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Guido George Lombardi, amico e sostenitore del presidente USA, considerato il suo “orecchio” italiano, spiega il Trump-pensiero e altri misteri americani

TRUMP

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di Luciano Tirinnanzi

Lo incontriamo a Roma, all’uscita di una conferenza alla Camera sugli esiti delle elezioni presidenziali iraniane, presenti il senatore forzista Malan e l’Ambasciatore Terzi di Sant’Agata, il tesoriere di Nessuno tochi Caino Zamparutti e Feisal Al Mohamad dell’Associazione Siria libera e democratica. Sorridente ma riflessivo, ascolta la conferenza senza intervenire. «Non c’è molto da aggiungere, si capisce già quale sia il livello di libertà, diritti umani e democrazia in Iran oggi…» sostiene. Forse è lì per capire meglio le relazioni economiche e finanziarie italiane con l’Iran, consapevole del “business risk” che potrebbe derivare per le nostre aziende.

 

Già, perché Guido George Lombardi non è solo l’imprenditore italiano che abita nella Trump Tower di New York, il quartier generale del presidente. Ma appare come l’uomo di Donald Trump in Italia, il suo “orecchio” locale per sondare il terreno su numerose questioni (il presidente USA sta per arrivare in Italia, il 24 maggio). A cominciare proprio dall’Iran, che la nuova Amministrazione ha appena messo nel mirino, perché «sostiene il terrorismo e ha aiutato Assad a compiere atti deprecabili in Siria» come ha sentenziato lo stesso presidente.

 

GUIDO LOMBARDI(Guido Lombardi)

 

Lombardi si presta a rispondere a ogni domanda. Seduti sui divani dell’Hotel Nazionale esordisce sorridente «mi sembra di essere tornato a casa! Quante volte ho fatto la spola da qui ai palazzi del potere». Già, il potere. Lombardi sembra averne, a giudicare da quanti gli girano intorno e gli stringono mani con affetto e interesse.

 

«Sono venuto via dall’Italia dopo il ’68 e i disastri dell’epoca. Biglietto di sola andata, sono letteralmente scappato. Oggi sono un imprenditore la cui principale attività è nel settore immobiliare. Ho accumulato immobili a New York, in Florida e qualcosa anche in Italia. Ho anche altre attività, soprattutto consulenza. Ma ho fatto di tutto…»

 

Molti non comprendono bene il suo ruolo. Potremmo definirla un lobbista?

«No, assolutamente. Non è proprio il mio lavoro. Sì, ho fatto un po’ di politica negli anni, ma solo per passione. Sarei un fallimento totale come lobbista di professione, neanche mi facevo pagare! Solo qualche rimborso spese per i viaggi. Mi sono messo sotto completamente solo in questi ultimi due anni, dedicandomi a incontri, visite e soprattutto ai social media. Ma l’ho fatto solo per amicizia con Donald»

 

Quando ha visto Trump l’ultima volta?

«Un mese fa in Florida, durante la visita del presidente cinese Xi Jinping. Ho discusso con lui, con Bannon (Steve Bannon è stato brevemente consigliere speciale del presidente, ndr) e con altri dello staff presidenziale. Ho parlato anche con i cinesi»

 

Allora saprà qual è la strategia con la Cina?

«La Cina, ma anche il Giappone e il Messico, sono nel mirino economico della nuova Amministrazione, perché le importazioni da quei paesi erano andate fuori da ogni regola. Quel che sostiene Trump è “non è che io ce l’abbia con questi paesi, ma se tu mi smerci della roba che hai prodotto sfruttando il lavoro di persone che lì paghi un dollaro all’ora, mentre io qui li pago quindici dollari l’ora, è chiaro che siamo in un regime di concorrenza sleale”. Tutto questo, compreso il NAFTA (l’accordo di libero scambio con Canada e Messico, ndr), deve cambiare. Dobbiamo modificare gli accordi economici perché finora i politici americani sono stati incompetenti. O, peggio, corrotti. Si sono svenduti il nostro mercato per una manciata di dollari. Una cosa che in Italia conoscete bene…»

 

Donald Trump_Xi Jinping at Mar-a-Lago(Trump e Xi Jinping a Mar-a-Lago, Florida, 6 aprile 2017)

 

Quale crede che sia l’obiettivo ultimo del presidente?

«Donald Trump usa l’economia per raggiungere quella che nella sua visione è un’America più forte ed economicamente più stabile. E può essere tale solo in un mondo dove altri paesi sono altrettanto stabili. La logica sovietica per cui io sono forte solo se ho mandato i miei avversari in bancarotta, è una logica fallimentare. Perché se rendo tutti quanti più poveri, è chiaro che poi non esisterà più alcuna ricchezza. Vedi Cuba o più recentemente il Venezuela, questi sistemi sono falliti economicamente perché si è eliminata la classe media, colpendo tutti quelli che creavano la ricchezza. Ma se si cancella la possibilità per il popolo di arricchirsi e gli si porta via tutto, è chiaro che quel paese andrà in malora. Quindi, questa logica di tassare tutti e sempre di più, semplicemente non funziona. C’è chi pensa che in questo modo lo stato possa mantenere tutti e molti ci sguazzano, compresi i profughi, ma è sbagliato. I cinesi saranno anche comunisti, ma la loro economia è completamente capitalista. Questo dovrebbe dirci qualcosa»

 

Trump però al momento è alle prese più con lo scandalo “Russiagate” che con le tasse. Il direttore dell’FBI James Comey ha dichiarato che il presidente voleva influenzare le sue decisioni, insabbiando il caso Flynn*. Il che ha fatto gridare a un possibile impeachment…

«È tutta una propaganda, mi pare di stare ai tempi di Stalin. Il memo del signor Comey è soltanto un pezzo di carta scritto di suo pugno che non ha alcun valore legale, visto che potrebbe averlo scritto in qualsiasi momento. Non è un documento e neanche una prova credibile. E poi cosa c’è scritto lì sopra? Che Donald Trump sperava che la facessero finita con questa caccia alle streghe sui suoi collaboratori. Punto»

 

Ma non siete preoccupati che il “Russiagate” possa compromettere il lavoro dell’Amministrazione?

«Assolutamente no, lo ripeto, è tutta propaganda. Anche se purtroppo ruba molte energie, perché devi stare sempre lì a rispondere a domande banali. Ma questo fa parte del gioco. Anzi, è quasi meglio!»

 

FBI Director Comey testifies on Capitol Hill in Washington(L’ex direttore dell’FBI James Comey)

 

Ma da dove origina quella che lei chiama propaganda contro Trump? Chi c’è dietro?

«Strano. La stessa domanda me l’ha fatta un giornalista russo. Io le rispondo come ho risposto a lui. Gli ho detto: “voi siete in guerra, giusto?” E lui dice: “quale guerra, la Siria?” E io: “Nossignore. Ci pensi bene, non c’è qualcuno che cercava di portarvi via la Crimea? Non c’è qualcuno che ha fatto pressioni affinché l’Ucraina entrasse nella NATO? E non c’è qualcuno che già nel 1941 aveva cercato di portarvi via l’Ucraina e che ancor prima nel 1919 ha cercato di portarvi via altri territori?»

 

Sia più esplicito…

«È sempre la stessa gente che è andata a sbandierare la bandierina di Macron (il neo-presidente francese, ndr), che ha aiutato Matteo Renzi a diventare primo ministro e che oggi controlla la maggior parte delle commissioni europee.

 

In una parola?

«Deutschland. I tedeschi hanno sempre la stessa brutta abitudine…»

 

Quale sarebbe?

Le rispondo come mi hanno risposto alcuni amici tedeschi, scherzando e col sorriso in faccia: “quel che non siamo riusciti a fare con i tank, lo faremo con le banche”. Capito? Hanno ‘invaso’ la Grecia come nel ’39, si sono espansi a Est, hanno creato un nuovo ‘governo di Vichy’ in Francia, e così via»

 

Ma in che modo riuscirebbero a influenzare la politica americana?

«Lo vada a chiedere a loro. E lo vada a chiedere a George Soros (finanziere e miliardario ungherese naturalizzato statunitense, nonché grande finanziatore dei Clinton, ndr) che dà soldi a destra e sinistra…»

 

 MACRON MERKEL (L’incontro a Berlino tra Emmanuel Macron e Angela Merkel, 15 maggio 2017)

 

Dunque, il “Russiagate” sarebbe frutto di un’ingerenza esterna?

«Sicuramente dietro al Russiagate c’è qualcuno che ce l’ha a morte soprattutto con i russi, che in effetti sono in guerra sotto ogni punto di vista. Poi, ci sono tanti collaborazionisti sia in Europa, a cominciare dalla Francia, sia purtroppo anche in America. È proprio come nel 1939…»

 

Anche Trump avrà le sue colpe. Quali sono i suoi principali difetti, a suo giudizio?

«Il suo difetto principale è che non ha esperienza. Con tutta l’amicizia che provo per lui, in effetti non è mai stato dentro alla politica, per cui non conosce in quale “fossa dei serpenti” è caduto. È difficile da manovrare la politica, quando non sai chi sono gli amici veri e chi no. Perciò, non sapendo di chi potersi fidare, ha commesso dei piccoli sbagli. Sta imparando molto velocemente, però. È un po’ come in Italia, dove ci sono molti giovani volenterosi in politica cui tuttavia manca ancora l’esperienza.

 

Mentre i vecchi politici?

«Beh, quelli ormai sono troppo vecchi…»

 

Forse, al ritorno dal Medio Oriente sapremo se è diventato più esperto di politica estera. Riad, Gerusalemme, Città del Vaticano sono tappe cruciali…

«È proprio così, vedremo…»

 

TRUMP MURO DEL PIANTO(La storica visita di Trump al muro del Pianto a Gerusalemme, 22 maggio 2017) 

 

Ma Donald Trump crede in Dio?

«Assolutamente sì, questo glielo posso assicurare. Non ne parla tanto proprio perché per lui è cosa seria e strettamente personale. Durante la campagna elettorale, lo hanno invitato a ripetere “god bless America” più spesso, ma lui l’avrà fatto sì e no tre volte in oltre cinquanta comizi. Perché per lui non è qualcosa da sbandierare, ma un segreto tra egli stesso e dio. Occasionalmente, va a messa e ha un grande rispetto per la religione. Si può esser certi che ne fa tesoro»

 

* Dice il memo incriminato: Spero che lei possa trovare una strada per lasciar cadere la cosa, lasciar andare Flynn, è una brava persona. Il riferimento è al generale Michael Flynn, indagato dall’FBI per supposti contatti con funzionari russi quand’era consigliere del presidente (in seguito si è dovuto dimettere).

(Intervista pubblicata il 23 maggio 2017)