pasto a WikiLeaks solo i dossier caldi che riguardavano Hillary Clinton, influenzando così a favore di Trump la corsa alla Casa Bianca.

 

Sarà il tempo a dire se queste accuse sono solo il principio di una manovra attraverso cui i democratici, e buona parte del vecchio establishment dei repubblicani surclassato in campagna elettorale da Trump, proveranno nelle prossime settimane a dimostrare che il tycoon newyorchese era effettivamente al corrente degli attacchi informatici di Mosca, creando così le condizioni necessarie per sottoporlo a impeachment. Per ora, però, il tempo sta dando ragione a Trump, così come gli hanno dato ragione gli elettori americani l’8 novembre e 304 grandi elettori su 538 il 19 dicembre.

 

La squadra di governo

Intanto si va delineando la rosa dei nomi scelti da Trump per formare il suo gabinetto. Un esecutivo che potrebbe rivelarsi come il più conservatore dai tempi di Ronald Reagan. “Trump – scrive la CNNsta assemblando un gabinetto da sogno per i conservatori, che promette di muoversi rapidamente per smantellare l’eredità lasciata dall’Amministrazione Obama: dall’assistenza sanitaria, all’istruzione, dalle politiche sul lavoro a quelle sull’ambiente”. Il tutto con una forte maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato.

 

TRUMP_GOVERNO

 

Dopo aver scelto come segretario di Stato Rex Tillerson, come capo di gabinetto Rience Priebus, come consigliere speciale e chief strategist Stephen Bannon e come capo del National Security Council (NSC) Michael Flynn, Trump è pronto a definire nei prossimi giorni altri importanti incarichi. Al repubblicano del South Carolina Mick Mulvaney andrà il Bilancio. Mulvaney è cofondatore della Republican House Freedom Caucus, organizzazione entrata in forte contrasto con la leadership dei Repubblicani negli ultimi anni. Betsy DeVos è stata scelta per l’Istruzione, mentre al Lavoro è andato il magnate dei fast food Andrew Puzder. Per guidare l’EPA (Environmental Protection Agency, deputata alla protezione della salute umana e dell’ambiente), è stato scelto il procuratore generale di Oklahoma Scott Pruitt, il quale in questi anni ha messo in più occasioni in discussione le politiche sul clima e sull’abbattimento delle emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera su cui ha puntato l’Amministrazione Obama. A Ben Carson, in passato direttore di Neurochirurgia Pediatrica al Johns Hopkins Hospital di Baltimora nel Maryland, sono andate Casa e Sviluppo Urbano. A Tom Price, fiero oppositore della riforma sanitaria “Obamacare”, Salute e del Welfare. Al senatore dell’Alabama Jeff Sessions il ruolo di attorney general (l’equivalente del nostro ministro della Giustizia, ndr). Elaine Chao, infine, è stata scelta da per i Trasporti. Ai tempi dell’Amministrazione di George W. Bush, in cui è stata segretario del Lavoro, era considerata una conservatrice di ferro. Una caratteristica che contraddistingue il nuovo corso politico che Trump si appresta a tracciare alla guida della Casa Bianca.