TURCHIA -

Le ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale rappresentano il nuovo bacino di reclutamento dei jihadisti affiliati allo Stato Islamico. È da quest’area che secondo i servizi segreti turchi proviene l’attentatore di Istanbul

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di Priscilla Inzerilli

L’artefice dell’attacco terroristico al nightclub Reina, simbolo della Istanbul laica e “occidentale”, che nella notte di capodanno ha causato la morte di 39 persone (per lo più cittadini stranieri), è stato identificato dai servizi di intelligence turchi in Abdulkadir Masharipov, un trentaquattrenne originario dell’Uzbekistan, conosciuto anche con il nome in codice di Ebu Muhammed Horasani. Secondo le forze di sicurezza turche l’uomo si nasconderebbe ancora da qualche parte a Istanbul.

 

Se è vero che permangono ancora alcuni fattori di incertezza riguardo l’identità dell’attentatore – le indagini si erano inizialmente concentrate sul cittadino kirghiso Iakhe Mashrapov e, in seguito, sulla pista che conduceva al fondamentalismo uiguro – secondo quanto affermato da Cevdet Öneş, ex vice capo del MIT (l’agenzia di intelligence nazionale turca), non ci sarebbe invece alcun dubbio sul fatto che non si tratti di un lupo solitario, ma di un combattente ben addestrato proveniente dalla galassia jihadista delle repubbliche centro-asiatiche.

 

 

Abdulkadir_Masharipov

 

Come è stato confermato da alcuni testimoni, infatti, il killer ha agito come un cecchino professionista, neutralizzando rapidamente la sorveglianza all’esterno del locale, portando a segno ogni colpo con estrema precisione e, infine, dileguandosi con destrezza dopo essersi cambiato di abito e aver ripulito l’arma. Inoltre, sempre secondo quanto dichiarato da Cevdet Öneş al quotidiano turco Hurriyet, l’attentatore avrebbe beneficiato di un “appoggio” all’interno del nightclub.

 

Come già accaduto in precedenza con l’area del Sud-Est asiatico, i riflettori mediatici si stanno concentrando ora sulla “polveriera” dell’Asia Centrale, un ricco bacino di reclutamento per lo Stato Islamico, che comprende le ex repubbliche sovietiche a maggioranza islamica di ramo sunnita come il Kazakistan, l’Uzbekistan, il Kirghizistan, il Turkmenistan e il Tagikistan. Un’area che si estende sino a lambire i confini della Cina – che deve far fronte all’indipendentismo della minoranza dei musulmani uiguri – e dell’Afghanistan.

 

ISTANBUL_ATTENTATO_ISIS

 

Il fondamentalismo islamico in questi territori non rappresenta una novità recente. È proprio dai campi di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan, infatti, che tra gli anni Settanta e Ottanta fuoriuscivano i combattenti provenienti dall’Asia Centrale e da altri Paesi di influenza sovietica.

 

La maggior parte di questi combattenti – il cui numero oscilla tra i 1.400 e i 4.000 a seconda delle fonti – provengono da Paesi di lingua turcofona e una volta raggiunta la Turchia, insieme alle rispettive famiglie, riesce a integrarsi senza troppa difficoltà. Sempre secondo l’ex ufficiale dell’intelligence Öneş, “esiste un gran numero di cellule dormienti dello Stato Islamico in tutta la Turchia”.

 

ISIS ASIA

 

L’escalation di attentati terroristici in Turchia, iniziata nel 2015 e culminati con l’azione di Masharipov, rappresenterebbe dunque la punta dell’iceberg di una più ampia strategia dell’ISIS atta a destabilizzare il Paese e a stimolare allo stesso tempo il sottobosco del radicalismo islamico in Asia Centrale.