TUNISIA -

Parigi e Washington aumentano gli aiuti militari destinati al governo di Tunisi. Basterà per porre un argine all’avanzata jihadista in Nord Africa?

A riot policeman and Tunisian Army soldiers guard near the French embassy in Tunis

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La posizione strategica nel Nord Africa e il suo ruolo fondamentale per contrastare il transito di jihadisti verso Libia ed Egitto, assegnano alla Tunisia un compito chiave nella lotta al terrorismo. L’Europa e gli Stati Uniti ne sono convinti e continuano a investire sulla sicurezza e sull’ammodernamento delle forze armate del Paese.

 

L’ultimo a recarsi a Tunisi è stato lo scorso 5 ottobre il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian. “La sicurezza della Tunisia è anche la sicurezza della Francia”, ha affermato Le Drian annunciando che l’Eliseo ha intenzione di quadruplicare gli aiuti militari destinati alla Tunisia, portandoli da 2,5 a 10 milioni di euro all’anno con l’obiettivo di contribuire a rendere più efficienti i suoi servizi di intelligence e per permettere al governo tunisino di creare un secondo battaglione di forze speciali.

A U.S. Army soldier aims his weapon inside a U.S. Army Black Hawk helicopter as they take part in a U.S.-South Korea joint live-fire military exercise at a training field in Pocheon(La Tunisia ha acquistato dagli USA elicotteri da trasporto Black Hawk)

 

Anche gli Stati Uniti si muovono in questa direzione. Tra il 2011 e il 2014, dopo la caduta del regime di Ben Ali, la Difesa americana stanzia in media 35 milioni di euro all’anno per la Tunisia e la cifra salirà a 88,5 milioni nel 2016. In cambio la Tunisia ha iniziato ad acquistare armi dagli USA: solo nel 2014 sono stati acquistati dodici tra aerei da combattimento ed elicotteri per il trasporto di truppe (modello Black Hawk) per una spesa totale di 700 milioni di dollari, oltre a sistemi di rilevazione di esplosivi, cinquantadue veicoli corazzati Humvee e un pattugliatore.

 

Italia e Germania puntano sulla Tunisia per avere una sponda in Nord Africa nel contrasto ai flussi migratori clandestini. Da vent’anni Roma collabora con Tunisi fornendole soprattutto pattugliatori, mentre Berlino nel luglio del 2015 ha fatto un investimento di 1,2 milioni di euro per dotare le forze di sicurezza tunisine di un sistema galleggiante per la manutenzione delle imbarcazioni, di cinque camion Unimog, di 3.000 caschi protettivi e di 700 occhiali a raggi infrarossi per la visione notturna.

U.S. President Obama shakes hands with Tunisia's President Essebsi in the Oval Office after their meeting at the White House in Washington(L’incontro tra Barack Obama e Beji Caid Essebsi a Washington il 21 maggio 2015)

 

Per la Tunisia, un Paese che dal raggiungimento dell’indipendenza ha destinato la maggior parte delle proprie risorse soprattutto nell’istruzione e nella sanità destinando un budget di soli 1.792 miliardi di dinari alla difesa, si tratta di aiuti importanti. Per riceverli, soprattutto nell’ultimo anno, il governo tunisino si è dovuto accreditare come un partner affidabile agli occhi della comunità internazionale. Nel maggio del 2015, in occasione della visita di Stato a Washington del presidente Beji Caid Essebsi, il Paese ha ricevuto dalla NATO il riconoscimento di Paese alleato in Africa nella lotta al terrorismo, avviando programmi di cooperazione militare con diversi Stati membri dell’Alleanza Atlantica e ricevendo finanziamenti per l’acquisto di armi e attrezzature.

 

I soldi, le armi e le buone intenzioni dunque non mancano. Basteranno per permettere alla Tunisia di tamponare l’avanzata jihadista nel Nord Africa?