TUNISIA -

Stanziati 550 milioni di dinari per equipaggiamenti alle forze armate e vigilianza lungo i confini. E intanto nello scandalo Panama Papers emerge una pista che conduce ad ambienti vicini ai gruppi jihadisti del Nord Africa

Soldiers patrol during a military operation to eliminate militants in a village some 50 km (31 miles) from the town of Ben Guerdane

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A margine di una conferenza organizzata il 7 aprile a Tunisi all’Istituto della Difesa Nazionale, il capo di governo Habib Essid ha annunciato che il governo ha disposto lo stanziamento di 550 milioni di dinari per la lotta al terrorismo. Di questi, almeno 380 milioni saranno utilizzati per acquistare nuovi e più moderni equipaggiamenti destinati ai militari delle forze armate. Un supplemento di 90 milioni di dinari è stato invece assegnato ai controlli doganali con l’obiettivo di fermare il passaggio di jihadisti e merci di contrabbando dai Paesi limitrofi, principalmente dalla Libia.

 

Nelle operazioni di contrasto di cellule jihadiste, il governatorato di Kasserine, situato nella parte centro-occidentale del Paese, si conferma una delle aree più calde. L’esercito, coadiuvato da agenti delle forze di sicurezza locali, ha effettuato diversi rastrellamenti negli ultimi giorni soprattutto nella zona di Ain Zayane, nella città di Sbiba, dove è stato fermato un gruppo di uomini armati accusati di aver ucciso una donna. Un altro terrorista è stato eliminato il 7 aprile nel villaggio di Sakiet Sidi Youssef, nel governatorato di Kef, nella parte nord-occidentale della Tunisia.

 

Tunisian soldiers and police patrol the area of  Mount Salloum near Algeria's  border  in Kasserine

(Un blitz delle forze di sicurezza tunisine a Kasserine) 

 

Lo scandalo Panama Papers

Un’altra pista seguita dalle forze di sicurezza tunisina nell’azione di contrasto al terrorismo potrebbe invece emergere dallo scandalo Panama Papers, emerso recentemente da una fuga di notizie riservate in possesso dello studio legale panamense Mossack-Fonseca che ha scoperchiato il tappo su un’evasione fiscale di massa e che vede coinvolti a livello mondiale leader politici, uomini d’affari, società e banche, accusati di aver utilizzato la copertura garantita dallo studio legale per nascondere i soldi alle amministrazioni fiscali nazionali.

 

Gli inquirenti tunisini non escludono la possibilità che anche gruppi jihadisti, compreso lo Stato Islamico e le sue affiliazioni in Nord Africa, possano aver sfruttato i canali dell’offshore panamense per finanziare le proprie attività. Nel mirino è finito Abou Iyadh, uno dei principali terroristi ricercati in Tunisia, considerato la mente degli attentati al Museo del Bardo e alla spiaggia di Sousse. A confermare questo collegamento sarebbero più elementi. In alcuni covi di jihadisti collegati ad Abou Iyadh sono infatti state scoperte ingenti quantità di armi, spesso sofisticate e costose, e sequestrate notevoli somme di denaro in euro o dollari. Inoltre, Iyadh in persona dal suo rifugio in Libia negli ultimi mesi avrebbe continuato a far arrivare fondi a gruppi di terroristi tunisini.

 

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(Abou Iyadh, foto Il Giornale)

 

Il ministero della Giustizia tunisino ha aperto un’inchiesta sulla possibile implicazione in Panama Papers non solo di Abou Iyadh  ma anche di uomini d’affari e politici. E presto nella rete dello scandalo potrebbero rimanere impigliate anche ONG tunisine utilizzate come copertura per finanziare il terrorismo.