STATI UNITI D'AMERICA -

Lanciati dalla navi nel Mediterraneo 59 missili tomahawk. Dura la reazione di Mosca: "è un’aggressione". Il presidente mostra i muscoli di fronte all'ospite cinese Xi Jinping, in America per uno storico colloquio diplomatico

MIDEAST-CRISIS/SYRIA

Vai alla scheda paese Commenta l'articolo (2)

di Luciano Tirinnanzi

In realtà non se n’era mai andata. Washington è sempre stato dietro le quinte del conflitto siro-iracheno, ma certo il cambio di passo della nuova amministrazione segna un punto di svolta. Dopo che nell’agosto 2013 Barack Obama minacciò il governo siriano che non avrebbe tollerato un attacco chimico e che, passata quella “red line”, il Pentagono avrebbe attaccato senza indugi il regime, l’avvertimento finì in un nulla di fatto e la guerra proseguì con la consapevolezza del regime siriano che gli americani non sarebbero stati un ostacolo.

 

SIRIA ATTACCO USA

 

Così fu, e Assad ebbe mano libera nel continuare a muovere guerra alle fazioni ribelli con l’aiuto di Mosca, sopraggiunta in forze nell’ottobre del 2015 per puntellare il governo e impedire il crollo del regime.

 

Oggi la musica è cambiata. Dopo l’attacco chimico delle forze siriane sopra un villaggio della provincia di Idlib del 5 aprile, il presidente americano Donald Trump ha avvertito Damasco: «non tollereremo l’attacco chimico, qualcosa faremo…». Meno di ventiquattrore dopo, ecco che i cacciatorpediniere Porter e Ross schierati nel Mediterraneo sono partiti almeno 59 missili tomahawk (un’enormità rispetto all’obiettivo), che hanno colpito postazioni delle forze armate siriane.

 

Per la precisione, la base aerea di Al Shayrat dalla quale sarebbero partiti i jet che hanno bombardato con le armi chimiche Idlib. Quella decisa dal Pentagono è una vera e propria punizione, che ha il duplice scopo di chiarire al mondo che gli Stati Uniti sono tornati a essere la superpotenza che tutti ricordano e al contempo di mostrare all’opinione pubblica americana che il presidente non scherza e che, a differenza di Obama, lui mantiene le promesse.

 

Schermata 2017-04-07 alle 09.26.02

 

Ma soprattutto, la mossa di Donald Trump è un abile stratagemma per allontanare le accuse di complicità con la Russia, che non ha affatto gradito la pioggia di missili contro il suo alleato, definendo l’episodio «un’aggressione». Accuse che stanno facendo traballare la sua amministrazione.

 

Come sa ogni presidente americano, infatti, l’opzione bellica quando una presidenza è in difficoltà può rappresentare un più che efficace toccasana per allontanare le polemiche, ricompattare l’opinione pubblica, smorzare le opposizioni interne al partito e trascinare dalla propria parte il Congresso.

 

In questo senso, Trump si era già espresso nei riguardi della Corea del Nord: «Se la Cina non risolverà il problema, lo faremo noi» aveva affermato nel primo weekend di aprile in merito alla minaccia nucleare di Pyongyang. Assetato di risultati, il presidente ha trovato in Damasco la sua vittima sacrificale.

 

Schermata 2017-04-07 alle 09.11.21

 

Si aggiunga che l’annuncio arriva mentre è in corso il vertice di Mar-a-lago tra lo stesso Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Dunque, il presidente americano porta in dote al suo omologo una prova muscolare degna della fama di superpotenza. Un timing perfetto che indente mettere in difficoltà o quantomeno in soggezione l’ospite più importante che Donald Trump potesse ricevere.

 

Resta da capire, dopo l’improvvisa “inversione a U” dell’amministrazione Trump sul ruolo e sulle alleanze americane in Siria, cosa accadrà adesso. Il presidente non si sbilancia: «Non sono serviti anni di tentativi per indurre Assad a cambiare atteggiamento. E’ stato un fallimento e un fallimento molto drammatico. Il risultato è che la crisi dei rifugiati continua ad aggravarsi e le regione continua a destabilizzarsi, minacciando gli Stati Uniti e i suoi alleati. Questa sera faccio appello a tutte le nazioni civilizzate a porre fine alle stragi e allo spargimento di sangue in Siria e a porre fine al terrorismo di ogni tipo».

 

Volutamente criptico, Trump adesso dovrà gestire le relazioni con Mosca, che potrebbero risentire di questo atto di guerra solo fino a un certo punto. Il presidente, infatti, per non incorrere in incidenti diplomatici e non umiliare il Cremlino ha ordinato ai suoi generali di avvisare preventivamente i russi, utilizzando il canale di comunicazione riservato alle emergenze, al fine di evitare di colpirli. Un segnale, se non distensivo, necessario a chiarire le intenzioni di Washington. Che se, al momento, hanno il sapore della propaganda, dovranno inevitabilmente condurre a un cambio dello status quo in Siria.

  • Giuseppe Orlando

    L’articolo e` scritto benissimo chiaro e capibile per tutti. :-)

    Come faccio per seguire i suoi articoli?
    C`e` una Newsletter dove mi posso iscrivere?

    • http://www.lookoutnews.it/ LookoutNews

      Può leggere i nostri articoli di approfondimento tutti i giorni sul nostro sito. Inoltre può tenersi aggiornato seguendo le nostre pagine Facebook, LinkedIn e Twitter.

      Grazie!