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Oltre alla favorita Hillary Clinton, Martin O’Malley ed Elizabeth Warren insidiano il suo primato nel partito dell’asinello. Lo scontro principale verterà sulle banche e sulle politiche economiche

The Goldman Sachs logo is displayed on a post above the floor of the New York Stock Exchange

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di Tersite

 

Nel marzo scorso l’ex governatore del Maryland, Martin O’Malley, intenzionato a candidarsi alle primarie del Partito Democratico, è finito sulle prime pagine dei giornali per il suo aperto sostegno alla reintroduzione della legge Glass-Steagall, ovvero la legge bancaria varata dopo la Grande Crisi del 1929 per imporre la separazione tra banche di risparmio e banche d’affari (cioè per salvaguardare i risparmi dalla speculazione finanziaria). O’Malley ha dato maggior peso alla propria candidatura aggiungendo alla Glass-Steagall anche i temi sulla responsabilità nelle attività finanziarie, l’aumento dei salari (oggi la paga oraria media USA è di 10 dollari) e degli investimenti in ricerca e sviluppo.

 

Former Maryland Governor Martin O'Malley (D) addresses the International Association of Firefighters delegates at IAFF Presidential Forum

 

(Martin O’Malley)

Il 15 aprile, anche la senatrice democratica Elizabeth Warren – economista e già a capo della commissione di supervisione istituita dal Congresso USA per i programmi di stabilizzazione economica dopo la crisi del 2008 – ha rilanciato il tema della reintroduzione della Glass-Steagall in una conferenza al Levy Institute di Washington, richiamando l’attenzione sull’impellenza di “una netta separazione tra gli istituti di credito che raccolgono il risparmio e le banche d’affari […] cosicché le banche non possano più usare depositi garantiti dal governo per speculazioni ad alto rischio”. La senatrice ha inoltre sottolineato la necessità di ridurre il numero delle grandi banche, come previsto dalla proposta di legge 21st Century Steagall- Glass Act, di cui è co-firmataria.

La Warren, per le cariche accumulate e i ruoli strategici ricoperti, ha un alto profilo pubblico, che sinora ha speso in gran parte per garantire la tutela di cittadini e risparmiatori nelle attività finanziarie. Sua è stata, ad esempio, la spinta alla creazione di una apposita Authority Federale (Consumer Financial Protection Bureau). Più volte inserita dalla rivista Time tra le 100 persone più influenti al mondo, Elizabeth Warren gode di molta fama anche per aver consentito al partito democratico di riconquistare il seggio senatoriale del Massachusetts, per lungo tempo appannaggio di Ted Kennedy. Anche per questo, è stata inserita di diritto come uno dei candidati democratici in lizza per le elezioni presidenziali del 2016.

 

Senator Warren waves at the BlueGreen Alliance Foundation's 2015 Good Jobs, Green Jobs Conference

(Elizabeth Warren)

Sia O’Malley che la Warren sarebbero quindi rivali di Hillary Clinton nella corsa alla nomination. Ragion per cui molti commentatori, cui si è aggiunta anche l’American Bankers Association, ritengono che anche la Clinton potrebbe assumere una posizione dura con le banche, per non scatenare una battaglia con la senatrice Warren e togliere così un’arma a suoi concorrenti interni nella corsa alla nomination presidenziale.

 

Le mosse di Hillary e la sua squadra di governo

 

Ciò nonostante, non si diventa presidenti degli Stati Uniti senza scendere a patti con le grandi banche. Proprio il marito di Hillary, il presidente Bill Clinton, è stato l’artefice della soppressione del Glass-Steagall Act (con la legge di liberalizzazione Dodd-Frank) su richiesta delle banche. La storia ci racconta che poi, invece del roseo futuro promesso dalle banche per ottenere quella abrogazione, è arrivata la crisi che ancora tiene in ginocchio l’economia occidentale.

C’è da aspettarsi dunque che la Clinton confonderà le acque sul problema del controllo delle grandi banche, e punterà tutto sui pericoli mondiali per gli USA, sfruttando con ciò la sua maggiore esperienza politica. Anche se essere First Lady non è un gran precedente, potrà mettere sul piatto i quattro anni da Segretario di Stato.

 

Vista la sua squadra elettorale che si è scelta, tutto farà tranne che perorare il ripristino della Glass-Steagall, pure se fortemente voluto da economisti, associazioni, osservatori e con un vasta corrispondenza popolare. L’esperto di finanza della sua campagna elettorale è infatti Gary Gensler, nominato sottosegretario al Tesoro da Bill Clinton, dopo essere stato per 18 anni dirigente della banca d’investimento Goldman Sachs. E nel 1999, proprio Gensler fu uno dei sostenitori dell’abrogazione della Glass-Steagall, così come ha contribuito a redigere la Dodd-Frank, che ha consentito alle grandi banche d’affari (e, in primis, proprio alla Goldman Sachs) di mettere le mani per le proprie speculazioni sui risparmi delle banche commerciali, arrivando alla crisi finanziaria del 2008 dopo nove anni di libera e incontrollata speculazione.

 

Sunset at the U.S. Capitol in Washington

(Capitol Hill)

Mentre a dirigere la campagna vi è quel John Podesta, già lobbista di peso a Washington (tra i cui clienti figura la Bank of America, seconda grande banca del Paese) che, in qualità di capo dello staff alla Casa Bianca, svolse a sua volta un ruolo determinante, assieme al Segretario al Tesoro Robert Rubin, nel far sì che Bill Clinton abrogasse la Glass-Steagall.

 

 

Il ruolo della Goldman Sachs e le “revolving doors”

 

 

La Goldman Sachs è la più attiva banca d’affari mondiale, con asset per ben 860 miliardi di dollari. Contribuisce generosamente alle campagne dei candidati alla presidenza e, secondo il Washington Examiner, è stata il principale contribuente nella scorsa campagna elettorale di Barack Obama. Più volte, i suoi alti dirigenti hanno ricoperto la carica di Segretario al Tesoro, cioè la “cassa” degli Stati Uniti, e di altre importanti cariche nell’amministrazione finanziaria. Questo ha generato, per via del loro andirivieni tra banca a amministrazione e per l’alto numero di suoi funzionari nei più svariati posti di comando, il tanto criticato fenomeno delle Revolving Doors o quello chiamato direttamente “government Sachs”.

 

Suoi dirigenti di svariate nazionalità sono giunti anche oltreoceano, posizionandosi alla guida dei più grandi istituti di credito, comprese le banche centrali, così come alla guida di governi. Ad esempio, il presidente della BCE e quello della Banca d’Inghilterra, le due più importanti istituzioni finanziarie europee.

 

Former U.S. Secretary of State Hillary Clinton is applauded by her husband former U.S. President Bill Clinton at the 37th Harkin Steak Fry in Indianola

(Clinton Family)

Suo dirigente era il già citato Segretario al Tesoro che perorò con Clinton l’abrogazione della Glass-Steagall. E suo dirigente era anche l’altro Segretario al Tesoro, Paul Paulson, che gestì l’avvio della crisi dei mutui sub-prime in evidente conflitto d’interessi, dato che vi era largamente coinvolta proprio la Goldman Sachs (la banca aveva dato per sicuri gli investimenti speculativi fino a un giorno prima che la crisi scoppiasse con il fallimento della Lehamn Brothers, e aveva piazzato suoi credit swap speculativi per miliardi di dollari nel portafoglio della AIG, American International Group, l’assicurazione che con il proprio fallimento ampliò esponenzialmente l’effetto a catena della crisi).

 

Per non dire, giungendo all’attualità, che la Goldman Sachs ha consigliato dal 1998 al 2009 il governo greco su come camuffare i conti, finendo poi per creare falsi attivi con l’offerta, anche in questo caso, di credit default swap, mentre a guidare l’Agenzia di Gestione del Debito Pubblico vi era un altro suo ex funzionario.

 

Si può insomma dubitare che Hillary Clinton faccia sua la richiesta di controllo e limitazione delle grandi banche, perorata invece dai rivali democratici, Martin O’Malley e Elizabeth Warren. Proprio per questo, molto probabilmente, avrà la nomination democratica.