URUGUAY -

Il nuovo presidente Vazquez non ha sperperato l’eredità lasciata da Mujica. Economia in crescita e politiche sociali all’avanguardia, ma sulla liberalizzazione delle droghe i rischi non mancano

Vazquez, Presidential candidate for the ruling Frente Amplio, displays an Uruguayan flag after giving a speech to supporters in Montevideo

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di Maria Zuppello

Finita nel 2015 il mandato alla guida del Paese di José Mujica, il “presidente più povero del mondo” come era stato ribattezzato dai media internazionali, l’Uruguay non ha interrotto il suo percorso di crescita anche sotto la presidenza di Tabaré Vazquez. Non sono più i tempi dell’“innamoramento” con la stampa internazionale, complice il carisma dell’ex presidente, ma i numeri dicono che l’economia uruguayana continua a migliorare seppur solo dell’1% all’anno.

 

Mentre gli altri Paesi dell’area latino-americana arrancano con le loro economie in crisi – prime fra tutte quelle di Venezuela, Brasile e Argentina – la strada sembra essere più agevole per quella che ancora oggi è considerata “la Svizzera” del continente, in virtù della grande facilità di aprire conti bancari anche per i non residenti.

 

Economia, lotta alla corruzione e democrazia

Secondo i dati più recenti diffusi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, l’Uruguay rimane infatti il Paese del Sud America con il maggior reddito pro capite.

 

Uruguay's President Jose Mujica waves as he leaves the Itamaraty Palce after the 6th BRICS summit and the Union of South American Nations (UNASUR) in Brasilia

(L’ex presidente dell’Uruguay José Mujica)

 

Anche sul piano della corruzione, un vero flagello per i Paesi latinoamericani, per Transparency International l’Uruguay si colloca nella fascia degli Stati del primo mondo. Nel 2016 era al ventunesimo posto, appena dietro al Giappone e di due posizioni davanti alla Francia.

 

Per ciò che concerne invece l’indice di democrazia, elaborato dal The Economist intelligence unit e riferito sempre al 2016, l’Uruguay supera addirittura gli Stati Uniti, esempio di una “democrazia piena” rispetto alla “democrazia imperfetta” americana.

 

Politiche sociali

E ancora. Il Paese risulta progredito nell’uso delle fonti energetiche alternative e nei ranking internazionali educativi del PISA (Program for International Student Assessment). L’eredità di Mujica non è stata tradita anche per ciò che riguarda le politiche sociali. L’aborto è legale (cosa rarissima in America Latina), la marijuana è liberalizzata e i matrimoni omosessuali consentiti.

 

Elected President Tabare Vazquez gestures during a celebration rally in Montevideo after knowing the results of a runoff election

(Il presidente dell’Uruguay Tabaré Vazquez)

 

Che il Paese sia ormai diventato un punto di riferimento per tutto il Continente lo dimostra lo stop annunciato dal governo – fino al gennaio 2018 – della concessione dei visti permanenti agli stranieri che vogliono stabilirsi nel Paese. Un blocco forzato. Se nel 2014 i visti concessi erano stati infatti solo 613, nel 2016 sono arrivati a 8.098, sintomo di un interesse crescente nei confronti dell’Uruguay.

 

La liberalizzazione delle droghe leggere

Anche questo Paese, ovviamente, ha i suoi problemi. Secondo l’International Narcotics Control Board, agenzia dell’ONU, a Montevideo è infatti in aumento l’uso di cocaina tra i liceali, mentre il 9,3% della popolazione nazionale fa uso regolarmente di cannabis. Mercato questo che, fino a che la legge sul tema non sarà ben regolamentata e la cannabis non verrà venduta nelle farmacie, rischia di finire sotto il controllo dei gruppi criminali organizzati.

 

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Insomma, la tanto osannata legge sulla marijuana voluta da Mujica, considerata da molti media del mainstream un modello da seguire, mostra tutti i suoi limiti e inadeguatezze, facendo vedere quanto il tema della liberalizzazione delle droghe leggere sia ancora molto difficile da gestire a livello politico.

 

Su questi argomenti, e più in generale sulla politica internazionale, dal maggio scorso l’Uruguay ha la possibilità di incidere maggiormente presiedendo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i temi in agenda, rispetto a cui la vocazione pacifista del paese potrà dare un importante contributo, ci sono la lotta al terrorismo, la guerra contro il narcotraffico, l’accoglienza dei profughi e la protezione dei civili nei conflitti armati.