TUNISIA -

USA, NATO, Germania e Francia pronte a sostenere Tunisi per fermare il passaggio di jihadisti al confine con la Libia

A police officer keeps watch near a cemetery where the bodies of soldiers and civilians who were killed during Monday's attack on army and police posts by Islamist fighters will be buried in the town of Ben Guerdan

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I fatti di Ben Guerdane, dove da inizio marzo in diverse occasioni si sono registrate infiltrazioni di gruppi di jihadisti dalla Libia, è una questione con cui il governo tunisino dovrà fare i conti ancora a lungo. Alla luce dell’instabilità della Libia, i provvedimenti annunciati nelle ultime settimane dalle autorità tunisine per fermare il continuo passaggio di miliziani da un lato all’altro dei confini tra i due Paesi potrebbero infatti rivelarsi insufficienti sul medio-lungo periodo.

 

I progetti in cantiere sono almeno tre: l’installazione di un sistema di monitoraggio elettronico, per la cui realizzazione mancherebbe soltanto la definizione del quadro giuridico necessario per avviare una cooperazione tra Tunisia, Germania e Stati Uniti; l’utilizzo di droni armati per il monitoraggio della frontiera, sempre con il contributo di Berlino e Washington; la costruzione di tre diversi livelli di trincee di difesa e barriere di sabbia tra Ras Jedir, città di confine sulla costa libica, e l’area di Dhiba, al confine sud della Tunisia.

 

La sicurezza delle frontiere che separano Tunisia e Libia sarà al centro di un vertice regionale di due giorni che inizierà a Tunisi il 21 marzo e che sarà diretto dal ministro degli Esteri tunisino Khemaies Jhinaoui. Anche la Francia e la NATO sono pronte a garantire il loro sostegno. Il 16 marzo il segretario dell’Alleanza Atlantica per gli Affari Politici e la Sicurezza, Thrasyvoulos Terry Stamatopoulos, in un colloquio avuto a Tunisi con il ministro della Difesa Farhat Horchani ha dato la disponibilità per rafforzare la cooperazione con la Tunisia in ambito militare.

 

Sostegni politici forti e investimenti ingenti dunque non mancano e, sulla carta, dovrebbero permettere alla Tunisia di non lasciarsi infettare in maniera capillare dalla minaccia jihadista. Eppure a Ben Guardane, così come in altre località della provincia meridionale di Medenine al confine con la Libia, sembrano in pochi a crederci. Per mandare un segnale forte alle popolazioni locali, lo scorso 13 marzo il primo ministro Habib Essid ha deciso di recarsi di persona proprio a Ben Guerdane. Qui ha annunciato l’avvio da parte del suo esecutivo di una serie di iniziative mirate a incentivare lo sviluppo economico e sociale dell’area.

 

In totale verranno investiti 120 milioni di dinari (oltre 50 milioni di euro). Tra le opere in programma vi sono la costruzione dell’autostrada Medenine-Ras Jedir, la realizzazione di alcuni impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, l’ammodernamento di equipaggiamenti medico-sanitari nell’ospedale di Ben Guerdane e altri progetti di riqualificazione della città.

 

Gli equilibri nel governo tunisino

Per mantenere anche solo parte di queste promesse, il premier Essid ha però bisogno di avere le spalle coperte da un governo forte. Ma il suo partito Nidaa Tounes, il cui leader è il presidente della Repubblica Beji Caid Hessebsi, non attraversa un momento semplice. Per scuotere il partito tre ministri del governo – Mahmoud Ben Romdhane (Affari Sociali), Néji Jalloul (Istruzione) e Said Aidi (Sanità) – hanno firmato nei giorni scorsi un appello per la rifondazione della formazione politica con l’obiettivo di rinsaldarne l’unità e ristrutturarne l’orientamento politico. Nel giro di pochi giorni hanno ottenuto l’appoggio di circa 60 membri del partito.

 

Tunisian Prime Minister Habib Essid delivers a speech at the Assembly of People's Representatives in Tunis

(Il premier tunisino Habib Essid)

 

I giornali tunisini non parlano apertamente di nuova corrente politica all’interno di Nidaa Tounes ma è possibile che questa presa di posizione possa scontrarsi con i piani del premier, il quale il 7 marzo aveva ricevuto a Cartagine il coordinatore generale del partito Ridha Belhaj, nominato di recente alla guida dell’ufficio politico. Essid spera che Ridha Belhaj, noto per le sue di negoziatore, riesca a tenere uniti tutti i “nidaisti”, compresi i dimissionari che hanno preferito seguire il progetto politico dell’ex segretario generale di Nidaa Tounes, Mohsen Marzouk.

 

Il primo ministro intende allargare l’area delle forze parlamentari che attualmente sostengono il suo governo, coinvolgendo anche i deputati dell’Unione Patriottica Libera (ULP) e quelli di Al Moubadara. Solo con una maggioranza forte Essid potrà garantirsi una permanenza al governo solida. E magari riuscire a dare concretezza a qualcuno dei proclami fatti per il rilancio economico e sociale delle aree tradizionalmente depresse della Tunisia, quelle al confine con la Libia dove la minaccia jihadista si sta facendo sempre più pressante.