STATI UNITI D'AMERICA -

Ad Atlanta Stati Uniti e undici Paesi del Pacifico siglano il Trans-Pacific Partnership, l’intesa per l’accordo di libero scambio. Adesso il presidente americano dovrà ottenere l’approvazione del Congresso

U.S. Secretary of State John Kerry (R) next to Chile's President Michelle Bachelet (C) and Chile's Foreign Minister Heraldo Munoz listen a video with a message of the U.S. President Barack Obama during the "Our Ocean" conference at  the Hotel Sheraton Mira

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Lunedì 5 ottobre ad Atlanta gli Stati Uniti e altri undici Paesi del Pacifico hanno firmato il Trans-Pacific Partnership (TPP), il più grande accordo commerciale internazionale siglato negli ultimi decenni. L’intesa è stata raggiunta a otto anni dall’inizio dei negoziati, contraddistinti in questo arco di tempo da tensioni, strappi improvvisi e lunghi periodi di stallo.

 

Cosa prevede l’accordo

Il Trans-Pacific Partnership è stato firmato da Stati Uniti, Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Esclude la Cina mentre, una volta entrato in vigore, potrebbe essere firmato anche da Filippine e Corea del Sud.

 

Dopo che verrà ratificato dai parlamentare dei singoli Paesi firmatari, il TTP abbatterà le barriere commerciali in questa grande area del Pacifico, dove si concentra circa il 40% della produzione economica mondiale con oltre 800 milioni di potenziali consumatori. Tra i settori interessati vi sono la produzione di derivati del latte e di medicinali “biologici” (vale a dire derivati da organismi viventi, su cui sono in corso trattative per la definizione dei tempi di brevetto), il settore automobilistico, la produzione cinematografica, l’accesso a internet, la tutela dell’ambiente e la protezione delle specie naturali.

 

L’amministrazione Obama pone molte aspettative sul TTP perché si tratta dell’accordo commerciale internazionale più importante firmato dai tempi del NAFTA (North America Free Trade Agreement) e perché è il primo di cui fanno parte in maniera bilaterale Giappone e Stati Uniti. Inoltre, sul suo modello sono in corso negoziati con i Paesi membri dell’UE per la firma del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

 

 

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(fonte New York Times)

 

La sfida del Congresso per Obama

Lo scoglio parlamentare è un passaggio particolarmente atteso soprattutto negli Stati Uniti, con il presidente Barack Obama chiamato a giocarsi nel confronto con il Congresso una delle sfide più importanti che lo separano dalla fine del suo secondo mandato. Nelle sue prime dichiarazioni Obama ha posto l’accento sull’importanza strategica dell’accordo soprattutto nell’ottica del confronto con la Cina. Il TTP, ha affermato Obama, “coinvolgerà su più livelli i nostri agricoltori, i nostri allevatori e tutti i nostri produttori eliminando più di 18mila imposte che pesano sull’esportazione dei nostri prodotti nel mondo. Con più del 95% dei nostri clienti potenziali che vivono al di fuori dei nostri confini, non possiamo lasciare che Paesi come la Cina scrivano le regole dell’economia globale. Saremo noi a dover scrivere queste regole, i nostri prodotti avranno la possibilità di accedere a nuovi mercati, verranno garantiti elevati standard di protezione dei lavoratori e preservata la salute dell’ambiente”.

 

Non tutti al Congresso ovviamente la pensano come Obama, tanto tra gli alleati democratici quanto tra i repubblicani, più preoccupati a difendere gli interessi soprattutto delle lobby dei farmaci e del tabacco che presto dovranno fare i conti con la concorrenza dei marchi asiatici. Secondo il New York Times per Obama l’approvazione dell’accordo può rappresentare “la chiave di volta tanto della sua agenda economica per espandere le esportazioni, quanto della sua agenda politica estera per riequilibrare le relazioni con i Paesi in rapida crescita dell’Asia orientale, dopo anni di tensioni nei rapporti con il Medio Oriente e il Nord Africa”. Ma per vincere la partita del Congresso, sottolinea il quotidiano americano, il presidente dovrà assemblare una coalizione di parlamentari bipartisan. Non sarà un compito facile viste le critiche già mosse da esponenti di entrambi gli schieramenti.

 

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La posizione dei candidati alle presidenziali

A essere chiamati in causa sono anche i candidati alle presidenziali del 2016. Il repubblicano Donald J. Trump ha definito l’accordo “un terribile affare” sul suo profilo Twitter. Il senatore Bernie Sanders, candidato democratico, ha invece affermato che il TPP è una vittoria di Wall Street e delle altre grandi aziende americane e straniere, spiegando che esso causerà una perdita di posti di lavori e metterà a repentaglio la qualità dei prodotti che verranno acquistati dagli americani. Tra i democratici deve invece ancora uscire allo scoperto Hillary Clinton. Quando era segretario di Stato nella prima amministrazione Obama, la Clinton aveva spinto per l’accelerazione dei negoziati, salvo poi fare marcia indietro nel momento in cui ha annunciato la candidatura. Oltre che su Obama, i riflettori dei media americani saranno puntati anche su di lei. Nel clima sempre più elettorale che si respira da mesi negli USA, il resto può attendere. Compreso il confronto a distanza con la Cina.